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«La scuola resta una priorità» Il governo: quando possibile torneranno tutti in presenza

Giuseppe Conte mette in stand-by la scuola. Non anticipa cosa deciderà il governo sul ritorno degli alunni delle Superiori in classe a inizio dicembre. E rimette la decisione a quale sarà l'andamento dell'epidemia quando l'esecutivo, il 4 dicembre, sarà chiamato a scrivere il nuovo Dpcm

23/11/2020
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Il Messaggero

Giuseppe Conte mette in stand-by la scuola. Non anticipa cosa deciderà il governo sul ritorno degli alunni delle Superiori in classe a inizio dicembre. E rimette la decisione a quale sarà l'andamento dell'epidemia quando l'esecutivo, il 4 dicembre, sarà chiamato a scrivere il nuovo Dpcm: «Non appena avremo pienamente riportato sotto controllo la curva epidemiologica interverremo per ripristinare la didattica in presenza nelle scuole», fa filtrare Conte. E aggiunge: «Per il governo rimane prioritario consentire agli studenti che sono passati alla modalità didattica a distanza di poter recuperare al più presto la ricchezza di una offerta didattica incentrata sulla interrelazione personale tra docenti e alunni e degli alunni tra loro».
Da Palazzo Chigi non danno ulteriori dettagli. A precisa domanda, le scuole superiori a dicembre riapriranno? La risposta è: «Appena ci saranno le condizioni, appena la curva sarà pienamente sotto controllo». Una posizione condivisa dal ministro della Salute Roberto Speranza che, al pari di Conte, ritiene la «scuola una priorità». E fa sapere che nell'esecutivo non si è ancora discusso del ritorno della didattica in presenza a dicembre.
LA BATTAGLIA DI AZZOLINAChi spinge per la riapertura completa degli istituti scolastici è, come sempre, la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. Ma è un corsa contro il tempo, considerato che incombono le vacanze di Natale fissate dal calendario scolastico tra il 23-24 dicembre e il 5-6 gennaio, a seconda delle Regioni. In più nell'esecutivo c'è chi consiglia cautela, e Conte e Speranza condividono questa impostazione, ritenendo che la precedenza debba essere garantita alle attività commerciali favorendo lo shopping natalizio. E che non è ancora il momento per caricare la rete di trasporto con gli studenti. 
Sullo sfondo si intravede una polemica (anche Matteo Renzi è per la riapertura) che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio cerca di stoppare: «Strumentalizzare la scuola è da irresponsabili. Non si può trasformare la scuola in un campo di battaglia, bisogna agire con serietà. La ministra Azzolina ce la sta mettendo tutta per garantire il regolare svolgimento delle lezioni. Ed è premura di tutto il MoVimento 5 Stelle far riaprire le scuole, in totale sicurezza e rispettando le norme anti-Covid, non appena ci saranno le condizioni».
Le difficoltà pratiche non mancano, visto che anche oggi si susseguono le decisioni di sindaci costretti a chiudere perfino asili e primarie a causa dei contagi. Azzolina però non demorde: «L'unica cosa per me scontata è che siano tutti d'accordo, e che tutti collaborino, per riportare quanto prima in classe studentesse e studenti che al momento stanno facendo didattica digitale a distanza. Io sto lavorando per questo». Anche nella convinzione - fanno sapere dal ministero dell'Istruzione - espressa con chiarezza in questi giorni pure dal Comitato tecnico scientifico, dal ministero della Salute e dall'Oms, che «una chiusura prolungata delle scuole possa produrre un impatto negativo sui nostri studenti, dal punto di vista psicologico e della dispersione scolastica».
Lo stesso coordinatore del Cts Agostino Miozzo ribadisce che la scuola «deve essere una priorità», anzi il primo tema al centro del dibattito politico sulle riaperture: «Anche perché», spiega, «nelle scuole la situazione è molto controllata, si usano le mascherine, il distanziamento, si lavano le mani, etc». E ricorda come anche altri Paesi europei (Francia, Germania e Gran Bretagna) abbiano dato «indicazioni rigorose per il mantenimento dell'apertura delle scuole». 
A.Gen.


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