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La scuola parte in salita pochi prof, caos sostegno

circa 25 mila posti vacanti del personale docente non verranno occupati dalle immissioni in ruolo, soprattutto al nord perché mancano i candidati da portare in classe.

11/09/2018
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Il Messaggero

Prima campanella per gli studenti, primo sciopero per i docenti. Sono già pronti a mobilitarsi infatti gli insegnanti della scuola, sul piede di guerra per assunzioni che non procedono e per il precariato che non trova vie di uscita. Inizia così l'anno scolastico, con una protesta nazionale ancora prima che la scuola abbia davvero inizio in tutte le regioni. E così oggi, in concomitanza con l'avvio dei lavori alla Camera per la discussione dei nuovi emendamenti salva-precari inseriti nel decreto Milleproroghe, il sindacato Anief lancia lo sciopero e porta i precari a Montecitorio.
CATTEDRE VUOTEIl nuovo anno inizia quindi con il blocco della didattica eppure, secondo i piani del ministero dell'istruzione, sarebbe dovuto iniziare con oltre 57 mila docenti immessi in ruolo. Il decreto firmato dal ministro Bussetti prevedeva 57.322 docenti, tra cui circa 44 mila posti comuni e 13 mila di sostegno, a cui si aggiungono 9.838 ata, vale a dire il personale ausiliario, tecnico e amministrativi, e 212 presidi. Sulla carta si trattava di una buona infornata di neoassunti, che però nella pratica stenta a decollare: circa 25 mila posti vacanti del personale docente non verranno occupati dalle immissioni in ruolo, soprattutto al nord perché mancano i candidati da portare in classe. Un paradosso apparentemente inspiegabile. In realtà è già noto da anni agli addetti ai lavori che mancano all'appello soprattutto docenti di sostegno, di matematica e di lingua spagnola. In varie province sono esaurite anche le graduatorie di lettere. Ma i docenti abilitati non sono presenti nelle graduatorie ad esaurimento da cui si assume, restano invece nelle graduatorie di istituto e devono necessariamente passare per il concorso. Se in cattedra non ci sono docenti, negli uffici di presidenza mancano anche dirigenti scolastici e direttori amministrativi: le scuole di fatto sono senza vertici a cui le famiglie e tutto il personale possono fare riferimento: a oggi nelle circa 8.000 istituzioni scolastiche ci sono 6.792 presidi in servizio e ben 1.189 posti vacanti, i presidi reggenti sono 1.748. La reggenza serve a tamponare una situazione di emergenza ma non risolve il problema: significa infatti che un preside di ruolo in una scuola prende sulle sue spalle, in reggenza quindi, un'altra scuola. E questo può voler dire dirigere anche cinque scuole diverse, tra sedi principali e succursali, con casi limite dove si è arrivati ad avere 19 scuole da dirigere. Stessa carenza anche per i Dsga, i direttori amministrativi: nelle circa 8.000 scuole ne mancano circa 2400. In questo caso non ci sono neanche le reggenze.
MESSA IN SICUREZZAIntanto, sullo sfondo c'è l'edilizia scolastica da controllare: il ministro Bussetti ha sbloccato oltre un miliardo di euro per gli interventi, semplificherà le procedure per l'assegnazione agli enti locali delle risorse per la messa in sicurezza delle scuole e soprattutto punterà sull'aggiornamento in tempo reale e il miglioramento dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica, per pubblicare i dati visibili anche alle famiglie. E il Codacons denuncia: «Solo il 5% delle scuole è stato adeguato dal punto di vista sismico e il 58% non è a norma neanche sulla normativa antincendio. Degli istituti situati in zona sismica solo un quarto ha l'agibilità statica, poco meno della metà il collaudo. Ben pochi gli edifici su cui sono stati effettuati interventi di miglioramento e adeguamento sismico: la media nazionale è rispettivamente del 12% e del 7%. Molto indietro il Lazio con il 3% e la Campania con il 6% di scuole migliorate sismicamente e 4% adeguate».
Lorena Loiacono 


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