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La scuola finlandese Fino ai 18 anni gratis e obbligatoria

Il governo della giovane premier Sanna Marin ha varato la riforma della Costituzione “Molti benefici futuri”

19/12/2020
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la Repubblica

Andrea Tarquini

 Governata dalla giovanissima premier socialdemocratica Sanna Marin e dalla sua coalizione di larghe intese tutta al femminile, la Finlandia che ha rotto il “tetto di cristallo” vara una rivoluzione pacifica dopo l’altra. Anche mentre affronta con estrema serietà l’emergenza del Coronavirus. Ha appena varato una legge che estende la scuola dell’obbligo fino a 18 anni di età, e la rende completamente gratuita per tutti. Tutto iscritto in un emendamento costituzionale. Idea in parte venuta dalla giovanissima Li Andersson, ministra della pubblica istruzione, leader della sinistra radicale (Vasemmistoliitto) e virtuale numero due del potere.

Non è facile perfezionare e rendere socialmente ancora piú giusto un sistema scolastico già giudicato dalle Nazioni Unite probabilmente il migliore del mondo, mentre affronti altre tre sfide. Quella dei populisti- sovranisti del partito dei “Veri finlandesi”, il Coronavirus e la minaccia del riarmo e delle quotidiane provocazioni militari della Russia di Putin. Ma Sanna Marin e Li Andersson hanno voluto dare l’esempio.

Funzionerà così. L’età dalla quale sarà consentito lasciare la scuola dell’obbligo salirà subito da 16 a 18 anni. Fino ai 18 anni, si dovrà studiare, non lavorare. Tutto, inclusi i costosissimi e ottimi libri di testo per ogni materia, saranno completamente gratuiti. Le riforme costano, ma poi portano a ritorni positivi di ogni genere, finanziari, macroeconomici e sociali, dicono i consiglieri di Sanna Marin. L’obiettivo dichiarato della giovane premier è di combattere così le tendenze alla marginalizzazione e all’automarginalizzazione che colpiscono i giovani anche nel civile e prospero paese dei mille laghi. E insieme, aiutare le famiglie meno abbienti con figli, sgravandole dai proibitivi costi di libri di testo o di corsi di apprendistato giovanile.

Non mancano critiche, nel vivace dibattito a Helsinki. L’opposizione democratica, cioè il Kookomus, Partito di coalizione nazionale, obietta che sarebbe più urgente spendere di più per le scuole primarie, perché dalle scuole primarie i bimbi escono con livelli di preparazione troppo scarsi per poter riuscire a completare il ciclo di studi regolarmente a 18 anni. Obiezioni simili vengono dagli insegnanti.

Il sistema scolastico finlandese comunque è già rivoluzionario per il suo concetto di flessibilità: in ginnasi e licei non esistono più da anni rigide classi, bensì gruppi di studio di studenti creati in negoziato tra docenti e giovani a seconda delle materie in cui ragazze e ragazzi si mostrano più o meno dotati o capaci o interessati.

Resta il fatto che la scuola dell’obbligo fino a 18 anni, realizzata davvero e non solo sulla carta, è un caso raro nel mondo: esiste in Israele, a Taiwan, e in Germania ma coi libri di testo a pagamento e spesso classi sovraffollate. Persino nel resto della Nordic community, paesi più ricchi della Finlandia come Svezia e Norvegia hanno l’istruzione obbligatoria solo fino al sedicesimo anno di età. Vedremo se Stoccolma e Oslo, o magari altri paesi europei, vorranno o no seguire l’esempio della “Repubblica delle donne” di Sanna Marin.


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