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La scuola che divide gli studenti per ceto "Qui l’alta borghesia, lì i figli delle colf"

Roma, il sito di un istituto elenca le classi sociali degli studenti L’ira della ministra Azzolina, poi dalla pagina web sparisce il passaggio incriminato. Ma ora la preside rischia

16/01/2020
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la Repubblica

Lorenzo D'Albergo

 Le aule per i ricchi, quelle per la loro servitù e le classi per i ceti medi e bassi. L’ascensore sociale della pubblica istruzione si è fermato di colpo tra Monte Mario e via Cortina d’Ampezzo, inceppandosi nel quadrante Nord della capitale. Lì, prima di finire nella bufera ed essere costretto a correre ai ripari, l’istituto comprensivo di via Trionfale presentava così la sua offerta didattica: «La sede centrale e il plesso di via Taverna — si legge nella presentazione pubblicata in rete sin dal 2011 — accolgono appartenenti a famiglie del ceto medio-alto». Quindi il secondo plesso, quello di via Astarotti, «situato nel quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana». L’ultima sede, in via Vallombrosa, «accoglie, invece, alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia e i figli dei lavoratori occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti e simili)».

La divisione per estrazione sociale pubblicizzata sul web dalla scuola che accoglie centinaia di alunni delle elementari e delle medie ha subito fatto il giro della rete. Secca smentita al principio d’inclusione, dalle pagine di Leggo lo sbilenco tentativo dell’istituto di aggiungere una lettura sociologica del territorio al consueto set di indirizzi e contatti utili è finito direttamente sulla scrivania della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina: «Descrivere la propria popolazione scolastica per censo non ha senso. La scuola dovrebbe sempre operare per favorire l’inclusione. Mi auguro che l’istituto romano possa dare motivate ragioni di questa scelta. Che comunque non condivido».

Per il resto, il Miur al momento preferisce non commentare. Ma Annunziata Marciano, la 58enne preside dell’istituto con una laurea in psicologia, è finita nel mirino. La docente che dal 2007 al 2010 aveva diretto la Carlo Pisacane di Torpignattara, una delle scuole più multietniche d’Italia, rischia un provvedimento. Se non la rimozione chiesta tanto dalla Lega quanto dal Pd.

Già, perché la vicenda del Trionfale è riuscita a riunire sotto l’ombrello dell’indignazione l’intero arco parlamentare: salviniani, dem e grillini. Tutti assieme, per una volta compatti, con il supporto dell’Associazione dei presidi: «La scuola non può evidenziare differenziazioni socio-culturali dei suoi alunni. Così si corre il rischio di originare idee classiste». Ieri sera, nel pieno della bufera ma senza scusarsi per quella che nella migliore delle ipotesi può passare per una gaffe, il consiglio d’istituto della scuola ha fatto dietrofront. Via dal sito i riferimenti ai diversi plessi e alle loro differenze. E dito puntato contro il Miur: per le maestre, i professori e i genitori del Trionfale quella pubblicata sul sito era «una mera descrizione socioeconomica del territorio secondo le indicazioni del ministero» e «non c’era alcun intento discriminatorio».

La storia, saltata fuori nel mezzo della corsa alle iscrizioni, per la Cgil è il peggior esempio «di ciò a cui può portare la cattiva gestione dei dati al fine di trasformare l’orientamento scolastico in una ricerca di affermazione sul mercato dell’istruzione». Non il primo a Roma: a caccia di alunni e fondi, tra open day e tour guidati a classi e laboratori, le scuole della capitale negli ultimi anni hanno collezionato figuracce in serie. Basandosi sui Rav, i rapporti di autovalutazione richiesti dal ministero, hanno sfornato presentazioni razziste e classiste. Due anni fa fu il Visconti, blasonatissimo liceo classico del centro storico, a certificare «l’estrazione medio-alto borghese» dei suoi ragazzi. Sottolineando pure che «tutti gli studenti, tranne un paio, sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile». Poi è arrivato il turno della paritaria Giuliana Falconieri e il Belli di Prati, quartieri simbolo della "Roma bene". La prima assicurava addirittura l’assenza di «nomadi » nelle classi. Ora c’è il caso del Trionfale.


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