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La scuola alla prova con i corsi di recupero Ma c’è chi non li farà

Martedì in tutta Italia gli istituti aprono per mezzo milione di studenti col debito Sulla ripartenza Campania e Abruzzo tentate dal rinvio

30/08/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Dopo la Maturità, è il grande test di ritorno tra i banchi prima dell’avvio dell’anno scolastico: i corsi di recupero per gli studenti che non sono arrivati al sei in pagella, sebbene tutti promossi al tempo del Covid. Ma è un rebus. Ogni scuola procede in ordine sparso, tra lezioni in aula e a distanza. Il ministero all’Istruzione insiste, rintuzza gli allarmismi: si faranno. Sono da fare, è obbligatorio per i ragazzi anche se non è prevista una verifica finale. Ma ci sono alcuni istituti, pochi in ogni città, che hanno alzato bandiera bianca: non siamo pronti, li faremo durante l’anno.

Un altro tassello che complica una ripresa della scuola dove il Governo si gioca la faccia, e la tenuta. Ma anche sulla data unitaria, proposta dalle Regioni e accettata dalla ministra Azzolina a metà giugno, si hanno ulteriori cedimenti coi contagi in risalita: l’Alto Adige, la Puglia, il Friuli e la Sardegna avevano già deciso diversamente, ora Campania e Abruzzo pensano a un rinvio dell’apertura al 24. Intanto da martedì le scuole riaprono. Soprattutto le superiori, meno le medie, casi rari alla primaria. Al tecnico Belluzzi di Bologna sono attesi 400 studenti, sarà misurata loro la febbre quando entrano. «Chissà se torneranno con la memoria dei tempi duri vissuti o se dopo questa estate di discoteche e movida non sentiranno più la responsabilità delle regole da osservare », si chiede il preside Edoardo Soverini. Una preoccupazione condivisa da Maria Aurelia Viotti, preside del liceo D’Oria a Genova: «Dobbiamo responsabilizzare i ragazzi». Prove generali dell’anno che verrà, tra paure e mille ritardi e intoppi su aule, banchi, organici. Il rientro, se si considera che la media è di uno studente su quattro “rimandato” nei licei, tecnici e professionali, interesserà circa 500mila ragazzi. Forse un po’ meno, considerata la linea più morbida assunta dai prof con la didattica a distanza. Quella che in molti casi sarà usata anche per far studiare ora chi è rimasto indietro. Non si tratta dei vecchi corsi di recupero, quest’anno si chiamano Pai, una nuova sigla delle tante che affliggono il mondo della scuola: piani di apprendimento individualizzato. Via mail o attraverso il registro elettronico le famiglie sono state avvertite. Si recupera, anche continuando durante l’anno, ma poi ogni collegio dei docenti decide se fare una prova per capire se è servito. Al liceo Virgilio di Milano rientrano non più di sette ragazzi per 49 classi, al classico Carducci devono recuperare le insufficienze 107 studenti, lo faranno dal 7 settembre, come in altri istituti. Le partenze sono scaglionate, in Puglia la stima è di un ritorno a scuola per 30mila ragazzi. Da Nord a Sud, chi ha deciso di far rientrare solo chi ha gravi insufficienze e il resto ripassa online, chi distingue tra materie teoriche, come italiano, da studiare a distanza e discipline tecniche da seguire in presenza. Negli istituti di Palermo i numeri ridotti consentono il rientro, c’è voglia di normalità, i presidi ci provano. A Napoli si parte dal 2 al 4 settembre in modalità mista, connessi e in aula. Ma un liceo prestigioso come il Genovesi rimanda i corsi a dopo l’inizio delle lezioni. Succede anche all’alberghiero Saffi di Firenze: «Ho i cantieri aperti a scuola, non siamo pronti ad accogliere i ragazzi» dice la preside Francesca Lascialfari. E così all’Alberghiero di Casalecchio, dove la preside ha sospeso i corsi perché ad oggi ha solo quattro bidelli per aprire due sedi e perché, scrive, non è chiaro come pagare gli insegnanti. Il punto dolente che fa scattare diffide da parte dei sindacati e la Uil minaccia azioni legali. Nel decreto Scuola era già scritto, confermato ieri dal ministero: è attività ordinaria, dunque nessun compenso extra. Mario Rusconi, voce dei presidi del Lazio, invita i colleghi a rinviare il recupero durante l’anno, «non solo per evitare contenziosi, ma perché gli istituti ancora non sono pronti». Da viale Trastevere l’appello è opposto: «Si tratta ora di recuperare ciò che si è inevitabilmente perso». Preme la rete degli Studenti medi con il segretario Federico Allegretti: «Ci auguriamo che partano, ma ogni scuola fa a modo suo. Nulla è garantito».


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