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La protesta dei presidi: ministra Fedeli, noi non assumiamo prof

Lettera alla titolare dell’Istruzione di 426 dirigenti scolastici: troppe responsabilità, non procederemo alla chiamata diretta dei docenti. E annunciano nuove proteste

13/07/2017
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Corriere della sera

Chiara Voltattorni

Roma Quattrocentoventisei nomi. Da Torino a Soverato (Catanzaro). Da Foggia a Castiglione della Pescaia (Grosseto). decine di nomi sotto una lettera di protesta indirizzata alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli. Sono i presidi d’Italia che «dichiarano la propria inerzia» e quindi annunciano che «non procederanno alla chiamata diretta». Non sceglieranno cioè gli insegnanti per le proprie scuole, meccanismo previsto dalle novità della riforma della Buona scuola. Ci penseranno, spiegano nella loro lettera, gli uffici scolastici regionali.

La protesta

La lettera dei presidi arriva a pochi giorni dall’annuncio della ministra Fedeli di un piano che entro il primo settembre dovrebbe portare ognuno al proprio posto, insegnanti neo assunti, docenti trasferiti, supplenti, tanto da far cominciare la scuola senza il caos degli anni scorsi. Ma la protesta dei dirigenti scolastici potrebbe far saltare tutto. Gli oltre 400 presidi di tutta Italia vogliono denunciare ancora una volta la loro «situazione ormai insostenibile» sia per la retribuzione «non proporzionale al nostro carico di lavoro e responsabilità», sia per le «inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole», sia «per «le continue molestie burocratiche». Perché, «sui dirigenti scolastici si invera il paradosso di essere i dirigenti meno retribuiti della pubblica amministrazione e quelli su cui grava il maggior carico di responsabilità, rischi e oneri lavorativi».

«Noi solo capri espiatori»

Conclusione: non sceglieranno e assumeranno loro i prof di cui ogni scuola avrà bisogno. Saranno gli uffici scolastici regionali ad assegnarli «d’ufficio», appunto. Ma la protesta non si fermerà qui. I presidi annunciano «altre» manifestazioni di protesta e sottolineano che «il dirigente scolastico è ormai un mero capro espiatorio». Alla ministra Fedeli chiedono quindi di «entrare nei dettagli di quanto sopra esposto e acquisirne una consapevolezza diretta, perché banalmente non ce la facciamo più». Siamo solo all’inizio.


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