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La nuova scuola ibrida e digitale che resiste al virus

Alunni e genitori, insegnanti e tecnici: da domani tutti saranno chiamati a confrontarsi con una nuova "normalità". A preoccupare sono le risorse

13/09/2020
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la Repubblica

Ilvo Diamanti

Lunedì riaprono le scuole. Gli studenti riprendono i loro studi e i loro corsi. Le famiglie ritrovano un po’ di serenità. Perché il carico domestico, quando i figli non vanno a scuola, cresce. Tuttavia, l’in-sicurezza permane, come emerge dall’Osservatorio sul Capitale Sociale di Demos, pubblicato oggi su Repubblica . E molte persone dubitano che vi siano le condizioni per riaprire le scuole. Perché le scuole sono luoghi di com-presenza. Dove il "distanziamento sociale", per utilizzare un termine quanto-meno discutibile, non prevede "l’annullamento sociale". Semmai, una "socialità controllata". Tuttavia, come impedire agli studenti il "contatto", se non in aula e nei corridoi? La scuola è da sempre, luogo d’incontro e di amicizie, spesso durature. Per questo motivo siamo ancora lontani dalla cosiddetta "normalità". Perché è difficile "normalizzare" la scuola mentre il virus incombe. Però si tratta di un primo passo. Importante. Perché la scuola, non solo in Italia, costituisce un riferimento importante per una società "normale". Per una vita "normale". Insisto sul concetto di "normalità" perché in questi mesi "eccezionali" l’emergenza è divenuta "normale". E la scuola è un riferimento essenziale per ri-affermare la "normalità" della vita e della società. Infatti, come mostra il sondaggio di Demos, oltre metà degli italiani, il 54% esprime fiducia nei confronti della scuola. Inoltre, circa il 60% degli intervistati e quasi due studenti su tre si fidano degli insegnanti. Li ritengono preparati.

Il principale problema lamentato, semmai, è la carenza di risorse e di fondi. Ma c’è scetticismo anche sulla sicurezza degli edifici scolastici. Cioè: sulla capacità delle scuole di garantire la sicurezza agli studenti e al personale. In questi tempi virali. Mentre oltre metà degli intervistati dubita della dotazione tecnologica delle scuole italiane. Una questione divenuta molto importante dopo il periodo di lockdown, che ha indotto a svolgere parte della didattica a distanza. "Online" piuttosto che "in presenza". Una pratica diffusa per molti mesi che ha lasciato il segno. Infatti, coloro che pensano di riproporre principalmente la didattica "in presenza", sono una minoranza. Soprattutto fra gli studenti. Così il virus, oltre al distanziamento "sociale" – e fisico - nella scuola, ha imposto, o almeno: diffuso, un modello "ibrido". Che combina l’insegnamento a distanza e in presenza. Anche da ciò nasce la sensazione, diffusa, che la scuola abbia affrontato in modo efficace e adeguato i problemi sollevati dal virus. Secondo l’Osservatorio sul Capitale Sociale di Demos, si tratta di un’opinione condivisa da oltre due terzi di italiani. Con poche differenze interne. Tra gli studenti e le altre categorie di persone. Mentre, gli orientamenti degli italiani si dividono quando si tratta di valutare l’attenzione dimostrata dal governo di fronte ai problemi della scuola di fronte alla pandemia. La maggioranza dei cittadini, infatti, la considera adeguata, ma una larga quota di persone, oltre 4 su 10, la pensa diversamente. Gli studenti, in particolare, appaiono critici e insoddisfatti.

Così, lunedì prossimo le scuole riaprono. Non dovunque, visto che 7 Regioni hanno deciso di posticipare questa scadenza. E, comunque, con molti dubbi e non molte certezze. Sul modo in cui è stata affrontata la crisi, in particolare dal governo. Ma soprattutto sulla scelta di fondo. La riapertura, appunto. Vista con preoccupazione da una gran parte di cittadini, che, fra gli studenti, divengono la maggioranza. D’altronde, a scuola ci vanno soprattutto loro. E perché proprio loro, i più giovani, sono divenuti "soggetti a rischio", nell’ultimo periodo. Anche perché avevano "sottovalutato il rischio"… Ora non più, sembrerebbe, dal sondaggio di Demos.

Di certo, dopo questa pandemia, la scuola non sarà più come prima. Cambieranno i metodi e le tecniche di insegnamento. In particolar modo, si allargherà il ricorso alle tecnologie che permettono l’insegnamento a distanza. Così crescerà anche la "confidenza" delle persone verso questi metodi e questi strumenti. Anzitutto, fra i docenti (soprattutto) più giovani. Mentre gli studenti sono, perlopiù, "nativi digitali". E, dunque, largamente "educati" ed esperti, sul piano tecnologico. Nonostante che la "diffusione" di pc, nelle famiglie, non sia così "diffusa"… Così, si ripropone, per la scuola, la questione di combinare l’educazione e la formazione. E la socializzazione. Funzioni che non si possono separare. Per questo è importante sviluppare una "didattica ibrida". Che combini presenza "fisica" e "digitale". Distanza e prossimità. Perché la tecnologia supera i rischi del contatto fisico, ma rischia di indebolire la socialità. E la "prossimità" è fondamentale per costruire rapporti personali e di amicizia. Ma diventa un problema, in tempi "virali". È importante, per questo, coltivare e costruire "reti" di relazioni. In presenza e in "rete". Diventare e formare "cittadini ibridi" in questa "democrazia (da tempo) ibrida".

Insomma, lunedì torniamo a scuola. Tutti.


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