FLC CGIL
Sottoscrizione Aiuta chi ci aiuta

http://www.flcgil.it/@3766535
Home » Rassegna stampa » Nazionale » La Nazione-Lettera a Cofferati:Meno insegnanti, ma pagati meglio

La Nazione-Lettera a Cofferati:Meno insegnanti, ma pagati meglio

LETTERA A COFFERATI Meno insegnanti, ma pagati meglio Caro Cofferati, all'Istituto tecnico industriale e liceo tecnologico statale Molinari di Milano si sono iscritti in questo anno...

29/04/2002
Decrease text size Increase text size
La Nazione

LETTERA A COFFERATI
Meno insegnanti, ma pagati meglio

Caro Cofferati,
all'Istituto tecnico industriale e liceo tecnologico statale Molinari di Milano si sono iscritti in questo anno scolastico 1145 alunni; 32 di essi (il 3%) dopo qualche giorno, settimana o mese di scuola hanno però cessato di frequentare le lezioni. Al libro paga dell'Istituto risultano tuttora iscritti 158 docenti oltre a 2 esperti per 55 classi funzionanti. Dunque un docente ogni 7 alunni. Sono inoltre in servizio 58 persone addette ai servizi amministrativi, tecnici ed ausiliari. Lo Stato paga complessivamente così un dipendente ogni 5,1 studenti = un bidello ogni 2,2 classi. I dati dell'Istituto Molinari di Milano si possono moltiplicare per centinaia di analoghe scuole statali funzionanti in altre parti d'Italia.

Quanti sono i professori in Europa?
Questa realtà va confermata o riformata? La proposta della Cgil che più interessa gli operatori del sistema scolastico è quella che sollecita l'adeguamento degli stipendi italiani a quelli degli altri paesi europei nei quali il rapporto alunni insegnanti è di 1 a 16 in Francia, 1 a 17 in Spagna ed in Germania, 1 a 18 in Inghilterra.

La strategia per europeizzare gli stipendi dei docenti italiani fu elaborata e perseguita dal governo di centro-sinistra: con la finanziaria del 1997 fu stabilito di ridurre la pianta organica del Ministero dell'Istruzione del 3 per cento (23.000 posti) per gli anni 1998 e 99. Successivamente con le finanziarie 2000 e 2001 i governi D'Alema ed Amato fissarono una ulteriore riduzione di 7.500 posti per ciascuno dei due anni successivi. Insomma meno personale implica risparmi con i quali meglio pagare coloro che rimangono in servizio. Perché il sindacato che accettò la strategia adottata dal centro-sinistra (per le ferrovie, le poste e la scuola) ora solleva la categoria per i modesti tagli (8.500 posti) decisi dall'attuale governo? Eppure l'indirizzo intrapreso deve essere perseguito perché dal 1997 il numero degli insegnanti è addirittura aumentato da 730.000 a 755.000.

Purtroppo i ministri dell'epoca, in dispregio a quanto stabilito dal Parlamento ed in ossequio alle spinte sindacali hanno disatteso i vincoli delle leggi finanziare e dunque non si sono recuperate risorse finanziarie per aumentare gli stipendi dei docenti. Senza aumenti di stipendio in regioni come il Veneto diventa impossibile trovare laureati disposti ad "insegnare ed a qualificare" il sistema d'istruzione. Si migliora allora la scuola affidando le cattedre agli studenti universitari, come avviene sempre più frequentemente?
C'è la possibilità di aumentare gli stipendi della massa dei docenti alternativa ai criteri adottati dagli altri paesi europei? Si deve aumentare la spesa pubblica corrente con l'aumento delle tasse? Rispondere a queste domande è doveroso per togliere la scuola italiana dalle secche di immobilismo che le contrapposizioni delle parti rende grave e dannoso per il futuro dei giovani