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La maturità «non sovranista», ma tutta maschile

Polemica sulla scelta dei temi di italiano tutti al maschile: Ungaretti, Sciascia, Montanari, Dalla Chiesa, Stajano, Bartali, Fernbach e Sloman. Per il ministro Bussetti la scelta di un testo di Montanari è la prova che «la scuola è di tutti». Lo storico dell’arte è stato attaccato da Salvini per le sue posizioni su Zeffirelli e Fallaci. La replica: «Vuole replicare il giuramento di fedeltà dei professori al regime?»

20/06/2019
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Non è stata una maturità «sovranista», come ha precisato il ministro dell’istruzione Marco Bussetti (Lega), ma è stata una prima prova scritta di italiano tutta maschile. Dalla rosa delle tracce scelte ieri è stato estratto un brano da «Il giorno della Civetta» di Leonardo Sciascia dove il capitano Bellodi indaga sull’omicidio di Salvatore Colasberna, un piccolo imprenditore edile che non si era piegato alla protezione della mafia. È stata proposta una commemorazione del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso nel 1982 dalla mafia, voluta all’ultimo proprio da Bussetti. Una scelta che ha commosso il figlio, Nando Dalla Chiesa.

È STATO PROPOSTO un tema sul salvataggio degli ebrei da parte del campione di ciclismo Gino Bartali durante la Seconda guerra mondiale. «Abbiamo dimostrato la massima apertura» ha aggiunto Bussetti, usando come fiore all’occhiello la scelta di un brano sul valore del patrimonio culturale e la democrazia tratto da un libro dello storico dell’arte Tomaso Montanari. La traccia più scelta dal 30% dei 520 mila maturandi è stato il testo sull’«L’illusione della conoscenza» scritta dello scienziato cognitivo e professore di marketing alla Leeds School of Business della Università del Colorado Philip Fernbach e di Steven Sloman, professore di scienze cognitive, linguistiche e psicologiche alla Brown University e direttore della rivista scientifica «Cognition». Sono stati inoltre proposti «Il porto sepolto» di Giuseppe Ungaretti, la poesia che ha dato il titolo alla raccolta del 1916 e alla sezione omonima dell’edizione definitiva de «L’Allegria» e la traccia dedicata all’eredità del Novecento di Corrado Stajano che riflette sui principali fatti storici del secolo che hanno inciso sulla vita sociale e culturale italiana. Temi inattesi alla vigilia quando erano quotate l’ecologia e la storia di Greta Thunberg, che delineano un mondo in bianco e nero (di qui il male, di là il bene); l’egemonia delle scienze cognitive e della loro epistemologia e un esibito riferimento alla storia, cancellata da Bussetti, molto criticato per questa scelta. Un «errore grossolano» ha ribadito il sindacato Anief.

A UNA MATURITÀ, politicizzata dal governo, si è aggiunta una violenta polemica dell’immancabile ministro tutto fare, il vicepremier leghista Salvini, contro Montanari. Allo storico dell’arte, già tra i protagonisti del tentativo di aggregare la sinistra al teatro Brancaccio, poi accreditato di un rifiuto a una proposta di entrare nel governo come ministro della cultura da parte dei Cinque Stelle, Salvini ha rinfacciato alcuni giudizi espressi su twitter su Franco Zeffirelli e Oriana Fallaci: «Si può dire che il #maestro Scespirelli era un insopportabile mediocre, al cinema inguardabile? – ha scritto Montanari – E che fanno senso gli alti lai della Firenzina, genuflessa in lutto o in orbace, ai piedi suoi e dell’orrenda Oriana? Dio l’abbia in gloria, con Portesante e quel che ne consegue. Amen». «Finché questo triste snob di sinistra insulta me, amen – ha detto Salvini – Ma quando arriva a infangare due grandi come Fallaci e Zeffirelli, siamo al delirio. Che lasci ogni incarico pubblico e chieda scusa all’Italia». Una polemica che si è intrecciata, ed è stata il controcanto leghista, all’esercizio di liberalità fatto da Bussetti sulla scelta del brano di Montanari per la prova di italiano. Tutto questo, con la maturità, non ha nulla a che vedere.

«TROVO INDEGNO l’attacco a un professore universitario: Salvini vuole replicare il giuramento di fedeltà dei professori al regime? – ha replicato Montanari – Noto che tutti costoro chiedono a gran voce le mie dimissioni da organismi scientifici di nomina universitaria o ministeriale. Mi spiace deluderli, ma gli articoli 21 e 33 della Costituzione consentono di dire quello che si pensa, e di dare i giudizi artistici e morali che si ritengono opportuni» ed ha aggiunto che «non ci sono offese né insulti. Sarcasmo, certo. Tipicamente fiorentino anche quello. E più verso i devoti, suoi e della Fallaci, che non verso lo scomparso. E non senza un augurio di resurrezione celeste». Dalle 8.30 di stamattina si torna tra i banchi per la seconda prova scritta, diversa per indirizzo di studi.