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La grande paura dei professori "fragili" Resteranno a casa solo i malati gravi

I sindacati temono il caos delle procedure, ma la ministra Azzolina rassicura: "C'è un iter preciso e il personale è serio" Un dipendente scolastico: "Ho un morbo alla tiroide e altre patologie, eppure dovrò tornare al lavoro fra i ragazzi"

29/08/2020
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La Stampa

Salvatore Patacca è un napoletano che quest'estate non ha visto il mare. «Sono rimasto a casa per paura del coronavirus». E questa è la sua premessa, quasi una misura partenopea della sua assoluta sincerità, «perché - racconta - ho un morbo alla tiroide e un passato con due ischemie cardiache. Eppure, anche se non ho visto il mare, adesso dovrò tornare al mio lavoro a scuola, in mezzo a una marea di ragazzi di ritorno dalle vacanze». Salvatore è assistente tecnico all'Istituto Gian Lorenzo Bernini di Napoli; il suo ritorno a scuola sarà il 31 agosto e «sono molto preoccupato – dice -, ma ci dovrò andare comunque, anche se vorrei restare a casa». Chiede, quindi, di essere inserito nella categoria Covid dei lavoratori "fragili": parola intono alla quale, al ministero dell'Istruzione, da settimane si dibatte. Senza però arrivare a una soluzione definitiva.

Fino ad agosto per essere considerati "fragili" era sufficiente avere più di 55 anni di età. Un criterio talmente generico da rischiare di falcidiare il 40% dei docenti italiani, e a poco sarebbe servita l'assunzione degli 84.808 docenti annunciata ieri dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. Così adesso, scrive il ministero dell'Istruzione, per essere "fragili" è anche necessaria la «presenza di alcune tipologie di malattie cronico degenerative, patologie a carico del sistema immunitario o oncologiche», che dovrebbero poi essere valutate dal medico di base e comunicate al dirigente scolastico. Ma le conseguenze di questa attestata fragilità non sono ancora chiare.

Si configurerebbe come malattia, come infortunio sul lavoro o come una nuova fattispecie? E con quali conseguenze sul contratto, sullo stipendio, sulla vita dei lavoratori? Molti di loro, in tutta Italia, minacciano di non presentarsi a scuola il 14 settembre. La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, però, non vuole crederci. «Temo ci sia ancora una volta un tentativo di screditare il nostro personale scolastico», dice al Tg3, «anche per gli esami di Stato ci era stato detto "non troverete commissari, andranno tutti in malattia" e invece non è accaduto, il personale è costituito da persone molto serie e molto in gamba».

«Siamo seri e vogliamo lavorare, ma anche essere tutelati», le risponde Roberto, insegnante di religione in Piemonte, che soffre di immunodepressione e ipertensione. Parla a patto di mantenere l'anonimato: «Nel mio plesso ci sono 350 ragazzi, in tutto l'istituto sono circa 850, ed io vorrei poter continuare a lavorare con la didattica a distanza. Non voglio essere parcheggiato, sentirmi un peso, perché – dice ancora - la dimensione della fragilità è di per sé frustrante. Dall'altra parte, però, questa condizione di ansia e di incertezza in cui viviamo da settimane è anche peggio». Nel documento dell'Iss approvato ieri durante la conferenza unificata stato-regioni c'è una parte dedicata ai lavoratori fragili: «Prevede una procedura ben precisa – dice Azzolina -. Il lavoratore che pensa di essere a rischio si attiva e il medico competente valuta la situazione». Il documento non risponde, però, alle tante domande, che rimbalzano sui social e nelle segreterie dei sindacati, su quel che succederà dopo aver attivato questa procedura.

«Se si è in malattia – sottolinea Pino Turi, Uil Scuola – lo stipendio viene pagato per i primi tre mesi al 90%, ma i successivi sei mesi la trattenuta è del 50%. È evidente che in caso di Covid, questo rappresenta un problema». Mettersi in aspettativa, poi, è un lusso che non tutti possono permettersi. Anche Maddalena Gissi, della Cisl Scuola, si appella al buon senso del governo, vede gli stessi problemi: «Superato il tempo massimo di malattia, poi, si rischia l'interruzione del contratto di lavoro – aggiunge -. O si dichiarano inidonei al lavoro, mantenendo il posto, oppure si deve permettergli di insegnare a distanza, oppure con determinate condizioni, con gruppi ristretti di ragazzi». Marcello Pacifico, dell'Anief, chiede «le stesse tutele che vengono riconosciute a tutto il resto del mondo del lavoro». Sul come, però, scrolla le spalle: «Ce lo dovrà dire il ministero».—


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