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La crisi affonda il decreto Scuola e in 79 mila rimangono precari

Il testo era stato approvato “salvo intese”, ora impossibili. Spariti il Percorso di abilitazione speciale che avrebbe regolarizzato 55 mila insegnanti e il concorso per altri 24 mila. Ma Bussetti celebra: “Abbiamo stabilizzato”

13/08/2019
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la Repubblica

Corrado Zunino

Tra le quattordici questioni risolte, secondo Matteo Salvini — le ha illustrate su Facebook con un nuovo post — neppure una riguarda la scuola o l’università. La scarsa centralità dei temi del sapere dimostrata nei quattordici mesi dall’esecutivo uscente già si palesa nella nascente campagna elettorale. Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti (anche lui, di fatto, uscente) condivide comunque sui social il post del segretario della Lega così commentandolo: «La chiave di ogni successo, nella vita come nello sport, è la fiducia della squadra nel suo capitano ».

L’ultima promessa mancata da questo governo sul tema istruzione è plateale e riguarda una platea di 79 mila persone: tutti docenti precari. Nell’ultimo Consiglio dei ministri, lo scorso sei agosto, in due ore era stato fabbricato un decreto Scuola da approvare “salvo intese”. Praticamente nulla: l’accordo tra Lega e Cinque Stelle, nel crescendo della pre-crisi, non c’era. Due giorni dopo è arrivato lo stop di Salvini all’alleanza di governo e sulla testa dei supplenti iscritti alla terza fascia delle graduatorie pre-ruolo è nuovamente piovuta grandine.

Il Percorso di abilitazione speciale, il Pas da molti identificato come una sanatoria, cade infatti insieme al decreto. Chi era stato in classe per almeno tre anni — 55 mila docenti — e non aveva più speranze di potersi abilitare all’insegnamento, passaggio necessario per partecipare ai concorsi ordinari, avrebbe potuto appunto approfittare del Pas. E con la crisi si blocca anche il successivo concorso straordinario, «da fare entro il 2019» secondo il testo di governo mai sottoscritto. In questo caso sono 24 mila i precari che perdono una prova facilitata che avrebbe consentito di entrare direttamente in una graduatoria di accesso alla cattedra. Tutto da rifare.

«All’inizio del nostro mandato abbiamo assunto impegni precisi con gli elettori», scrive ora, come se nulla fosse, Bussetti. «Da allora non ci siamo mai fermati, lavorando per mantenere fede a quelle promesse e per raggiungere importanti traguardi ». Nello scarno elenco delle cose fatte però — «sbloccati i fondi per l’edilizia scolastica, aumentati i posti di accesso a Medicina e nelle specializzazioni, valorizzata la ricerca italiana con stanziamenti straordinari » — Bussetti inserisce questa voce: «Avviata una nuova stagione di concorsi per la stabilizzazione dei docenti precari». Avviata e subito interrotta. L’unico concorso bandito ed eseguito in quattordici mesi è la prova-beffa, completamente non selettiva, pensata per i Diplomati magistrali: ha fatto urlare il resto del mondo docente e precario. Poiché quella sanatoria senza qualificazione — promessa elettorale della Lega, appunto — ha sempre trovato ostacoli in tutte le sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato, l’addetto ai condoni scolastici, Mario Pittoni, presidente leghista della commissione Istruzione al Senato, ha proposto un altro concorso straordinario, dedicato ai maestri d’infanzia e della primaria (tra cui molti diplomati magistrali). La crisi di governo ha fermato anche l’ultimo tentativo di soccorso. Il Miur di Bussetti non è riuscito a portare in porto il bando per docenti di religione, a cui il ministro teneva molto. E il concorso ordinario — quello serio, da cui dovrebbe uscire ogni due anni la classe insegnante italiana — è rinviato a data da destinarsi. Un altro colpo all’arruolamento.

Ci sono dubbi anche sul progetto asili (e case di riposo) sicuri, grazie all’installazione di telecamere. Salvini pochi giorni fa ha detto: «Ecco i soldi, ora dobbiamo solo distribuirli ai comuni». Non è chiaro se tutto questo si potrà fare con un governo in regime di ordinaria amministrazione. Così come l’introduzione dei rilevatori delle impronte digitali (dei soli dirigenti scolastici) all’ingresso degli istituti: difficile che il costoso progetto vada avanti. S’interrompe anche la marcia dell’autonomia differenziata, che nella sua idea originale avrebbe trasferito docenti dal ministero alle Regioni Lombardia e Veneto.

Poi c’è il contratto. L’accordo tra sindacati e premier Conte prevedeva anche un aumento medio di 120 euro lordi per maestri e professori. La nuova situazione politica ferma anche questo. «Non possiamo aspettare altri dieci anni», scrive la Flc Cgil, preoccupata. Silvia Chimienti, ex parlamentare 5 Stelle, così saluta Bussetti: «Sarà ricordato per non aver ottenuto un euro di stanziamento in più per l’istruzione, non aver assunto vincitori e idonei dei concorsi 2016 e 2018, non essere stato in grado di bandirne uno nuovo per la secondaria e aver abolito il percorso Fit». Il sindacato Anief: «Macché traguardi, ministro, in quattordici mesi non avete concluso niente».