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La Camera avverte: «Nessun risparmio sulla scuola»

In un parere critico la Commissione Cultura della Camera ha chiesto al governo di esentare l’istruzione dai tagli per finanziare flat tax e clausole Iva e ha denunciato l’assenza di investimenti significativi nel documento di economia e finanza (Def) per un settore danneggiato negli ultimi anni.

24/04/2019
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il manifesto

Mario Pierro

In un parere critico la Commissione Cultura della Camera ha chiesto al governo di esentare l’istruzione dai tagli per finanziare flat tax e clausole Iva e ha denunciato l’assenza di investimenti significativi nel documento di economia e finanza (Def) per un settore danneggiato negli ultimi anni. La Commissione Cultura sottolinea anche il problema degli stipendi degli insegnanti, i più bassi in Europa, e il sovraffollamento delle classi.

Per quanto riguarda il primo punto, si chiede di equiparare i salari a quelli europei più alti fino al 50%, un gap che a fine carriera raggiunge mille euro al mese in meno. Inoltre, l’alto numero di alunni per classe danneggia la didattica ed è un problema per la sicurezza: «Il problema dell’edilizia scolastica va affrontato», sostiene il presidente della commissione cultura Luigi Gallo (M5S) che chiede di accelerare la spesa.

Nel più confuso momento politico della legislatura, dove il decreto crescita è stato approvato con l’assenza dei ministri dei 5 Stelle in polemica con la Lega, ieri era previsto anche un incontro tra il premier Conte, il ministro dell’Istruzione Bussetti e i sindacati che hanno indetto lo sciopero generale della scuola il prossimo 17 maggio. Segno di preoccupazione per la protesta contro il progetto annunciato di «regionalizzazione» dell’istruzione contenuto nel progetto leghista dell’autonomia differenziale, ma un tentativo di arrivare ad una mediazione in extremis sulle richieste anche salariali avanzate dai sindacati.

«Lo sciopero è un diritto dei lavoratori – ha detto Bussetti – Dobbiamo però trovare una strada insieme considerando anche le possibilità che si hanno». In pratica, Bussetti avrebbe fatto inserire nel Def «una frase che obbliga il governo a riflettere» sull’inconsistenza dei mini-aumenti stipendiali previsti nei prossimi tre anni per i lavoratori della scuola. Al momento bastano a malapena a recuperare la già bassa inflazione. Gli incrementi previsti saranno minimali fino al 2021 e lasceranno gli stipendi al livello attuale. Per quanto riguarda la richiesta di stabilizzazione dei precari il ministro sostiene che potranno accedere ai concorsi in arrivo «senza fare la prova preselettiva».