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La battaglia sui licei: a casa tutti o 3 su 4

Didattica a distanza ma soltanto alle superiori

25/10/2020
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Corriere della sera
Gianna Fregonara

Scontro totale Stato-Regioni anche sulla scuola. In base alla bozza del nuovo Dpcm gli istituti superiori dovrebbero adottare la didattica a distanza per il 75% delle attività e dunque un 25% in presenza su tutto il territorio nazionale. Insomma, tre studenti a casa e uno in classe. Mentre per gli alunni di elementari e medie, prevede il Dcpm, confermata la didattica in presenza. Ma i governatori non ci stanno, e per le superiori chiedono didattica a distanza per tutti.

U na settimana fa la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina aveva rifiutato di inserire la regola generale che permettesse alle Regioni di ricorrere al 50 per cento di didattica a distanza nelle scuole superiori. Ieri non ha potuto dire di no all’obbligo di lasciare fuori dalle classi il 75 per cento degli studenti dai 14 anni in su. Non solo, le Regioni fino a tarda sera hanno insistito per chiudere completamente le superiori, imponendo la didattica a distanza per tutti. Al ministero si consolano pensando che elementari e medie restano in classe, ma per due milioni e mezzo di adolescenti la scuola in presenza rischia di essere finita qui . «Il decreto è d’emergenza ma come possiamo essere sicuri che la misura non venga poi prorogata? — si chiede Mario Rusconi, capo dei presidi del Lazio — Le scuole non sono pronte: mancano le connessioni in intere aree del Paese, fuori dalle grandi città e soprattutto al Sud. Speriamo di non perdere un secondo anno scolastico».

La battaglia è durata tutta la sera, con la ministra Azzolina che provava a resistere sul 75 per cento, anche se non tutti nel governo erano contrari alla scelta drastica del tutti a casa: nell’ultima bozza per ora comunque è previsto che quasi due milioni di studenti al giorno siano collegati da casa, gli altri dovranno entrare a turni e tassativamente dopo le 9. «Le soluzioni rigide non sono funzionali — protesta il numero uno dei presidi Antonello Giannelli — i singoli istituti devono poter decidere perché le situazioni sono diverse da città a città e bisogna salvare i laboratori che devono essere in presenza».

Ieri mattina nelle prime riunioni di governo e di maggioranza non c’è stato nulla da fare: i sacrifici sono richiesti a tutti i settori e anche alla scuola, è stato il ragionamento del ministro Roberto Speranza che ha illustrato il provvedimento. Addirittura le Regioni hanno chiesto di intervenire su elementari e medie, ma alla fine — poiché anche il premier Conte aveva promesso di non toccarle — l’idea è stata per ora accantonata. Azzolina ha provato a mostrare dati che vedono sostanzialmente stabili i focolai nelle scuole (3,8 due settimane fa e 3,5 la scorsa). Non è soltanto la questione dei trasporti insufficienti e affollati a preoccupare governo e governatori: mentre le Asl faticano a fare tamponi e tracciamenti in tempi ragionevoli per non bloccare le scuole, si moltiplicano le richieste da parte dei medici di introdurre l’obbligo della mascherina — il Cts aveva ammesso la deroga quando gli studenti sono seduti — per gli alunni più piccoli.

Se per gli studenti non c’è stato niente da fare, Azzolina ha ottenuto di poter continuare il concorso straordinario per i docenti cominciato giovedì: sono invece sospese tutte le altre procedure e le abilitazioni alle professioni a meno che non siano su base curriculare o telematica.