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La battaglia delle maestre per la cattedra

La polemica dopo la decisione del Consiglio di Stato

03/01/2018
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la Repubblica

Ilaria Venturi e Claudia Zanella

Di che cosa stiamo parlando

Il 20 dicembre il Consiglio di Stato ha deciso in adunanza plenaria che gli insegnanti in possesso di un diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002, prima cioè che occorresse la laurea in Scienze della formazione primaria per insegnare alla materna e alle elementari, dovranno essere esclusi dalle graduatorie a esaurimento, il canale per l'assunzione in ruolo. Si tratta di 43.600 maestri, di cui 5mila già assunti, ammessi con riserva a seguito di ricorsi e 5 sentenze favorevoli del Consiglio di Stato. Ora torneranno a fare supplenze.

 

La precaria: "Amo i bambini, ma quella sentenza mi nega il futuro"

Elisa Bonafede, 41 anni, siciliana. Insegna all'istituto comprensivo Confalonieri. Docente precaria alle elementari da nove anni, è una dei maestri con diploma magistrale che rischia di essere buttata fuori dalla graduatoria ad esaurimento dopo la recente sentenza del Consiglio di stato, perdendo così la possibilità di entrare in ruolo. 

Qual è la sua storia?
"Ho preso il diploma magistrale nel 1995. Poi mi sono laureata in Scienze dell'educazione (titolo non abilitante per insegnare alla materna e alla primaria, ndr) approfondendo i temi della pedagogia, e per qualche anno
ho lavorato in quell'ambito e nella riabilitazione psichiatrica. Poi ho deciso di insegnare, ho iniziato nel 2009, qui a Milano".

Come mai questa scelta?
"Nel tempo ho capito che l'altro lavoro non mi dava quello che desideravo. Volevo stare con i bambini. Io sono un'insegnante.Ho studiato per quello. Alle superiori ho anche fatto un lungo tirocinio, poi all'università ho scelto di approfondire alcuni aspetti che sono sempre inerenti a quello che faccio".

Come ha capito che quella era la sua strada?
"Ho scelto l'istituto magistrale perché avevo le idee piuttosto chiare. Mi fa star bene avere questa responsabilità di 23 bambini ai quali trasmettere qualsiasi forma di sapere o di vita, perché si parla anche di quello".

Come ha iniziato?
"Come tutti. Prima con supplenze brevi. Poi, accumulando punteggio, sono arrivate quelle lunghe. Contratti da settembre a giugno. E d'estate si chiede la disoccupazione, si impazzisce tra le carte e la burocrazia. A settembre, quando scorrono le graduatorie, ci richiamano con contratti di supplenza annuale. Alcuni sono passati in ruolo, ma 
io sono ancora troppo in basso in graduatoria, per cui per quest'anno ho preso una supplenza fino a giugno".

Quando è stata inserita nelle graduatorie ad esaurimento?
"Avevo già fatto varie cause ma erano state tutte rigettate. Poi, due anni fa, ho vinto il ricorso al Tar e sono stata inserita in graduatoria con riserva. Ora 
però, con la nuova sentenza del Consiglio di stato, è tutto di nuovo in discussione".

Cosa potrebbe succedere?
"Bisogna aspettare il mio giudizio di merito, ma se confermasse quanto detto dal Consiglio di stato verrei messa fuori dalla graduatoria ad esaurimento".

Che cosa significa questo?
"Che non potrei più entrare in ruolo per scorrimento della graduatoria. Rischio di rimanere precaria a vita, come tante altre persone. Ma devono trovare una soluzione, siamo tantissimi, la scuola italiana non potrebbe andare avanti senza di noi".

Che cosa farà se dovesse essere esclusa ?
"Non sono disposta a rimanere precaria a vita. Se dovessero escluderci, dobbiamo rimboccarci le maniche e andare a fare altro".

Lei che cosa farebbe?
"Mi potrei inventare qualcos'altro, sempre legato all'ambito dell'insegnamento. Ma mi dispiacerebbe molto abbandonare la scuola. Dopo pochi anni a fare altro mi sono accorta che è quello il mio mondo. Insegno con amore, credo in quello che faccio".
 

La docente: “Insegnare a scuola è una professione, ci vuole una laurea ad hoc”

"Per fare i maestri occorre la laurea, lo dice una legge del 1998 e questa regola dovrebbe valere per tutti. Le sanatorie e i ricorsi all'italiana non fanno bene alla scuola e ai bambini". Parte da qui Elisabetta Nigris, pedagogista dell'università di Milano Bicocca, coordinatrice dei presidenti dei corsi in Scienze della formazione primaria, gli unici abilitati a sfornare i futuri maestri della scuola dell'infanzia e primaria.

Professoressa, perché avete deciso di intervenire nella vicenda delle maestre diplomate, con un documento sottoscritto dal vostro coordinamento nazionale, a difesa dei laureati?
"Perché in gioco c'è la qualità della scuola, che è fatta per i bambini, non per i maestri. Come la si garantisce? Con persone qualificate, che possono insegnare perché professionisti a pieno titolo, come avviene in tutta Europa: non c'è Paese in cui non occorrano almeno tre anni post diploma prima di diventare maestri. È una professione come quella di avvocati, medici, architetti. Ma nessuno si farebbe curare da un medico non laureato, perché nella scuola questo deve essere ammissibile?".

Lo è stato fino all'introduzione della legge. E lo è ancora: tanti diplomati magistrali sono in cattedra da anni e per ricorso sono entrati nelle graduatorie che portano ad essere assunti in ruolo. Rivendicano una formazione sul campo: non conta?
"Imparano sul campo, ma senza la supervisione che viene offerta ai laureati che comunque fanno più di 500 ore di tirocinio in cinque anni di studio, seguiti da insegnanti distaccati formati da scuole e università. Quello che non si dice è che non stiamo parlando solo di precari storici".

C'è chi è salito in cattedra coi ricorsi senza aver mai visto un bambino prima in una classe.
"È questo il vero scandalo: quelli che hanno rispolverato il vecchio diploma magistrale anche senza mai aver mai messo piede in una scuola e hanno cominciato a insegnare, passando davanti a tutti, anche ai laureati. Gente mandata allo sbaraglio, chiedete ai dirigenti scolastici che tutti i giorni ci chiedono i nomi dei nostri laureati, perché garantiscono la qualità della loro formazione".

Il Consiglio di Stato ora allontana questi maestri diplomati da una cattedra di ruolo. Torneranno a fare supplenze, eppure avevano dalla propria parte sentenze favorevoli anche in appello: non lo trova contradditorio?
"Nel suo ultimo pronunciamento in adunanza plenaria il Consiglio di Stato ha fatto chiarezza: possono stabilizzare la loro posizione se superano un concorso, come i nostri laureati, che in questa vicenda chiedono un trattamento alla pari. Non è una guerra tra poveri, che mediaticamente funziona, ma non serve alla scuola. Aggiungo che da quando è uscita la legge i diplomati magistrali hanno avuto tante occasioni per mettersi in regola: le università hanno fatto tre corsi riservati, lo Stato due concorsi. E tanti, anche maestri già di ruolo, hanno preso la laurea facendo sacrifici. In questi 16 anni le opportunità sono state date".