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" L'Università è sicura Nelle nostre aule non ci sono contagi"

Gaetano Manfredi Il ministro: "La pandemia penalizza le matricole Noi pronti a tutto ma flessibili, avanti con i provvedimenti regionali"

02/11/2020
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La Stampa

flavia amabile

roma

L'università è pronta a tutto, assicura Gaetano Manfredi, ministro dell'Università e della Ricerca.

Anche alla chiusura totale?

«Le modalità utilizzate per ulteriori restrizioni sono su base regionale da parte del Comitato universitario regionale. Ora è possibile che in alcune aree metropolitane ci sia un passaggio tutto alla didattica online ma dipende dalle realtà locali, si è scelto di avere molta flessibilità. Il sistema però fin dall'inizio si è organizzato per essere pronto a qualsiasi situazione perché abbiamo adottato una modalità mista che permette di aumentare o diminuire la presenza in aula in base alla situazione pandemica».

Molti studenti sostengono che ci sia stata poca attenzione da parte del governo verso l'università.

«Il funzionamento università è stato regolare. C'è stata una continuità dell'azione dall'inizio della pandemia. Forse nel dibattito pubblico la discussione è più assorbita dai temi della scuola dove i problemi da risolvere creano maggiore pressione».

Ci sono però studenti che da marzo non vedono un'aula di università. E in regioni come Campania, Sardegna, Abruzzo sono già tutti a distanza.

«Dalla fine della chiusura della scorsa primavera fino a metà ottobre era prevista la presenza del 50% degli studenti in aula con un sistema di prenotazioni che offriva ai ragazzi l'opportunità di scegliere come seguire. Nelle ultime settimane il numero di chi è in presenza è diminuito con l'aumento della crisi pandemica. Il sistema ha trovato però comunque un suo equilibrio».

Non si corre il rischio di penalizzare comunque gli studenti in questa lunga lontananza dalle aule?

«Ci siamo organizzati in modo da permettere sempre lezioni in presenza quando ci sono attività di laboratorio e i risultati come numero di esami sostenuti e come laureati non mostrano cali rispetto all'anno scorso. È chiaro che stiamo gestendo una situazione di emergenza e che bisogna riuscire a far emergere la migliore combinazione tra formazione e sicurezza sanitaria. ».

Che deficit di formazione avete riscontrato nelle matricole?

«Purtroppo le matricole arrivavano da un anno scolastico difficile a causa dei lunghi mesi di lezioni a

distanza. Si è scelto di privilegiarli nelle lezioni in presenza per seguirli con particolare attenzione».

In Francia solo la settimana scorsa, dopo la decisione di una chiusura generalizzata, hanno previsto che le lezioni vengano svolte in prevalenza a distanza.

«Anche all'estero si è seguita una didattica mista. Purtroppo abbiamo problemi legati al tema dei trasporti, per una decompressione del sistema alcune regioni hanno previsto una didattica solo online. È un problema che però è presente in tutte le nazioni».

Avete dati sui contagi nelle aule?

«Dal monitoraggio che svolgiamo regolarmente nelle aule delle università non si sono verificati contagi. C'è un grande lavoro per garantire la sicurezza sanitaria. Voglio anche sottolineare che dall'inizio della pandemia nelle università le attività di ricerca sono sempre andate avanti sia sulla ricerca medica che su altri temi cruciali per il futuro del Paese».

Secondo le bozze circolate in queste ore si sta pensando di ricorrere anche agli specializzandi del secondo anno per compensare le carenze di personale nelle terapie intensive. Non sono troppo inesperti?

«Abbiamo già consentito da marzo l'inserimento in corsia di chi frequenta il terzo, quarto e quinto anno. È un'operazione fattibile a patto che la prestazione sanitaria sia limitata e che le loro competenze siano sempre coerenti con le funzioni svolte».

Negli ultimi mesi i ragazzi sono stati accusati di essere irresponsabili con il loro stile di vita. Che ne pensa?«Sono contrario a questa narrazione. ÈE chiaro che i giovani percepiscono il tema della malattia più distante da loro ma voglio sottolineare che il livello di responsabilità e rispetto delle regole nelle università è stato straordinario». —