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L'Unità on line-Forse è davvero la prima sconfitta di questo governo

Forse è davvero la prima sconfitta di questo governo di Piero Sansonetti Per il governo Berlusconi è stata la prima sconfitta. Letizia Moratti ha detto che la riforma della scuola tornerà al...

20/12/2001
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l'Unità

Forse è davvero la prima sconfitta di questo governo
di Piero Sansonetti

Per il governo Berlusconi è stata la prima sconfitta. Letizia Moratti ha detto che la riforma della scuola tornerà all'ordine del giorno il prossimo anno. Una specie di rinvio, che però assomiglia abbastanza a una resa. Il primo round della partita tra gli studenti e il governo l'hanno vinto gli studenti. La riforma che doveva rovesciare la scuola di Berlinguer, reintrodurre le distinzioni di classe, abolire una trentina d'anni di conquiste - realizzate con le leggi e con la sperimentazione sul campo - questa riforma richiesta da Berlusconi e messa a punto dalla Moratti, concepita per subordinare la scuola all'impresa, almeno per ora, è bloccata. Non si farà. Il governo ha fatto un passo indietro, ha chiesto tempo. Questo è il dato politico, secco, senza fronzoli.
Probabilmente il centrodestra pensava di poter realizzare tutto con la stessa tecnica 'decisionista' e rapidissima con la quale - incurante dello stupore un po' sdegnato di mezz'Europa - aveva condotto in porto le leggi per cancellare il falso in bilancio, le inchieste giudiziarie all'estero, le tasse sui patrimoni miliardari e altro. Erano state operazioni politicamente spettacolari, veri blitz. Sulla scuola non è stato così. Perché? Non c'è dubbio che il 'soggetto' - chiamiamolo così - che ha fatto saltare i conti è stato quello: gli studenti. Assai più forti e combattivi di quanto ci aspettassimo, sono i primi - da un anno - ad aver dato scacco al centrodestra. Si può rigirare quanto si vuole questa vicenda: il dato è quello.
Naturalmente, questa della scuola è una partita molto lunga, e a Berlusconi interessa (non mollerà la presa): ci possono essere rovesciamenti di fronte. Non è detto chi vincerà. Anche perché sulla scuola delle tre 'I' disegnata da questa riforma, si basa in buona parte il progetto di società che Berlusconi ha in mente. La società subalterna al modello e agli interessi dell'impresa che è la vera bandiera di questa nuova destra, la quale sta avanzando, muovendo i primi passi dall'Italia. Si può costruire una società così senza ristrutturare la scuola?
Però, per oggi bisogna prendere atto di quel che è successo oggi. Gli Stati generali della scuola, convocati con forti squilli di tromba, si sono risolti in una specie di mascherata, con il palazzo assediato da centomila persone, con migliaia di poliziotti a cavallo impegnati nella difesa del fortino, la Moratti intimidita, Berlusconi che ha cercato di tirar su gli animi con la sua solita abilità - quando è sulla ribalta - ma senza troppo sugo.
Gli studenti erano cinquanta o centomila, moltissimi. Hanno sfilato per un paio d'ore nei viali dell'Eur, che mai - da quando il grande architetto Piacentini costruì questo quartiere negli anni trenta - avevano visto una manifestazione politica di piazza così grande. Poi ancora per due ore hanno cinto d'assedio il Palazzo dei congressi in un clima abbastanza mite, con pochissimi momenti di tensione. Era impressionante, a colpo d'occhio, l'enorme distanza che c'era tra la forza degli studenti in piazza e la confusa debolezza della convention della Moratti, assediata nel palazzotto.
Cosa volevano gli studenti? Ci vorrebbe un'enciclopedia per raccontare cosa vogliono, cosa pensano, cosa sentono questi ragazzi di inizio millennio. Anche perché sono molto diversi tra loro, nei credi, nei comportamenti, nei tic, nelle fissazioni e anche nelle idee. Però ieri volevano una cosa chiarissima, semplice: buttare a mare la riforma della Moratti e protestare contro i tagli dei finanziamenti imposti dal governo con la legge finanziaria. Sul secondo obiettivo non hanno ottenuto molto, sul primo sono andati abbastanza vicini al bersaglio.
Erano molti anni che non si vedeva un movimento così forte e determinato nelle scuole italiane. Non bisogna lasciarsi abbagliare dal folklore, dalla strafottenza, da qualche superficialità di un movimento costituito da ragazzi che hanno meno di 18 anni. E' ovvio che sia così. Però è un movimento che ha le idee chiare e poca voglia di farsi prendere in giro. Vive su un rapporto molto stretto tra idealità e obiettivi concreti, come poche volte è successo in passato. Quale rapporto c'è tra questo movimento studentesco e i no-global? Strettissimo. In un certo senso sono la stessa cosa, perché nascono per gli stessi motivi e con gli stessi orientamenti. Sono profondamente delusi da dieci anni di Super-liberismo (che ha tradito le promesse di prosperità che aveva fatto al mondo), e indignati per il progetto di rafforzamento, anziché di moderazione, di questo liberismo selvaggio. Che è il progetto di Berlusconi, ma anche di Bush e in generale della destra.
Poi però, dentro questo orientamento comune, ogni movimento coltiva e difende la sua specificità. Ieri era in piazza il movimento studentesco, diretto dai ragazzi dei licei, sugli obiettivi dei ragazzi dei licei che nelle settimane scorse avevano occupato o portato all'autogestione migliaia di scuole in tutt'Italia. Poi c'erano anche i capi dei no-global (Agnoletto, Casarini, Bernocchi, Caruso, i leader dell'Arci e di Lega Ambiente) e c'era anche Rifondazione e persino - vistosissima, finalmente - una consistente delegazione dei giovani Ds. Ma il corteo era degli studenti, e loro lo hanno gestito con perizia e anche un po' di gelosia. Per esempio quando uno striscione dei Cobas si è fatto troppo avanti, una ragazzina di 16 anni ha preso per il bavero il capo dei Cobas e gli ha rotto l'anima finché lui ha convinto i suoi a fare arretrare lo striscione.
Se la politica italiana scambierà questi ragazzi per un piccolo esercito di goliardi farà un errore enorme. Che le costerà caro. Il governo già ha dovuto pagare un conto salato ai ragazzi del 2001.


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