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L’ora di religione? Soltanto con docenti di tutte le fedi

L’esperimento ad Amburgo. In cattedra ebrei, musulmani, evangelici o cattolici

04/01/2020
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la Repubblica

nostro inviato Giampaolo Cadalanu

BERLINO — Una lezione di religione, dove dietro la cattedra possa essere un musulmano, un ebreo, un evangelico o un cattolico. Le scuole di Amburgo accoglieranno i docenti di ogni credo, che potranno insegnare solo dopo aver compiuto un percorso completo, quando saranno dunque capaci di presentare le visioni diverse dei diversi temi. È un esperimento varato in accordo con le diverse comunità religiose in tre diverse scuole della città anseatica e già sperimentato alla Kurt Tucholsky Schule nel sobborgo di Altona. «Un’idea meravigliosa per la nostra città che accoglie diverse culture», ha sottolineato il socialdemocratico Ties Raven, assessore alla Scuola e lui stesso ex insegnante di religione.

Per i cattolici è un passo più difficile che per gli altri, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung , perché la Chiesa di Roma ha sempre visto l’insegnamento come parte della missione. Ma le autorità scolastiche del Land lo hanno messo in chiaro: la lezione di religione non può essere opera di proselitismo, ma deve essere un impegno di educazione e maturità religiosa. Amburgo è sempre stata all’avanguardia, in questo senso, proponendo un’unica ora di religione per tutti, con contenuti condivisi, contrariamente agli altri Lander, nelle cui scuole sono presenti fino a 13 diversi indirizzi. Ma evidentemente in passato l’approccio evangelico non ha provocato imbarazzo, tanto che finora, scrive il quotidiano, praticamente nessuno ha utilizzato la possibilità di evitare le lezioni. Tutt’al più i docenti cattolici si orientavano verso una delle 21 scuole legate alla Chiesa di Roma. I professori buddisti, ebrei, musulmani e aleviti partecipavano alla definizione dei programmi, ma non potevano insegnare direttamente.

L’ex sindaco democristiano Ole von Beust aveva garantito il diritto a un’istruzione religiosa diversa già dal 2012, possibilità usata prima dalla comunità musulmana, poi dalla comunità ebraica. Ma il nuovo modello di educazione non prevede un punto di vista totalmente neutrale da parte del docente, quanto piuttosto la responsabilità specifica della comunità religiosa nell’adottare una visione equilibrata. L’iniziativa ha raccolto commenti positivi: l’approccio meno vincolante, con una sfumatura di filosofia piuttosto che solo la spiegazione dei dogmi della fede, è considerata un strumento di integrazione e di stimolo della tolleranza.