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L’Italia? È il fanalino di coda 70mila matricole in meno e il 45 per cento abbandona

Il rapporto di AlmaLaurea

20/03/2017
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la Repubblica

Valentina Ferlazzo

Il calo di iscrizioni nelle università italiane è ormai purtroppo un dato di fatto, come conferma anche l’ultima indagine condotta da AlmaLaurea: dal 2003 al 2015 gli atenei hanno perso quasi 70mila matricole (pari al 20 per cento). «L’elevata dispersione scolastica, il contenuto tasso di passaggio dalla scuola secondaria superiore all’università, sono solo alcune delle ragioni che spiegano perché appena il 30 per cento dei diciannovenni decide di continuare gli studi», commenta il presidente del Consorzio interuniversitario Ivano Dionigi. «C’è la fuga all’estero non solo dei laureati, ma già dei diciannovenni: imparano le lingue, trovano lavoro e in molti Paesi non pagano le tasse. Ecco perché diventano centrali e decisive le politiche di orientamento e di diritto allo studio», continua Dionigi.

A questo crollo si aggiunge anche un elevato tasso di abbandono. La Commissione Europea rileva che l’Italia nel 2013 ha avuto una delle quote più alte in Europa, pari al 45 per cento. Superato lo scoglio della maturità, è facile che i giovani alle prese con questa nuova delicata sfida perdano la bussola. È per questo che le attività di orientamento degli atenei possono dare una grossa mano di aiuto. Numeri alla mano «il 44 per cento dei diplomati che ha svolto un percorso di questo genere, ha riportato a un anno dal titolo performance accademiche mediamente più brillanti e lineari dei colleghi che non hanno preso parte a progetti di orientamento o che lo hanno fatto ma senza seguire le indicazioni fornite loro da AlmaOrièntati. Sono quindi più “in gamba”: hanno un maggior numero di crediti (40 contro 35) e hanno cambiato in minor misura ateneo e/o corso (7 per cento contro 115 per cento)», risponde il presidente di AlmaLaurea.

Per i neodiplomati il passaggio dalla maturità all’università non è una passeggiata: come reagire e ritrovare la voglia di studiare per non gettare alle ortiche la preziosa opportunità di laurearsi? La psicologa Dina Guglielmi del Dipartimento di Scienze dell’educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Alma Mater di Bologna dà qualche suggerimento utile per affrontare il primo anno. «Pensare che non posso fare nulla o che l’esame è andato male perché non sono abbastanza capace portano emozioni negative e una bassa motivazione al successo: la conseguenza naturale di questa condizione sarà il conseguimento di risultati ancora più scarsi. Al contrario, la tendenza a mantenere un buon grado di monitoraggio di quanto accade nel nuovo ambiente sono elementi fondamentali per l’inserimento nel contesto accademico», spiega. E aggiunge: «Un percorso così impegnativo richiede una buona motivazione e un costante impegno. A ciò vanno aggiunte azioni concrete che facilitano il raggiungimento degli obiettivi, come frequentare lezioni, confrontarsi con i docenti, creare e sfruttare occasioni formali e informali di approfondimento, tessere relazioni costruttive con compagni, consultare siti e forum dei corsi di laurea o delle associazioni studentesche». Ma qual è il metodo di studio più efficace all’università? «L’organizzazione del lavoro in autonomia, il pensiero critico e un approccio profondo e puntuale sugli argomenti da studiare. Gli studenti che adottano tali strategie soddisfano l’esigenza personale di cogliere il senso profondo di quanto trasmesso e sono portati ad analizzare con senso critico tali insegnamenti, dunque riescono a conseguire maggiore successo».