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L'indipendenza dell'ISTAT

La questione è pressante, data la crescente impazienza che l’Esecutivo sta palesando verso chi dimostri di avere a cuore la terzietà delle statistiche. Sembra quasi che i tecnici debbano prestar fede a un progetto politico, indipendentemente dalla logica o dalle leggi dell’aritmetica.

22/07/2018
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la Repubblica

Fernando Giugliano

C’è una nomina cruciale per la capacità del Paese di guardarsi allo specchio e comprendersi, di cui il governo si sta disinteressando. A metà luglio è scaduto il mandato di Giorgio Alleva come presidente dell’Istat, l’ente che raccoglie ed elabora i principali dati su cui cittadini, aziende e politici basano le loro scelte. Alleva è ancora al suo posto (in proroga), ma è improbabile che venga confermato. Il problema è che non è affatto chiaro né chi lo sostituirà, né i criteri di selezione.

La questione è pressante, data la crescente impazienza che l’Esecutivo sta palesando verso chi dimostri di avere a cuore la terzietà delle statistiche. Sembra quasi che i tecnici debbano prestar fede a un progetto politico, indipendentemente dalla logica o dalle leggi dell’aritmetica. La forza di una democrazia dipende invece dalla presenza nel dibattito pubblico di informazioni corrette. L’Istat è dunque il primo baluardo contro l’oscurantismo e gli abusi di potere. La confusione di parti nei confronti dell’istituto di via Balbo è saltata all’occhio qualche settimana fa, in seguito a un incontro tra Alleva e il sottosegretario all’Economia, Laura Castelli. Al termine del colloquio, l’esponente del M5S ha divulgato un comunicato in cui parlava della necessità di avere una « sinergia » fra Istat ed Esecutivo « per il raggiungimento degli obiettivi del contratto di governo». La sottosegretaria ha poi spiegato che per "sinergia" intendeva una leale collaborazione.

Ma strafalcioni di questo tipo impongono un supplemento di attenzione nel valutare qualsiasi scelta che l’Esecutivo vorrà fare sulla presidenza dell’Istat. Per comprendere in quali rischi si incorra minando la terzietà delle statistiche basti ricordare quanto accaduto in Grecia subito prima della crisi del debito sovrano. L’istituto di statistica greco aveva sottostimato l’ampiezza del deficit pubblico, dando l’impressione di un bilancio dello Stato più in ordine di quanto non fosse. Solo l’arrivo di Andreas Georgiou, un economista greco in forza al Fondo monetario internazionale, portò Elstat a rettificare le statistiche. Oggi Georgiou è sotto processo per quella scelta, nonostante sia stata decisiva per ricostruire la credibilità dell’istituto.

Il governo di Lega e 5 Stelle non è certo il primo a mostrare incuria nei confronti dell’Istat. La nomina di Alleva arrivò solo dopo un lungo interim che seguì le dimissioni di Enrico Giovannini, diventato ministro del Lavoro del governo di Enrico Letta. La stessa nomina fu al centro di polemiche, fra cui la lettera di un gruppo di economisti che accusarono Alleva (professore ordinario di Statistica all’Università La Sapienza di Roma) di avere credenziali scientifiche insufficienti. Tuttavia, il governo di Matteo Renzi ebbe l’ottima idea di selezionare il candidato tramite call pubblica, a cui risposero 40 candidati. Alla trasparenza non corrispose analoga chiarezza nell’individuazione dei criteri per la selezione. Ma si trattò comunque di un importante segnale, che sarebbe opportuno replicare. Purtroppo, il ministro della Funzione pubblica, Giulia Bongiorno, a cui spetta la proposta del candidato, non è in grado neppure di dire se verranno confermate le stesse modalità di selezione. Il rischio è il ripetersi dell’enorme confusione che ha accompagnato la nomina dell’amministratore delegato di Cdp, figlia di un conflitto tra le tre anime dell’Esecutivo: la Lega, i 5 Stelle e i tecnici, in questo caso il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

L’indipendenza dell’Istat gode di importanti salvaguardie, sia dal punto di vista delle nomine sia da quello operativo. La scelta del presidente deve essere controfirmata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, che in questi mesi ha dimostrato grande attenzione su nomine che avrebbero potuto destabilizzare la tenuta del Paese. Inoltre, l’Istat deve conformarsi a standard e protocolli concordati a livello europeo, in quanto parte del sistema Eurostat. Tuttavia, la migliore garanzia è la proposta di un nome di assoluto livello e indipendenza. Il governo si muova presto, con trasparenza e cognizione della posta in gioco.