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Indagine sulla situazione dei ricercatori abilitati in Italia

Nel reclutamento di nuovi professori associati il fattore geografico ha inciso e continua sempre più ad incidere in maniera determinante

23/06/2018
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ROARS

Andrea Ventura

Quanti sono attualmente in Italia i ricercatori a tempo indeterminato (RTI) titolari di abilitazione scientifica nazionale (ASN)? Escludendo un numero di pensionati, trasferiti all’estero o comunque usciti dal sistema universitario che si aggira attorno a 1.600 (titolari di ASN in circa il 20% dei casi) si può stimare in circa 5.900 il numero di RTI abilitati al ruolo di professore di 2^ fascia in almeno un settore concorsuale. Ad oggi, circa il 60% dei 23.740 RTI che erano in servizio nel 2013 ha conseguito l’ASN e, tra gli abilitati, il 57% dei RTI ha avuto accesso alla 2^ fascia (o anche alla 1^). Sebbene la percentuale di RTI abilitati (indicatore che rappresenta in un certo senso la “qualità” dei candidati RTI rispetto all’ASN) sia in generale piuttosto uniforme su tutto il territorio nazionale, con una deviazione standard approssimativamente pari all’8% e senza una significativa dipendenza dal dato geografico, la percentuale dei passaggi a PA (o PO) da parte dei RTI abilitati presenta una deviazione standard molto più accentuata (quantificabile nel 12%), con un chiaro sbilanciamento tra Nord e Sud. La percentuale di RTI abilitati per i quali vi è stato un passaggio a PA (o PO) varia fortemente con la posizione geografica degli atenei, passando da valori compresi tipicamente tra 60% e 70% al Nord fino a valori mediamente sotto il 50% al Sud. Nel reclutamento di nuovi professori associati il fattore geografico ha inciso e continua sempre più ad incidere in maniera determinante. Di ciò bisognerebbe, auspicabilmente, tener conto in eventuali future azioni definite a livello ministeriale (quali piani straordinari e/o interventi perequativi) che potranno interessare migliaia di RTI titolari di abilitazioni sempre più prossime alla scadenza.

Quanti sono attualmente in Italia i ricercatori a tempo indeterminato (RTI) titolari di abilitazione scientifica nazionale (ASN)?

Per rispondere a questa domanda è sufficiente accedere agli elenchi di tutti gli abilitati ai vari settori concorsuali, consultabili sul sito ASNhttp://abilitazione.miur.it (si tratta di circa 35mila abilitazioni, salvo conteggi multipli, per le tornate 2012 e 2013 e per i primi quattro quadrimestri della tornata 2016-18) e trovare le corrispondenze tra i nominativi degli abilitati e quelli dei docenti del sistema universitario, reperibili al link del CINECA  http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php sia aggiornati alla data attuale (è stato preso come riferimento il 23/04/2018), sia per quanto riguarda gli anni trascorsi (in particolare conviene considerare il 31/12/2013, come ultima data utile prima dell’inizio dell’effettiva applicazione dell’ASN ai fini delle procedure concorsuali).

L’indagine non è immediata, poiché richiede una serie di accortezze tecniche, soprattutto per quanto concerne i casi di omonimia, sia tra RTI sia includendo i professori associati (PA) e i professori ordinari (PO), tanto più là dove intervengono anche trasferimenti, ridenominazioni di sedi o strutture di afferenza e variazioni di settori (concorsuali e/o scientifico-disciplinari). Ulteriori problematiche subentrano in fase di associazione tra i nominativi dei RTI e i titolari di ASN (non solo per omonimie, ma anche per impiego di secondi nomi o uso difforme di caratteri speciali).

Dei 23.740 RTI in servizio presso 89 atenei italiani alla data del 31/12/2013, attualmente 14007 risultano nel ruolo di RTI. Circa 8.200sono stati i passaggi nel ruolo di professore di 2^ fascia, e in circa 180 casi tra questi anche nel ruolo di professore di 1^ fascia. Escludendo un numero di pensionati, trasferiti all’estero o comunque usciti dal sistema universitario che si aggira attorno a 1.600 (titolari di ASN in circa il 20% dei casi) si può stimare in circa 5.900 il numero di RTI abilitati al ruolo di professore di 2^ fascia in almeno un settore concorsuale. Quantificando l’occorrenza di tutte le casistiche di possibili omonimie che inficiano la corretta associazione dei nominativi dei RTI con quelli dei titolari di ASN, il margine di errore sui suddetti valori numerici per ciascuna delle suelencate categorie risulta dell’ordine dell’1%.

Ad oggi, dunque, a livello nazionale, circa il 60% di tutti i RTI che erano in servizio nel 2013 ha conseguito l’ASN e, tra gli abilitati, il 57% dei RTI ha avuto accesso alla 2^ fascia (o anche alla 1^). Tali percentuali sono riportate, sede per sede in ordine di latitudine, nella seguente tabella (viene preso in considerazione l’ateneo di appartenenza di ciascun RTI nel 2013). Per effetto di eventuali trasferimenti, e soprattutto per quanto concerne gli atenei più piccoli, il margine di errore relativo sui numeri forniti può salire fino al 2-3%.

Sebbene la percentuale di RTI abilitati (indicatore che rappresenta in un certo senso la “qualità” dei candidati RTI rispetto all’ASN) sia in generale piuttosto uniforme su tutto il territorio nazionale, con una deviazione standard approssimativamente pari all’8% e senza una significativa dipendenza dal dato geografico, la percentuale dei passaggi a PA (o PO) da parte dei RTI abilitati presenta una deviazione standard molto più accentuata (quantificabile nel 12%), con un chiaro sbilanciamento tra Nord e Sud.

Ad ogni modo, per una più chiara lettura delle informazioni presentate nella precedente tabella, al netto di fluttuazioni dovute a differenze ed eterogeneità tra gli 89 atenei coinvolti nella presente indagine, risulta preferibile un’aggregazione dei dati per regione (si ignora la Valle d’Aosta a causa del basso peso in termini di RTI abilitati rispetto al totale nazionale, <0.1%). In particolare, dalla tabella sottostante, si osserva che la percentuale di RTI abilitati per i quali vi è stato un passaggio a PA (o PO) varia fortemente con la posizione geografica degli atenei, passando da valori compresi tipicamente tra 60% e 70% al Nord fino a valori mediamente sotto il 50% al Sud.

A questo punto, dopo aver constatato quale sia stata, integrata nel tempo, l’efficacia del Piano Straordinario Associati per ciascuno degli atenei italiani, può essere interessante approfondire ulteriormente l’indagine in modo da stimare quanto recentemente sia “dinamico” il sistema universitario in risposta agli esiti dell’ASN. In primo luogo, tramite uno studio analogo a quello precedentemente descritto, si osserva che alla fine del 2016 il numero di RTI in possesso di abilitazione (riferita alle sole tornate 2012 e 2013) si aggirava attorno a 3200, la maggior parte dei quali permane tuttora nel ruolo di RTI, mentre il numero complessivo di RTI abilitati, a seguito della tornata ASN 2016-18 (tuttora in corso, in attesa di conoscere e quantificare gli esiti del quinto e ultimo quadrimestre) potrà verosimilmente raddoppiare. D’altro canto, la percentuale di RTI abilitati con la tornata 2016-18 che hanno avuto accesso al ruolo di professore associato è piccola ma non nulla (1.9%), e necessariamente crescerà nei prossimi mesi. Si tratta di numeri piuttosto piccoli (circa 450 ex-RTI), che però statisticamente sono sufficienti a trarre utili considerazioni. Infatti, da un esame approfondito sede per sede (si veda la tabella seguente, in cui sono riportati gli atenei con almeno 50 RTI), si nota che il divario Nord-Sud è ancora più accentuato di quanto già osservato: mentre, cioè, negli atenei settentrionali oltre il 3% dei neo-abilitati ha già avuto accesso alla 2^ fascia (con punte che sfiorano il 10%), mediamente tale percentuale negli atenei dell’Italia centro-meridionale è inferiore all’1%.

Pur in considerazione delle innumerevoli variabili in gioco nell’indagine qui presentata, al di là delle eterogenee situazioni che caratterizzano storicamente e culturalmente le diverse sedi universitarie, anche per effetto delle autonome scelte di programmazione del personale docente realizzate nel tempo nei limiti delle risorse a disposizione, appare quanto mai evidente che nel reclutamento di nuovi professori associati il fattore geografico ha inciso e continua sempre più ad incidere in maniera determinante. Di ciò bisognerebbe, auspicabilmente, tener conto in eventuali future azioni definite a livello ministeriale (quali piani straordinari e/o interventi perequativi) che potranno interessare migliaia di RTI titolari di abilitazioni sempre più prossime alla scadenza.