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Imparare il coding come in un talent Ecco la scuola dei geni delle app

A Roma, da ottobre, le selezioni

05/08/2020
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la Repubblica

di Jaime D’Alessandro

ROMA — Non si pagano rette, niente professori, nessun titolo di studio richiesto e nessun certificato rilasciato alla fine riconosciuto da altri. A metà strada fra un videogame e un talent show, l’École 42 sta per aprire i battenti in Italia promettendo posti in prima fila nel mondo dell’economia digitale. Pensata per formare persone fra i 18 e i 35 anni alle professioni del futuro, insegna l’arte del cosiddetto "coding", la programmazione. «Si affrontano problemi concreti collaborando con gli altri», spiega Riccardo Zacconi, diventato ricco e famoso grazie alla app Candy Crush. «Esattamente quel che serve a colossi della tecnologia. Ecco perché funziona».

L’idea è dell’imprenditore Xavier Niel, fondatore della compagnia telefonica Iliad, che per il nome si è ispirato all’ironia di La Guida galattica per gli autostoppisti , il romanzo di Douglas Adams. Un gruppo di scienziati costruisce un supercomputer per porre "la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto". Il quale, dopo sette milioni di anni, risponde: "42". Stando alla rete di venti istituti sparsi per il mondo nati dal 2013 ad oggi, coloro che hanno finito il triennio una risposta l’hanno ricevuta immediatamente e si son visti piovere fra le mani un impiego. Nessuno escluso. Dopo Parigi, Freemont, Seoul, Amsterdam, adesso è la volta di Roma. Ospitata dalla Luiss alla Stazione Termini, si basa sulla formula inusuale voluta da Niel e dal suo socio Nicolas Sadirac. Per la richiesta c’è tempo fino a fine settembre, poi bisognerà "solo" superare un test attitudinale e di logica, e in autunno partecipare alla fase ad eliminazione che dura quattro settimane. Se si riesce a far parte della rosa dei 150 fortunati, nella 42 Roma Luiss si dovrebbe acquisire la mentalità giusta per un futuro nel quale le professionalità più richieste cambieranno di continuo. Attraverso 21 livelli, che vanno superati collaborando con gli altri studenti, si fa pratica con strumenti applicabili nel campo nella robotica come nell’intelligenza artificiale usando linguaggi di programmazione come Python, C, Java. Sono gli studenti stessi a giudicare il lavoro dei colleghi con un sistema di crediti che spinge a premiare le soluzioni di gruppo. Estrema forma di disintermediazione dell’apprendimento applicata a un settore specifico, la programmazione, partendo dall’idea che «l’accademia non è in grado di riconoscere i talenti dell’era informatica », per usare le parole di Sadirac.

Il costo della scuola a Parigi è di sette milioni di euro l’anno, forniti gentilmente da Niel. Ad Helsinki il finanziatore è Ilkka Paananen, miliardario cofondatore di SuperCell, la stessa di app dal successo planetario come Clash Royale . In Italia, la 42 costerà circa tre milioni a stagione e oltre ad avere la Luiss alle spalle è sostenuta dall’associazione LA For Growth, della quale fanno parte Zacconi, Luca Maestri, vicepresidente e direttore finanziario di Apple, ed Emma Marcegaglia, imprenditrice ed ex presidente sia di Confindustria sia della Luiss. «Viviamo in un Paese che è agli ultimi posti per competenze digitali in Europa e di quelle competenze abbiamo un disperato bisogno», racconta lei. «Dobbiamo anche rimettere in moto l’ascensore sociale riconoscendo il talento. Lo schema di fondo della École 42 serve a questo. Non si sostituisce all’Università, è però una risposta concreta e immediata, che speriamo si riesca a replicare presto nel sud Italia».

I dati di École 42 dimostrerebbero che l’80 per cento degli studenti ha trovato lavoro già alla fine del primo anno. Ma sono numeri che nessuno ha ancora verificato. Di sicuro qui da noi mancano fra i 45mila e gli 88mila esperti di digitale, con in testa proprio i programmatori e siamo al 25esimo posto su 28 nell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) stilato dalla Commissione europea. Secondo Zacconi una situazione simile si risolve solo cambiando metodo. «Nella 42 si punta ai moduli, o livelli, perché stabiliscono una dinamica simile alla realtà del lavoro. In secondo luogo, se avessimo potuto moltiplicare all’infinito gli insegnanti più bravi lo avremmo fatto, ma non è possibile. C’è invece bisogno di un sistema che sia replicabile ovunque e accessibile a tutti». Dopo la selezione, la scuola aprirà i battenti ai 150 studenti a gennaio. Bisognerà aspettare almeno un anno per capire se saprà davvero rispondere ad una delle "domande fondamentali" in Italia: creare competenze e occupazione.


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