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Il Tar boccia la Azzolina la febbre si misura a scuola

Il Tar respinge la richiesta del governo di sospendere la misurazione della temperatura a scuola Il governatore del Piemonte Cirio esulta: noi esempio di sicurezza. Conte: no a sterili polemiche

18/09/2020
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La Stampa

lidia catalano

alessandro mondo

«Ha vinto il buonsenso, sono sempre stato convinto della bontà delle nostre ragioni», gongola Alberto Cirio. Il decreto con cui il Tar ha respinto la richiesta del governo di sospendere d'urgenza l'ordinanza del Piemonte che impone alle scuole la verifica della temperatura agli studenti rappresenta una svolta nella arroventata diatriba tra la Regione e Roma.

Il provvedimento emanato dal governatore di Forza Italia alla vigilia della ripresa delle lezioni si basa su tre punti: i genitori, dopo avere misurato la temperatura ai figli, devono autocertificarla sul diario; le scuole sono tenute a verificare e in assenza dell'attestato hanno l'obbligo di provvedere direttamente alla rilevazione della febbre.

Una «deresponsabilizzazione delle famiglie», spinte a chiamarsi fuori sapendo che in ogni caso ci penserà la scuola: questa l'obiezione del governo, che tramite la ministra dell'Istruzione Azzolina e il ministro della Salute Speranza ha presentato ricorso contro l'ordinanza. Mentre per Cirio si tratta semplicemente di un controllo in più, un'ulteriore verifica di un'incombenza che, come prevede la normativa nazionale, spetta comunque alle famiglie.

Il Tar sembra propendere per l'interpretazione della Regione: il 14 ottobre è stata fissata la discussione in via ordinaria dell'istanza di sospensiva davanti all'intero Collegio nel merito. Ma per quella data l'ordinanza regionale sarà scaduta. Fine dei giochi, quindi: a meno che il governo non decida di reiterare il Dpcm contenente le regole sulla scuola (anche quello scade il 7 ottobre), e che la Regione non promulghi a sua volta un nuovo provvedimento. Impossibile, ad oggi, stabilire se in quel caso Roma tenterà un nuovo ricorso oppure no.

Tecnicismi a parte, per Cirio quella di ieri è una vittoria ai punti: la seconda dopo che martedì aveva chiesto e ottenuto di poter spiegare le proprie motivazioni con una relazione immediatamente trasmessa ai giudici. «Il decreto del Tar, redatto con molta cura e ampiezza di argomentazione, conferma che il provvedimento del Piemonte non toglie alle famiglie l'obbligo di misurare la febbre ai ragazzi e prevede soltanto un controllo, necessario per la salute pubblica, da parte delle scuole», commenta il professor Vittorio Barosio, avvocato e docente di diritto amministrativo, incaricato dalla Regione di rappresentarla di fronte al Tar. Con successo, a quanto pare.

Roma incassa il colpo. Dopo i tentativi di dissuasione dei giorni scorsi da parte dei ministri Azzolina, Speranza e Boccia, nessun esponente del governo si è più fatto vivo con Cirio. Ad intervenire, indirettamente, è stato il premier Giuseppe Conte. «È inconcepibile che la scuola diventi terreno di sterili polemiche politiche - ha detto a margine della visita all'Istituto comprensivo di Tor Bella Monaca -. I radar del governo sulla scuola non si spengono».

Per Cirio «è una vittoria del Piemonte, ora siamo tutti un po' più sicuri. Del resto, gli ultimi numeri degli studenti positivi dimostrano che i bambini con febbre possono essere un problema. Ne ho parlato a lungo con i presidenti di Basilicata, Calabria, Molise, e tutti ci osservano con interesse».

A rammaricarlo, semmai, «è il fatto che la nostra posizione, non politica, avrebbe potuto essere portata ad esempio dal governo stesso nelle altre regioni. Auspico accada con il nuovo Dpcm, e nel caso ringrazierò. In un paese civile è normale che le scuole misurino la febbre ai bimbi, a prescindere dal Covid: ci sono gli orecchioni, il morbillo, e le altre malattie. In questo modo gli istituti possono attrezzarsi per tempo». Insomma: «Ha fatto scuola il buonsenso. Anche non arretrare è servito, a maggior ragione trattandosi di tutelare la salute dei bambini e dei nonni».

Sempre ieri un altro Tar, quello della Sardegna, ha accolto il ricorso del governo contro l'ordinanza del presidente della Regione Solinas: prevedeva l'obbligo di test sierologico, molecolare o antigenico rapido per chiunque arrivasse nell'isola. —