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Il Tar accoglie il ricorso contro la didattica a distanza in Lombardia

Azzolina «auspica» la partenza della vaccinazione nelle scuole. Vaia (Spallanzani): «Se le dosi non bastano governo e parlamento lo dicano chiaramente»

14/01/2021
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Il Tar Lombardia ha sospeso l’ordinanza emessa dal presidente della regione Lombardia Attilio Fontana l’otto gennaio scorso con la quale il rientro delle scuole superiori al 50% è stato rinviato al 25 gennaio. Le lezioni sono ricominciate da allora con la didattica a distanza al 100%. Il ricorso era stato presentato l’11 gennaio dal comitato «A scuola!» che ha ottenuto una prima affermazione contro un decreto del governo – norma di rango primario – che ha stabilito la progressiva ripresa dell’attività scolastica.

L’ordinanza di Fontana non sarebbe stata «sufficientemente motivata: afferma per esempio di voler evitare assembramenti quando nelle zone arancioni, condizione in cui attualmente si trova la Lombardia, sono aperti i negozi e c’è libertà di circolazione, ovviamente anche per i ragazzi. L’ordinanza, inoltre, ignora il lavoro dei tavoli prefettizi che avevano elaborato un piano per lo scaglionamento degli orari della città e la ripresa della didattica in presenza e non considera altre possibilità esistenti in relazione alle scuole, come l’introduzione dei cosiddetti tamponi rapidi e l’incremento del contact tracing, misure che potrebbero essere non difficilmente implementate».

L’ordinanza – scrive il Tar – deve essere sospesa «nella parte in cui disciplina la didattica a distanza, imponendola al 100%, nel periodo compreso tra i giorni 11 gennaio e 15 gennaio 2021». «Il pericolo che l’ordinanza vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti; emerge così l’irragionevolezza della misura disposta, che, a fronte di un rischio solo ipotetico di assembramenti, anziché intervenire su siffatto ipotizzato fenomeno, vieta radicalmente la didattica in presenza per le scuole di secondo grado, didattica che l’ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio». Venerdì si deciderà in che zona sarà collocata la Lombardia. Se fosse rossa sarà prevista la Dad per le superiori.

«Le scuole possono riaprire, ovviamente non già domani perché è troppo tardi – ha spiegato il portavoce del comitato «A Scuola» – per organizzarsi». A meno che Fontana non faccia ricorso, com’è già accaduto in un caso analogo in Puglia. Nella profonda crisi politico-istituzionale creata dalla pandemia, ormai il diritto allo studio è deciso dal Tar mentre governo e regioni continuano a opporsi mentre si è creata un’autonomia differenziata nei fatti.

Cresce la richiesta di vaccinare docenti, personale Ata e studenti over 16 dopo, o insieme, alla fascia degli anziani over 80 per permettere un vero rientro a scuola in presenza prima della fine di questo anno scolastico. Il due dicembre scorso il ministro della salute Speranza aveva dato alla Camera parere positivo su una risoluzione di maggioranza che già aveva raccolto l’idea proveniente dal mondo della scuola. Prima e dopo la vaccinazione è stata chiesta da tutti i movimenti che chiedono il ritorno a scuola, in particolare alle superiori tartassate dal conflitto tra governo e regioni. «Subito dopo le prime fasce, gli operatori sanitari e gli anziani, va messa la scuola – sostiene il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, che ieri ha incontrato gli studenti del liceo Tasso impegnati nella didattica alternativa diffusa fuori dalla loro scuola – La scuola non produce contagio ma può trasformarsi in un incubatore di contagio e quindi bisogna renderla immune. Se le dosi non sono sufficienti chiediamo che il governo e il parlamento lo dicano in modo chiaro». E in effetti, ieri durante un question time alla Camera la ministra dell’Istruzione Azzolina sembra avere ascoltato Vaia e ha esplicitato una richiesta che era balenata in alcune dichiarazioni nei giorni scorsi. «Ho chiesto e ottenuto di dare priorità al personale scolastico. Auspico che si proceda speditamente con la vaccinazione degli operatori sanitari e degli anziani, per arrivare subito alla scuola, partendo dal personale fragile e da chi ha una età più avanzata». Ma è quell’«auspico», detto da un ministro che ha fatto fatica a farsi ascoltare anche tra le componenti del governo Conte 2, che rivela un dettaglio a cui prestare attenzione. Azzolina non ha precisato quando partirà la vaccinazione. Ha auspicato che parta. In pratica, la decisione di vaccinare circa un milione di lavoratori e almeno altrettanti studenti non è stata ancora presa. E potrebbe non esserlo a breve, considerati i tempi della crisi al buio che si è aperta.

Ieri sono arrivati i primi segnali di un altro problema. Davanti al fallimento del governo, e delle forze di maggioranza che saranno impegnate nella soluzione della crisi nelle prossime settimane, le regioni potrebbero iniziare a fare per conto proprio, come è già accaduto nel caos delle riaperture che ha messo in ginocchio il Conte 2. Ad esempio prendiamo la Puglia, già protagonista del modello che è stato battezzato «didattica a scelta» (Das): i genitori scelgono di inviare i figli a scuola, mentre le autorità se ne lavano le mani. Insieme alla continuazione della Das e all’istituzione dell’operatore sanitario Covid in ogni scuola, la regione si sta muovendo per inserire il personale scolastico nella «fase 2» della campagna vaccinale. Lo hanno sostenuto i sindacati Flc Cgil, Cisl Scuola, Snals-Confsal, Fgu e Anief dopo un incontro con il presidente Michele Emiliano e gli assessori Sebastiano Leo, Pierluigi Lopalco e Anita Maurodinoia. Così potrebbero fare anche altre regioni mentre la politica nazionale è avvitata in un duro conflitto di potere.

Nel frattempo, sul fronte delle lotte studentesche per la riapertura delle superiori in presenza va segnalata la chiusura dell’occupazione del cortile del liceo Manzoni a Milano. I venti studenti protagonisti hanno ricevuto la solidarietà dei loro coetanei, dai genitori e dai docenti e da molte persone che hanno portato generi di prima necessità. «Voi ci togliete la scuola, noi ce la riprendiamo. Speriamo che questa iniziativa possa essere replicata da altri» hanno detto gli studenti