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«Il tablet annulla la cultura della scrittura»

Professor Reale, perché lei in «Salvare la scuola nell'era digitale», appena uscito per la casa editrice La Scuola di Brescia, sostiene che occorre salvarla dalle nuove tecnologie?

10/04/2013
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Corriere della sera

Professor Reale, perché lei in «Salvare la scuola nell'era digitale», appena uscito per la casa editrice La Scuola di Brescia, sostiene che occorre salvarla dalle nuove tecnologie?
«Perché rischiano di distruggere l'antico rapporto tra allievo e maestro e sostituirsi ad esso. Il digitale può annullare la cultura della scrittura e i vantaggi che ha dato in due millenni e mezzo. Qualche informatico ha già detto che i docenti dovranno trasformarsi in tecnici multimediali. Ma la scuola ha un valore etico che aiuta a diventare uomini: è questa la sua caratteristica, superiore ai contenuti e alle nozioni».
Dunque lei non introdurrebbe...
«No, desidero che venga introdotta l'informatizzazione nelle scuole. Tuttavia questi mezzi non devono essere il fine dell'istruzione, ma dei supporti. Non vanno imposti come scopi. La scuola dovrà inoltre aiutare il giovane a non diventare vittima dell'informatica, come già sta accadendo».
Vittima dell'informatica?
«Sì, tale è chi cade in una forma di autismo: significa vedere e giudicare il mondo in rapporto al proprio computer. Ci sono aziende negli Usa che praticano la sospensione dell'informatica un giorno ogni settimana per poter salvare i rapporti umani. Che si realizzano sempre tra persona e persona».
Anche la lettura allora andrebbe salvata?
«Ci sono soggetti vinti dalle tecnologie: per loro tutto si è rimpicciolito e oggi i grandi sacerdoti dei nuovi mezzi di lettura confessano che non saprebbero più leggere un romanzo di Dostoevskij o un'opera come Guerra e pace di Tolstoj. La lettura informatica mi sembra, inoltre, che limiti la capacità di concentrazione e di astrazione».
Ma la Rete ha ampliato le possibilità di ricerca...
«Sì, è vero, ma allo stesso tempo ha tolto le capacità di assimilare l'oggetto della ricerca e di capirlo a fondo. Di solito, si confonde la ricerca con l'abilità del taglia e incolla. In un concorso a premi sull'Europa, ho potuto constatare che tre testi erano sostanzialmente identici. Rimproverati, i ragazzi hanno contestato il rimprovero: erano convinti di aver fatto un lavoro originale copiando le medesime fonti. Ci sono tesi ormai riprese completamente da Internet. Negli Usa si comincia a punire questo plagio».
Lei dunque considera il digitale...
«Come molte altre cose esso reca vantaggi ma, allo stesso tempo, svantaggi uguali e contrari; se non superiori. La scuola deve aiutare a usare gli strumenti e a non diventare vittima di essi. Vorrei chiudere questo dialogo con una frase di Clifford Stoll, uno dei fondatori di Internet: "L'insegnamento non può ridursi a insegnare ai giovani a picchiettare su una tastiera otto ore al giorno"».
Armando Torno
 


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