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Il sottosegretario De Cristofaro: "Investire nella scuola è cambiare il Paese"

e la risposta di Tito Boeri

13/12/2019
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la Repubblica

di GIUSEPPE DE CRISTOFARO*

Gentile direttore,

vorrei ringraziarla per l’intervento di Tito Boeri sulla scuola pubblicato da Repubblica.  Restituire ai temi dell’istruzione, della formazione e della conoscenza centralità nel dibattito pubblico è essenziale per costruire un percorso differente nella scuola, in discontinuità con quanto vissuto negli ultimi venti anni.

Vi è un distruttivo ritardo di attenzione, di conoscenza e di cura verso la scuola. E questo in parte è confermato dallo stesso articolo di Boeri, dalla sorpresa - sua come di tanti commentatori - di fronte ai dati dell’indagine  PISA. E, mi si permetta, da un’analisi che, rigettando ogni responsabilità politica e istituzionale verso i ritardi della scuola e del Sud in particolare, scorre sui binari dei pregiudizi che contribuiscono ad allargare la distanza fra un mondo fatto di oltre otto milioni di studenti e più di un milione di docenti e collaboratori e il resto della società.

Davvero è possibile considerare le difficoltà della scuola italiana senza partire dal deficit di risorse? Si possono prendere in esame problemi gravi come la dispersione scolastica o i ritardi di alfabetizzazione al di fuori dei contesti sociali ed economici in cui si sviluppano? Gli stessi dati considerati da Boeri ci dicono il contrario.

Come Sottosegretario al Miur e prima ancora come genitore di due studenti delle scuole del nostro Sud, resto convinto che la rinascita della nostra istituzione scolastica possa vivere solo nell’ impegno e nell’assunzione di responsabilità di tutti gli attori coinvolti e non possa risolversi in una discutibile distribuzione di colpe, che vede troppo spesso gli insegnanti come paradossale capro espiatorio.

L’attenzione di cui ha bisogno la scuola è di sistema ed è controproducente sviluppare il confronto sui necessari cambiamenti a cui dobbiamo lavorare nella cornice della contrapposizione fra un Nord virtuoso e un Sud – ignorante e pigro nei genitori, demotivato negli insegnati – inerme. E’ sufficiente un confronto sulle condizioni degli istituti e sul valore degli investimenti in edilizia scolastica per vedere come la situazione sia ben più articolata per cause e responsabilità.

Il lavoro che stiamo portando avanti, con concretezza e senza l’illusione di modificare in pochi mesi condizioni di criticità strutturali, parte invece proprio dal riconoscimento della centralità dei tre attori principali della scuola: studenti, docenti e famiglie. In una prospettiva di cooperazione e non certo di contrapposizione.

Un esempio concreto è fornito proprio dalla questione relativa alle immissioni in ruolo sollevata da Boeri. Condivido in pieno la necessità di avere nel concorso ordinario la strada prioritaria, quando non anche unica, per l’ingresso in cattedra: dopo aver bandito il concorso per i collaboratori scolastici, stiamo lavorando al nuovo concorso per i docenti.  D’altra parte non si può cancellare la realtà costruita in questi anni e, in un Paese che ha prodotto un unico concorso a cattedra in tre lustri, la regolarizzazione di tante situazioni di precariato cronico è necessaria, sia per garantire il regolare funzionamento dell’istituzione, che per sanare situazioni di lavoro insostenibili di tante donne e uomini impegnati da anni nella scuola.

Tutti insieme dobbiamo tornare a credere che la scuola sia il principale investimento del nostro Paese, il comparto principale su cui misurare la crescita sociale e civile del nostro Paese. L’impegno prioritario della politica e del  nostro Governo è nel creare le condizioni, e quindi per reperire le risorse, per avviare questo completo cambio di prospettiva.

*sottosegretario al ministero dell'Istruzione


La risposta di Tito Boeri

È desolante notare dalla sua risposta come il reclutamento degli insegnanti sia ancora dettato da scelte emergenziali con precarizzazione, concorsi riservati e sanatorie. Non è da ieri che si sa che la scuola avrà bisogno di circa 25.000 assunzioni all'anno nei prossimi 10 anni solo per sostituire chi andrà in pensione per raggiunti limiti di età (essendo gli insegnanti italiani mediamente i più anziani d'Europa). Certo la colpa di questa mancata pianificazione non è solo di questo governo, ma speravo in un cambiamento di rotta rispetto al passato, anche alla luce di dati che confermano il grave ritardo della scuola nel Mezzogiorno. Invece tutto immancabilmente come prima.

Cordiali saluti,
Tito Boeri