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Il rettore dei rettori: “È la morte di un diritto”

Il professor Marco Mancini

05/04/2013
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La Stampa

[N. F.]


«U na situazione drammatica. Gravissima. E destinata a precipitare». Non ha dubbi Marco Mancini, rettore dell’università della Tuscia di Viterbo e presidente della Crui, la conferenza dei rettori delle università italiane. «In una situazione del genere non si può nemmeno parlare di diritto allo studio. Non esiste più. E a questo si aggiunge la situazione di difficoltà delle famiglie italiane. In sede alla Conferenza dei rettori, preoccupati per la grave situazione economica del paese, avevamo già chiesto più fondi per il diritto allo studio, senza ottenere nulla».

Cosa si può fare per rimediare?

«È essenzialmente una questione di soldi. Nel 2009 avevamo quasi 250 milioni di euro, nel 2012 erano 174 milioni e si può ormai considerare un periodo di vacche grasse. Quel che abbiamo davanti è un baratro.

Ancor prima di pensare a decreti e riforme, bisogna trovare i soldi.

Tra le possibili opzioni, si è parlato anche dei prestiti d’onore.

«I prestiti d’onore non sono una priorità, se ne parlò con la Gelmini, ma il piano non è mai decollato. Inutile discuterne ora, si parla del dessert quando in tavola manca il pane».

Nonostante la drammaticità del momento, non si parla granché di università.

«Mi sorprende che il problema non riesca a emergere in tutta la sua gravità. Associazioni studentesche e mondo della scuola devono lanciare un’azione comune, perché la questione arrivi sul tavolo del Governo, presente o futuro che sia. Siamo tagliati fuori dall’Europa. Se ci fosse una Maastricht europea, l’Italia non potrebbe rientrare».