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Il prof Luca Toselli: "Spiegazioni brevi, film e poesia. La didattica a distanza è bella, facciamola fino a maggio"

Il docente di Lettere e autore di saggi sulla Dad: "Gli studenti possono partecipare di più e i timidi si esprimono. Interrogazioni e verifiche a casa e i ragazzi devono imparare ad autovalutarsi"

30/10/2020
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la Repubblica

Corrado Zunino

ROMA – La Didattica a distanza, il professor Luca Toselli, l’ha incontrata a metà degli Anni Novanta. E ora che ha 58 anni e insegna Lettere a un tecnico e professionale di Torino, l’Istituto superiore Bosso-Monti, e ha appena scritto un libro che s’intitola “La didattica a distanza funziona, se sai come farla”, dice: “Il Paese avrebbe dovuto allestire un progetto di insegnamento da remoto fin dal 14 settembre, l’avvio dell’anno scolastico. Una realizzazione larga, profonda, una didattica in emergenza. Visto che non è stato fatto, ora sarebbe logico e virtuoso immaginare che per quest’anno la Dad durasse fino all’inizio di giugno. Tutta la stagione. Una buona Didattica a distanza è migliore e più efficace di questa in presenza, a singhiozzo, con i docenti in quarantena”.

Perché professore?
“La scuola non è una bicicletta che curva quando inizi a girare il manubrio, la scuola è un bastimento che impiega settimane e settimane a cambiare traiettoria. Non si può partire il 14, qualcuno il 22, qualcun altro il 24. Alcune regioni che chiudono, altre che vanno al 50 per cento a distanza, poi il governo ti chiede il 75 per cento. La scuola ha bisogno di certezze e continuità. Il sistema non le sta garantendo”.      

Dove insegna lei, in Piemonte, come vi regolate?
“Il dirigente scolastico ha accettato il mio consiglio: Didattica a distanza al 100 per cento con alcuni incontri in classe scelti dai docenti”.

Come deve essere realizzata una buona lezione da remoto?
“Diciamo, innanzitutto, quello che la Dad non deve essere: una scusa per dare compiti sul registro di classe”.

Preciso. Che cosa deve, invece, ispirare?
“Lezioni snelle e creative, poche date e molto ragionamento. La spiegazione dell’insegnante, per esempio, non può durare più di dieci minuti. I ragazzi non reggono oltre e reagiscono, invece, se vengono coinvolti, se si dà loro la parola. La Didattica a distanza può far crescere un modello di classe capovolta, la Flipped classroom. Laddove realizzata, funziona bene”.   

Lezioni snelle e creative cosa significa?
“Cineforum online, per esempio. Film davanti al pc. Il docente individua un film, lo presenta rapidamente a inizio lezione e lascia che gli studenti lo guardino il pomeriggio, la sera: si vede meglio e con più gusto. La lezione successiva, si avvia una discussione. “L’angelo sterminatore” di Bunuel, storia di una pandemia psicologica, personaggi che non riescono a uscire da casa. “Hannah Arendt” di Von Trotta, il processo a Eichmann, la banalità del male. “Reds” con Warren Beatty sulla Rivoluzione russa. Bunuel parla davvero ai ragazzi, e con gli altri film puoi fare storia. Devono trovarsi facilmente online ed essere gratis”.  

Cinema e che altro, a lezione?
“Un concorso di poesia al cellulare. Stimola l’andare a cercare dei nostri ragazzi. Film, ricerca di poesie sullo smartphone: in presenza sarebbe tutto più difficile”.
 

Qual è la piattaforma migliore per insegnare?
“Le piattaforme vanno tutte bene, si può continuare con quello che c’è: Meet, Zoom, Google Classroom, anche YouTube. Non è un problema di tecnologia, al limite solo di buona connessione. Il problema è usare con voglia e intelligenza queste pagine, lo schermo. Bisogna variare e popolarizzare la lezione, continuamente riattivare gli studenti, passare loro la parola. Il docente, qui, è un regista che aiuta gli studenti a muoversi, in libertà”.

Le slide servono?
“Poche, e devono essere significative. Appallano, molti docenti le usano solo per ricordare quello che devono dire. Meglio le visite ai musei virtuali, anche qui senza esagerare”.

Come devono essere le interrogazioni?
“Non bisogna chiedere quando è morto Napoleone, ma perché è morto a Sant’Elena. Perché, perché. Di certo, l'interrogato non può cercare il perché sbirciando sul telefonino. Diciamo che la graduale messa da parte del nozionismo dovrebbe valere anche in presenza”.

Le scuole che hanno la didattica a distanza al 75 per cento riservano al restante 25 per cento, gli studenti in presenza quindi, lo spazio per le verifiche scritte. Un blocco asfissiante di scritti uno dopo l’altro, in aula, perché se no, dalla cameretta, si copia.
“Un professore conosce la scrittura dei propri alunni, dovrebbe almeno. E basta una ricerca testuale su Google per scoprire la scopiazzata. Ho appena corretto i compiti di Italiano di una classe e ho trovato due verifiche prese parola per parola da internet. Bene, quei ragazzi si prendono 2. Non do mai questi votacci, a meno che non ci sia la rottura del patto di fiducia tra docente e discente. Si regge lì, la scuola, sulla fiducia”.

I voti, quindi?
“Bisogna portare lo studente, passo dopo passo, ad autovalutarsi. Utilizzo questo sistema da dieci anni e oggi posso dire che i ragazzi hanno una grande capacità di leggere il loro merito. In media, si danno lo stesso voto che ho in mente io o mezzo punto in meno. Il giudizio finale, comunque, resta dell'insegnante”.

Ci sono studi, e singoli docenti, che oggi spiegano come la lunga assenza da scuola nel secondo quadrimestre del 2019-2020 abbia provocato danni sociali e vuoti di conoscenze.
“Mi fermerei ai danni sociali, la distanza è un problema e fa soffrire questa generazione. Ma non andrei oltre. Con una buona Dad gli studenti hanno nuove conoscenze in cittadinanza digitale, imparano a fare ricerca, a usare i media. Vorrei dirvi che quella del nativo digitale è una fiaba. I miei ragazzi smanettano in continuazione sulle cose che a loro piacciono, inviano emoticon e video agli amici, ma sul piano della ricerca non sanno trovare niente, non conoscono la grammatica digitale. Non sanno cos’è un file, come si fa l’invio. Per questa finalità usa meglio internet mio padre, che ha 87 anni”.

E’ vero che i timidi si esprimono meglio da lontano?
“Sì, la classe ha anche un valore intimidente per chi è introverso. Un’altra positività della Didattica a distanza”.

Un docente, in Dad, lavora di più?
“Un bravo docente fa comunque molte più ore di quelle da contratto. Io parlo con i ragazzi al telefono, con le famiglie la sera e nel weekend. Do il mio telefono a inizio anno e i ragazzi possono chiamarmi in qualsiasi momento. Dobbiamo cercare di rendere il rapporto insegnante-studente un patto caldo, facile, il docente deve uscire dai formalismi e lo si deve trovare quando c’è bisogno. Certo, rischio di lavorare 14 ore al giorno e vorrei farlo con una maggiore tranquillità economica. Anche se mi danno 1.500 euro al mese, però, non smetto di impegnarmi. Molti maestri e professori lavorano così. In primavera la classe docente ha risposto alla Didattica a distanza come fosse un sol uomo, anche se il contratto non la prevedeva”.

Riassumendo?
“La didattica a distanza non è assoluta e non è in opposizione alla didattica in presenza. E’ una metodologia che ci apre possibilità inedite. A distanza la lezione è personalizzata, mirata sullo studente, in classe è più corale. A distanza è viso e voce, in presenza è con tutto il corpo. Si deve alternare, non è in alternativa. Chi assolutizza e poi la demonizza semplicemente non l’ha praticata. Non è vero che tutto si può fare a distanza, ma si possono realizzare molte cose e bene. Meglio di come si siano fatte con il lockdown di marzo-giugno e meglio di come si fa in presenza oggi, con il virus intorno”.