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Il premier difende Azzolina sulla scuola il gelo con i dem

«Non possiamo prescindere dalle linee guida del dicastero», ha sottolineato invocando sì una mediazione ma che parta dal piano del ministro. 

23/05/2020
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Il Messaggero

ROMA Il premier Giuseppe Conte in soccorso di Lucia Azzolina attaccata a testa bassa da Pd e Leu. Il presidente del Consiglio ieri ha deciso di prendere in mano il dossier scuola e di difendere le sue posizioni. «Non possiamo prescindere dalle linee guida del dicastero», ha sottolineato invocando sì una mediazione ma che parta dal piano del ministro. 
«Siamo praticamente fermi. Conte ha spiegato ieri sera uno dei partecipanti alla riunione che si è tenuta a palazzo Chigi alla presenza dei capigruppo della maggioranza per cercare di sbloccare l'impasse le sta facendo da scudo. Sembra non volere neanche la clausola di salvaguardia». Ma il vertice nella tarda serata si è concluso con un nulla di fatto e proseguirà oggi. Conte tenta la mediazione per evitare ulteriori strappi in maggioranza, mentre i sindacati minacciano lo sciopero. Sul tema dei concorsi lo scontro va avanti da 40 giorni. Da una parte il fronte che vuole assunzioni in base ad una semplice graduatoria per titoli, dall'altra parte il responsabile dell'Istruzione che insiste sulla prova selettiva. 
40 GIORNIMa lunedì bisogna cominciare a votare gli emendamenti al decreto in commissione e il provvedimento approderà nell'Aula di palazzo Madama per la fiducia. Un voto considerato ad altissimo rischio, con i dem e Leu sulle barricate. La clausola di emergenza pensata dalla Azzolina niente selezione in presenza se si rialzano i contagi non soddisfa. Viene considerata «un contentino», come dice la De Petris. «Tra i precari spiega la capogruppo del gruppo misto al Senato - c'è gente che insegna da più di 10 anni e che ha votato per M5S. Non è solo una questioni di titoli, in ogni caso dovranno prendere i crediti formativi e fare l'esame. Stando così le cose partiranno ricorsi. Devono stare attenti, M5S non può partire ogni volta lancia in resta», osserva, «è una follia che 78mila persone debbano spostarsi per un concorso da regione a regione». 
«Il governo rilancia anche il dem Verducci che ha presentato la maggior parte degli emendamenti osteggiati dai pentastellati non può mortificare le istanze di migliaia di precari. Ascoltarli non è una vittoria di parte ma di tutta la maggioranza e il governo».
Al momento è stallo. Pd e Leu (al tavolo ha pure il sottosegretario De Cristoforo) all'incontro hanno fatto muro ma il Movimento 5Stelle, contando sulla sponda del premier, non è intenzionato a tornare sui suoi passi. Del resto ieri si è mosso in pratica tutto il partito per dare man forte al ministro. «Continuano così nel blog delle Stelle - le pressioni dei partiti per non far svolgere alcun esame e procedere al concorso per soli titoli. E con loro i sindacati, che addirittura arrivano a paventare uno sciopero». L'incontro di ieri è stato dunque interlocutorio. Ma il tempo stringe. E il gruppo del Pd al Senato ha fatto sapere che in caso di mancato accordo il governo rischia di andare sotto già in Commissione. 
Emilio Pucci