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Il Nobel per la chimica ritira una ricerca “Scusate, ho sbagliato”

Il dietrofront dell’americana Arnold su uno studio pubblicato da Science “Risultati non replicabili, ero distratta dal trambusto della premiazione”

04/01/2020
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la Repubblica

Elena Dusi

Un Nobel lo giudichi anche da come sbaglia. «Sono dispiaciutissima. Abbiamo ritirato un nostro articolo» confessa in un tweet Frances Arnold, vincitrice del premio per la chimica nel 2018. «Non era riproducibile. Fa male ammetterlo, ma è doveroso. Chiedo scusa a tutti». Lo studio uscito su Science a maggio dell’anno scorso descriveva alcune reazioni chimiche all’interno delle cellule. Ma si basava su numeri un po’ abborracciati. «L’analisi dei quaderni di laboratorio — conferma la rivista — mostra molti dati mancanti o imprecisi ». Arnold, lungi dall’accampare scuse o scaricare la colpa sui due collaboratori che hanno firmato lo studio con lei, si lascia andare alla più candida delle confessioni: «Ero molto indaffarata in quel periodo e non ho fatto bene il mio lavoro». La scienziata californiana, 63 anni, aveva spedito l’articolo a Science il 4 febbraio 2019, due mesi dopo il Nobel. In un’intervista a Repubblica , poco prima della consegna del premio, aveva confessato: «La mia vita è diventata un tornado. Quando le cose torneranno normali (ma torneranno normali?), sogno di raggiungere la mia casetta di legno sui monti San Gabriel, senza elettricità né cellulari ». Da allora, i suoi social sono pieni di viaggi, conferenze e premi. Di gite in montagna nessuna traccia.

La “non riproducibilità” poi, fra i peccati della scienziati, non è il più grave. Vuol dire che, ripetendo l’esperimento come viene descritto nell’articolo, nessun collega riesce a ottenere lo stesso risultato. È un po’ come pubblicare una ricetta che non porta a una ciambella col buco. Viene classificato come negligenza, più che scorrettezza. Quando Arnold e i suoi due colleghi se ne sono accorti a dicembre (neppure loro riuscivano a rifare “il ciambellone”) hanno scritto a Science per segnalare il problema. In risposta al suo tweet di scuse, la scienziata si è così guadagnata centinaia di messaggi di complimenti per l’onestà, inclusi quelli del direttore di Science .

Tra gli oltre mille articoli ritirati ogni anno dalle riviste scientifiche (su circa 3 milioni), solo la metà esclude la cattiva fede degli autori. Non riproducibilità ed errori scusabili sono le cause più diffuse di ritrattazione. Fra le scorrettezze vere e proprie spiccano il plagio (il 30% degli studi viene “rimangiato” per questo) e il ritocco delle immagini (10% dei casi). Un sorprendente 20%, fra gli scienziati banditi, arriva a creare un indirizzo di posta elettronica falso. Con l’identità fasulla, invia alla rivista valutazioni entusiastiche sul proprio lavoro per spingerle alla pubblicazione. Negli ultimi anni non sono mancati, sulle testate scientifiche, nemmeno articoli generati dai computer con dati inventati: i revisori non si erano accorti di nulla. Nonostante questi eccessi, però, la ritrattazione viene considerata un meccanismo salutare. Con tutti i suoi limiti, aiuta la scienza a mantenersi pulita. E nel caso di Arnold ha dimostrato di saper funzionare.

L’articolo ritrattato non inficia le ricerche che hanno portato la scienziata al Nobel. Arnold, che insegna al California Institute of Technology, ha vinto il premio per essere riuscita a pilotare l’evoluzione delle proteine. Il suo obiettivo è spingere cellule e batteri a produrre in modo naturale nuove sostanze utili all’uomo: farmaci, combustibili puliti o plastiche che non inquinano. La scienziata (che una volta ha ammesso di aver avuto «una gioventù selvaggia ») si è mantenuta agli studi lavorando come cameriera e tassista e ha protestato contro il Vietnam. Oggi è due volte vedova, ha affrontato la morte di un figlio (gli altri tre la chiamano ancora “mamma hippie”) e sconfitto un cancro al seno. Il suo Nobel è stato definito verde per le applicazioni ambientali. Oggi ha dimostrato di essere pulito anche per l’esempio che offre.


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