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Il Mattino - Altro che telecamere, serve più dialogo

LE REAZIONI DI PRESIDI E INSEGNANTI: GUAI A RASSEGNARSI "Altro che telecamere, serve più dialogo" DARIO DEL PORTO Altro che telecamere, "è il disagio di questi ragazzi che bisogna affrontare", ...

27/01/2002
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Il Mattino

LE REAZIONI DI PRESIDI E INSEGNANTI: GUAI A RASSEGNARSI
"Altro che telecamere, serve più dialogo"
DARIO DEL PORTO
Altro che telecamere, "è il disagio di questi ragazzi che bisogna affrontare", spiegano gli addetti ai lavori nel giorno in cui il mondo della scuola torna a far parlare di sè per episodi di teppismo se non addirittura da cronaca nera. Così Dionisio Malandrino, presidente dell'Associazione presidi campani, sottolinea: "Trovo aberrante parlare di videosorveglianza o addirittura di ronde di studenti. Le telecamere ci sono anche nel Bronx, a New York, ma non bastano ad evitare atti di vandalismo. Semmai possono essere utili all'esterno, certo non all'interno degli istituti. In realtà - prosegue - siamo dinanzi a un problema inquietante, verso il quale tutti hanno una parte di responsabilità. Ho insegnato a Ponticelli - ricorda Malandrino - e in quel territorio il teppismo rappresentava un segno di protesta contro lo Stato. Negli istituti di altre zone, gli episodi tradiscono invece un'insofferenza verso il troppo benessere. Ma in una società come la nostra, che a mio avviso è incoerente e poco orientante, bisogna restituire ai giovani valori maggiormente condivisibili, tenendo presente che negli adulti i ragazzi cercano soprattutto coerenza".
Secondo Malandrino "i presidi possono fare molto. Innanzitutto non devono mai rassegnarsi né smettere di cercare il dialogo. Perché senza confronto non può esserci crescita, e per questo anche le occupazioni vanno affrontate senza atteggiamenti troppo rigidi. E poi bisogna fare di tutto per motivare i docenti". Un altro capo d'istituto, Armida Filippelli, preside dell'Itc Galiani, evidenzia: "Stiamo attraversando senza dubbio un momento delicato. Molte scuole escono da un lungo periodo di interruzione didattica, che da una parte ha portato alla perdita di molte ore di lezione, dall'altra però ha lasciato i ragazzi senza le risposte che chiedevano con la loro protesta, e a mio avviso questo è stato un errore. Il disagio - aggiunge Armida Filippelli - va riconosciuto e affrontato. La scuola però non può fare tutto da sola, occorrono strumenti. L'autonomia da sola non basta senza una rete che ci permetta di chiedere di volta in volta l'ausilio di psicologi, sociologi, mondo del volontariato, forze dell'ordine quando è il caso. Le telecamere? Sono contraria, il problema è un altro: senza il contributo di tutti si può solo perdere. Per questo non bisogna rassegnarsi.