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Il Manifesto-Che pena

Che pena GIANNI ROSSI BARILLI Facciamo conto che la galera sia una branca dell'educazione e vedremo che non c'è nessuno scandalo nel fatto che il governo abbia deciso di avvalersi della c...

28/12/2001
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il manifesto

Che pena
GIANNI ROSSI BARILLI

Facciamo conto che la galera sia una branca dell'educazione e vedremo che non c'è nessuno scandalo nel fatto che il governo abbia deciso di avvalersi della collaborazione di un operatore privato (la comunità di San Patrignano) per gestire un "carcere alternativo" destinato ai detenuti tossicodipendenti (la vogliamo o no la libera concorrenza sul mercato dell'istruzione?).
L'elemento pedagogico è molto presente in questa vicenda, come testimonia anche in senso simbolico il ferreo legame di mutuo sostegno tra la comunità dei Muccioli e la signora ministro Moratti. Da un punto di vista più pratico, il governo ci dà con questa mossa un'altra preziosa lezione sul futuro che ci attende. Nel metodo, perché senza perdere tempo sta facendo quanto aveva già promesso, e nel merito, perché non c'è limite al "know how" (se non al savoir faire) del privato e alla flessibilità delle prerogative del pubblico. Non avevano già detto i nostri ministri in coro, in visita San Patrignano, che bisogna dare spazio all'iniziativa di chi sa fare le cose anche a costo di ridimensionare i servizi pubblici? Eccoci serviti.
D'altra parte, come Berlusconi insegna, il solo modo per uscire dalle difficoltà è rilanciare, e scegliere come partner privilegiato nel campo del privato sociale un soggetto come San Patrignano significa proprio questo. Senza inutili diplomazie si dimostra che la predilezione per il privato ha un senso politico molto preciso. L'immagine di San Patrignano, riportata sugli altari in modo scientifico negli ultimi mesi (fino alla santificazione televisiva), emana ordine e disciplina in nome di dio, azienda e famiglia, coerentemente con la scelta già fatta di ripristinare la guerra alla droga e alla morale permissiva sulla già quale scivolò Bettino Craxi. Quello stesso Bettino che con San Patrignano andava d'amore e d'accordo e ne aveva fatto un simbolo nazionale. Quella stagione, ci fanno sapere da palazzo Chigi, non è affatto finita.
La sfida è piuttosto chiara. Se qualcuno ha qualcosa da dire faccia vedere di cosa è capace o (meglio ancora) taccia per sempre. Che nessuno, comunque, si azzardi a sostenere che il "metodo Muccioli" non è adatto per gestire un carcere, sia pure alternativo.
Il tasso di arroganza è tale che rischia persino di sembrare un dettaglio di poco conto l'intenzione di "privatizzare" una funzione così tipicamente pubblica come la somministrazione della pena ai condannati. E' un esperimento, si giustificano in un sussulto di timidezza dal ministero della giustizia. Magari vogliono vedere come va, perché se funziona si potrebbe perfezionare il sistema e non pensare solo agli sfigati. Se ci fossero carceri private a cinque stelle, per esempio, tanta gente dilapiderebbe patrimoni in avvocati per evitare la galera?