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Il decreto scuola è legge. Domani il primo sciopero

Polemiche sugli assenti di maggioranza e opposizione. Scontro Lega-Leu: «Avete abbandonato i precari» «La vostra ministra Gelmini ha tagliato 8 miliardi»

07/06/2020
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il manifesto

Il tormentato iter del decreto scuola è finito ieri nel tardo pomeriggio con la firma di Mattarella che ha promulgato la legge. In mattinata alla Camera il voto sul provvedimento è arrivato poco prima di mezzogiorno, dopo due giornate e due nottate di ostruzionismo dell’opposizione, e di scontri anche ruvidi fra deputati, che però si interrompevano come per un gong ogni tre ore per consentire la sanificazione dell’aula.

MA NON È UN FINALE TROPPO glorioso; né per la maggioranza né per l’opposizione. Riuscire a bloccare l’aula fino ad oggi, e cioè trascinare il provvedimento fino alla sua scadenza e decadenza, non è mai stato una possibilità concreta. Eppure i numeri finali provocano una coda di polemiche. Sono solo 245 i sì. Un crollo verticale rispetto ai 305 a favore della fiducia votata giovedì. I no, quel giorno, erano stati 221. A parte Matteo Orfini, ieri l’unico dem votare no, si segnalano assenze distribuite in tutti i gruppi della maggioranza: 31 del M5s erano assenti non in missione, 19 del Pd, 9 di Italia viva e uno del gruppo Leu. Il resto delle assenze risultano dal gruppo misto. Se le opposizioni avessero fatto il pieno dei loro, le distanze si sarebbero pericolosamenteaccorciate. E invece ieri i no sono stati solo 122. Non c’erano 35 leghisti, 70 forzisti e 21 Fratelli d’Italia.

E SE NE CAPISCE LA RAGIONE, anche al netto dell’inizio del week end: per quanto fragile sia la legge approvata, farla saltare avrebbe gettato nella confusione gli studenti che stanno per sostenere la maturità e le loro famiglie. Un risultato che neanche le destre volevano rischiare di intestarsi.

I 5 STELLE RIVENDICANO il risultato e fanno muro intorno alla ministra: «Se il decreto scuola è finalmente legge dello Stato e se la qualità dell’istruzione è al centro del provvedimento, lo dobbiamo anzitutto a Lucia Azzolina, che agli insulti, alle minacce e alle polemiche strumentali ha sempre risposto con il lavoro, l’impegno e la dedizione», annuncia il reggente Crimi. In realtà la ministra ha dovuto rinunciare ai concorsi per i prof precari che aveva bandito in piena pandemia, e con uno strappo con il Pd e Leu, ed ha dovuto far buon visto a una «prova scritta a risposte aperte», la cui data ancora non c’è, ma che alla fine scontenta tutti. La prova è che ieri, a conclusione della giornata, erano scarsissime le voci della maggioranza che esprimevano soddisfazione per la legge portata a casa. 5s a parte.

L’ULTIMO SCONTRO È fra Leu e la Lega. Fratoianni attacca: «I leghisti e Salvini pensano con qualche ora di ostruzionismo di far dimenticare agli italiani chi ha scardinato negli anni passati l’istruzione pubblica? A tagliare gli 8 miliardi alla scuolasono stati la Gelmini con il supporto della Lega», «E il ministro dell’Istruzione leghista del passato governo passerà alla storia per i rimborsi viaggio, non certo per il contributoal rilancio della scuola». La replica del senatore Pittoni, presidente della commissione del senato in cui la legge è rimasta arenata per quasi quaranta giorni sul nodo dei precari: «Per settimane Fratoianni ha condiviso la battaglia per la stabilizzazione dei precari, per poi esibirsi in una piroetta all’ultimo minuto».

LA LEGGE REGOLA gli esami di terza media e quelli di maturità, nella scuola primaria riporta i «giudizi» al posto dei numeri, dà poteri speciali ai sindaci per velocizzare gli interventi di edilizia scolastica, cambia il concorso straordinario, fa tornare provinciali edigitali le graduatorie per i supplenti, e istituisce un tavolo di confronto sui «percorsi abilitanti» dei prof. Ma lascia il riavvio dell’anno scolastico nella più fitta nebbia, e nell’incertezza sindaci e Regioni. Tant’è che ieri la ministra ha promesso una rapida definizione delle «linee guida per settembre, per riportare gli studenti a scuola, in presenza e in sicurezza».

MA MOLTI DIRIGENTI SCOLASTICI dubitano che la didattica in presenza potrà riprendere a settembre. Almeno non ovunque. Per fare un esempio, secondo la Cisl in Sardegna solo il 48 per cento degli istituti ha spazi esterni, quelli in cui i ragazzi dovrebbero fare lezione «distanziati». È per questo che la legge viene accolta domani con un primo sciopero della scuola, docenti, personale Ata, gli educatori e i dirigenti aderenti a Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals e Gilda. Accanto a loro a Roma si mobiliterà le reti «Apriti scuola» e «Priorità alla scuola» che, sabato 23 maggio, sono scese in piazza in 20 città.