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Il caso dei premi di McDonald’s alle scuole. M5S: «Il Miur sta a guardare»

pentastellati: «Parlano di cibi salutari e poi aprono le porte al colosso del junk food». Il sottosegretario Davide Faraone: «Il ministero non c’entra. Iniziative delle scuole»

16/01/2016
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Corriere della sera

Antonella De Gregorio

Una primaria di Campobasso e un’elementare di Pescolanciano (Is); una scuola di Jesi (AN), e una di Sesto San Giovanni (Mi): venti gli istituti italiani premiati con un kit didattico e tecnologico del valore di 8mila euro e venti quelli che hanno ricevuto strumenti per un valore di duemila euro, grazie a una di quelle raccolte punti collettive che da qualche anno consentono alle scuole di mettere insieme materiale perennemente scarso. Con buona pace del politicamente corretto, Esselunga, Coop Lidl e altre catene di supermercati sono entrate nelle aule con cataloghi di «premi» a misura di bambino, o pensati per la didattica: lavagne interattive, stampanti, scorte di colla e pennarelli. Poche le lamentele e le polemiche: in tempi di crisi e di finanziamenti ridotti all’osso, le scuole (e le famiglie) non possono permettersi di rifiutare contributi essenziali per il proprio funzionamento.

Il concorso

Ma questa volta il caso è diverso. A farlo scoppiare è il Movimento 5Stelle, che stigmatizza la campagna con raccolta punti del «colosso del junk-food». La campagna dal titolo «Punti che contano» (che fa parte del progetto «McDonald’s premia la scuola», sviluppato lungo i sei mesi di Expo 2015, con un montepremi complessivo di 250mila euro) chiedeva di votare, su un’apposita pagina web, la propria scuola, con la possibilità di assegnarle una quantità di punti proporzionale alla spesa effettuata in un qualunque ristorante McDonald’s. «Ogni euro speso vale un punto. Hai tanti punti a disposizione quanti euro di spesa hai effettuato», l’indicazione. Secondo la multinazionale, il concorso ha coinvolto 2mila istituti. «Le prime classificate in ogni regione italiana si sono aggiudicate un kit didattico e tecnologico del valore di 8.000 euro. Altri venti istituti, selezionati attraverso un’estrazione che ne ha individuato uno per regione, hanno ricevuto strumenti per un valore di 2.000 euro», si legge in una nota.

Punti per panini

Ma i 5Stelle accusano: «McDonald’s dice alle scuole: più persone portate a mangiare da noi, più punti raccoglierete e maggiori saranno le possibilità che riceviate un premio in denaro. Questo caso è solo l’ultimo esempio di un problema molto più vasto: il governo non investe i fondi necessari per l’istruzione - obbligando tra l’altro moltissimi genitori a mettere mano al portafogli con i contributi volontari - e, così facendo, manda la scuola pubblica alla deriva, dove diventa preda dei privati e degli sponsor».

La tutela della salute

Il sottosegretario al Miur Davide Faraone, all’interrogazione a risposta immediata, a prima firma Gianluca Vacca, ha risposto che il suo ministero di questa iniziativa non sapeva nulla. «Insomma, cadono dalle nuvole», affermano i parlamentari del Movimento. E come se non bastasse «il Miur afferma, senza battere ciglio, che “le aziende possono organizzare e promuovere la propria offerta commerciale attraverso le loro autonome strategie di marketing, nell’ambito della cosiddetta responsabilità sociale d’impresa”. Al limite, starebbe alle singole scuole rifiutare le potenziali offerte». Sostanzialmente, conclude il M5S, «il Miur se ne lava le mani». Soprattutto - aggiungono - senza affrontare il vero nodo della questione, cioè la tutela della salute degli studenti, che era alla base dell’interrogazione parlamentare: il ministero si contraddice da solo dal momento che nelle linee guida per l’educazione alimentare, adottate il 31 ottobre 2015, suggerisce di disincentivare, nelle scuole di ogni ordine e grado, la somministrazione di alimenti non salutari». Per i pentastellati «il governo e il ministero dimostrano un totale disinteresse nei confronti della salute degli studenti e il loro obiettivo di fondo appare ogni giorno più evidente: smantellare la scuola pubblica statale, stringere legami con lobby e grandi aziende, trasformare i cittadini, fin dall’età scolare, in consumatori».

Autonomia

Da parte delle scuole, si invoca l’autonomia: «Ciascun istituto può decidere le iniziative cui aderire e nel libero mercato le aziende possono fare proposte, lanciare concorsi e bandi», dice Ezio Delfino, presidente dell’Associazione Dirigenti Scolastici. Che però sottolinea come ogni istituto debba vigilare che la proposta a cui intende aderire sia «coerente con le finalità che la scuola si è data e con l’età degli alunni». E forse spingere gli studenti a mangiare hamburger e patatine fritte non torva spunti coerenti nei programmi di educazione alla salute. Non è invece sorpreso, Delfino, del fatto che il ministero non abbia esercitato un’azione «dissuasoria»: «In questi casi fa bene a lasciare che le scuole si autodetermino. Mi avrebbe colpito se avesse firmato una convenzione, come sovente fa con enti internazionali, o associazioni di volontariato, invitando professori e alunni a farsi coinvolgere dal progetto di turno», dice.


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