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I rettori: le università devono pubblicare il «bilancio di genere»

Le Università italiane si impegnano formal-mente per il riequilibrio di genere: forse già dal prossimo anno accademico, dovranno dichiarare quante donne ci sono tra i loro professori, quante sono ai vertici e le politiche che hanno sviluppato per favorire la parità.

21/01/2017
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

Le Università italiane si impegnano formal-mente per il riequilibrio di genere: forse già dal prossimo anno accademico, dovranno dichiarare quante donne ci sono tra i loro professori, quante sono ai vertici e le politiche che hanno sviluppato per favorire la parità. Dopo la clamorosa decisione della Normale di Pisa di introdurre una norma nel proprio regolamento così concreta da riguar-dare addirittura le assunzioni — in caso di parità di curriculum si deve scegliere il profes-sore donna almeno finché non sarà colmata la disparità — si è mossa anche la conferenza dei rettori che giovedì ha approvato una mozione per promuovere l’ingresso di donne tra i professori. Un adempimento che le Università, come del resto la pubblica amministrazione, dovrebbe già fare in virtù della legge 150 del 2009 che impone la diffusione del documento in cui la singola istituzione analizza e valuta le proprie scelte di gestione e gli impegni economico-finanziari in relazione alla pre-senza di uomini e donne nel proprio organico. E infatti alcune esperienze ci sono, come a Bologna e a Napoli. Come dice il presidente della Crui Gaetano Manfredi, «si tratta di una decisione che coinvolge tutto il sistema univer-sitario, e deve portare anche a modifiche di legge o delle singole politiche se sarà il caso». Giovedì è stato istituito un tavolo presieduto dalla rettrice dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi, che insieme alle colleghe Cristina Messa della Bicocca di Milano e Aurelia Sole dell’Università della Basilicata ha proposto l’iniziativa. È importante, come dice il direttore della Normale Vincenzo Barone che «tutti i ret-tori si facciano promotori di questo progetto», anche perché a dispetto di quanto si potrebbe pensare la piramide femminile nelle Università è molto aguzza: a fronte di un aumento nel numero di donne che si laureano (sono più dei loro colleghi, il 57,6% nel 2015 rispetto al totale dei laureati) la presenza femminile diminuisce mano a mano che prosegue la carriera accade-mica. Oggi le donne sono il 46% del personale ricercatore, il 36% dei professori associati e solo il 21% degli ordinari, percentuale che scende a picco quando si considerano i rettori e le altre posizioni di vertice


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