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I ragazzi senza docenti di sostegno, In Piemonte ne mancheranno 9 su 10

Il ricorso a figure senza specializzazione

28/10/2020
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Corriere della sera

Gian ANtonio Stella

Affidereste vostro figlio disabile, il tesoro più prezioso che avete, a chi non sa nulla di disabilità? Sempre lì torniamo. Esempio attuale: in Piemonte, se anche tutti gli aspiranti docenti di sostegno fossero bravissimi e passassero tutti il concorso straordinario in atto, l’89% dei posti banditi resteranno scoperti. Per essere poi distribuiti così, a chi capita. Ulteriore conferma che il sistema è costruito per dare la precedenza non ai più fragili ma ai pretendenti (soprattutto sindacalizzati) di un qualunque posto di lavoro. E la competenza? Boh...

L’ultimo e diluviante decreto della Presidenza del Consiglio appena firmato da Giuseppe Conte per sole tre volte (tre: su 84.248 parole!) nomina il «sostegno». Ma mai (mai!), nonostante i tempi cupi, con un riferimento diretto alla scuola oggi, in piena emergenza. Una dimenticanza che la dice lunga. E fa capire il perché della delusione e delle proteste di quanti, come l’Associazione italiana persone down, hanno scritto che nel nuovo documento, dove per gli studenti più grandi «si ritorna ad utilizzare in maniera quasi esclusiva la didattica a distanza», estremamente complicata se non impossibile nel caso di vari handicap, «non vi è nemmeno un accenno a misure specifiche da adottare per gli alunni con disabilità». Il problema, dimostra un dossier di Tuttoscuola in via di pubblicazione, va in realtà ben oltre i vuoti del neo-decreto. I buchi negli organici previsti per gli alunni disabili nella stessa mega-selezione in corso sono «generalizzati sull’intero territorio e, in particolare, nella scuola secondaria di I e di II grado. In alcune province, per coprire tutti i posti di sostegno “in deroga”, cioè non stabili (quest’anno potrebbero essere circa 83-84 mila), si è costretti a ricorrere anche a supplenti privi del diploma di specializzazione al sostegno». Supplenti magari pieni di buona volontà e preparati sulle tabelline o la grammatica ma del tutto digiuni sul modo di confrontarsi con un alunno down, cieco o dislessico.

Una tabella fra le tante, quella che riguarda il sostegno nelle scuole secondarie di II grado (le «superiori», per capirci) è illuminante: il concorso lascerà comunque scoperti 973 posti e nello stesso tempo taglierà fuori, stando ai dati ufficiali degli Uffici scolastici regionali rielaborati dalla rivista diretta da Giovanni Vinciguerra, 701 «eccedenze».

Uno squilibrio assurdo. Dovuto alle differenze enormi tra le diverse aree. Di qua resteranno scoperti 36 posti in Friuli-Venezia Giulia, 41 in Liguria, 212 in Veneto, 223 in Piemonte, 321 in Lombardia... Di là ci saranno 35 «eccedenti» in Abruzzo, 44 in Calabria, 54 in Puglia e nelle Marche, 119 in Sicilia, 164 nel Lazio, 209 in Campania... E parliamo solo d’una piccola parte del totale.

La denuncia

«Per molti è un incarico usato come scorciatoia per poi passare alle cattedre comuni»

Quanto alle medie, «per i 4.069 posti di sostegno per la secondaria di I grado il numero dei candidati complessivi è di 1.413, pari a circa un terzo del totale, evidenziando una pesante mancanza di candidati rispetto alla disponibilità di posti. Mancanza di candidati che si registra particolarmente in dodici regioni, soprattutto al Nord, dove, più che altrove, vi è abbondanza di posti messi a concorso. Questo comporta che alla fine del concorso rimarranno vacanti 2.720 posti, sempre che tutti i candidati riescano ad ottenere nella prova scritta almeno il punteggio minimo di 56/80». Il dato più clamoroso, in termini assoluti, «è quello della Lombardia dove sono stati messi a concorso ben 1.259 posti, ma che registra soltanto 261 candidati iscritti».

In percentuale però, come dicevamo, spicca il caso del Piemonte dove «a fronte di 458 posti, a sostenere la prova scritta saranno soltanto 50 candidati». Bene che vada ne resteranno vacanti 408. Nove su dieci. Con tutti i problemi che possiamo immaginare. Non solo per i ragazzi più fragili, destinati ad avere un supporto che potrebbe essere scadente o inaccettabile, ma per le loro famiglie. Traditi gli uni e le altre da un impianto organizzativo che, al di là delle buone intenzioni iniziali, fa acqua da tutte le parti.

Il nodo, accusa Tuttoscuola, è che quello del sostegno, «a differenza degli altri settori disciplinari, risente ogni anno di uno svuotamento dei posti non solo per effetto del normale pensionamento degli insegnanti, ma anche per il passaggio di molti docenti dal sostegno a posti comuni, cioè alle cattedre disciplinari». Per intenderci: a dispetto del disperato bisogno che avremmo di docenti spinti da «una particolare vocazione e sensibilità, oltre che una specializzazione che andrebbe maturata in anni per assistere al meglio gli alunni con difficoltà», il sostegno è sempre più vissuto, con discutibili complicità buro-sindacali, come una scorciatoia. Un foro attraverso cui entrare nella scuola per far poi qualcosa d’altro. Passare ad altri settori. Ottenere quanto prima (e chissenefrega della continuità scolastica e assistenziale verso l’alunno con handicap) un trasferimento. Avvicinarsi a casa.

In Lombardia

Su 1.259 posti messi a concorso, ci sono soltanto 261 candidati iscritti

«Non è un caso che nell’annuale mobilità del personale docente sono gli insegnanti di sostegno a costituire percentualmente il gruppo più numeroso in trasferimento», scrive Tuttoscuola, «analizziamo, ad esempio, i dati sulla mobilità del 2020-2021. A fronte di una incidenza del 12-13% dei docenti di sostegno (uno su otto) all’interno dell’intera compagine dei docenti statali di ruolo, tra i 55 mila docenti che hanno ottenuto quest’anno il trasferimento, oltre il 25% (uno su quattro), sono docenti di sostegno. Si trasferiscono il doppio degli altri». Di più, accusa la rivista: «Il 46,1% dei passaggi da insegnanti di sostegno al posto comune sono avvenuti nel Meridione». Molto di più del 28,8% avvenuti al Nord (che ospita il 46% degli abitanti e 59% del Pil) e del 25,1% al Centro. A farla corta: sembra «di intravedere una specifica “rotta”, molto seguita da insegnanti in prevalenza meridionali, e percorsa in tre tappe: vanno a occupare posti di sostegno al Nord (dove ci sono molti posti vacanti e dove ottengono il posto fisso), poi chiedono il trasferimento vicino casa (seconda tappa) e arrivati a destinazione chiedono il passaggio al posto comune (tappa finale), lasciando il sostegno e gli alunni con disabilità».

Aspirazioni umanamente comprensibili. Ma in inaccettabile contrasto con gli interessi dello Stato. Della collettività. E più ancora dei disabili.