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I presidi contro i banchi 2.0 della ministra Azzolina: «Troppo costosi, ci sono altre priorità»

Dirigenti alle prese con le misurazioni delle aule e la ricerca di spazi: i banchi iper-moderni proposti dal ministero costano dai 200 euro in su e non è facile adattarli alle aule piccole. «Belli e funzionali, ma non per questa emergenza»

01/07/2020
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Ergonomici, colorati, piccoli e adattabili: i banchi presentati dalla ministra Lucia Azzolina durante la conferenza stampa con il premier Giuseppe Conte di venerdì scorso sembrano i banchi del futuro. Ma lo saranno davvero? «Costano l’ira di Dio», semplifica Angelo Canio D’Alessio, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Ronchi di Cellamare (Bari). «Una postazione completa, con tanto di sedia, viene sui 400 euro: per comprarne 200, dovrei spendere 80 mila euro? Io ho 4 plessi, 1200 alunni...parliamo di cifre inaccettabili. Ho lanciato un crow funding sulla piattaforma del ministero per raccogliere 8 mila euro per cambiare le sedute alla scuola dell’infanzia! Poi, sono sicuro che sia qualcosa a cui tendere, un obiettivo da raggiungere: ho stilato insieme ad altri docenti un documento per ripensare gli ambienti di apprendimento. Ma non è la nostra priorità adesso: ho i banchi singoli tradizionali e mi tengo quelli. Io sono andato personalmente aule per aula a prendere le misure, ho individuato degli spazi aggiuntivi che potrei utilizzare, ne ho chiesto l’uso perché sono ceduti ad associazioni . Non so se mi basteranno 4/5 ambienti in più per compensare i problemi di spazio, anche se cercherò di sfruttare il bel tempo al Sud per usare pure gli spazi aperti: ma poi avrò sicuramente bisogno di più docenti: qualcuno ce l’ho, dal potenziamento, ma non so se bastano». Le risorse date alle scuole, non dovrebbero bastare a fare tutto? «Non credo. Per prima cosa con quei soldi dovrò pagare i lavori per adeguare i locali, poi comprare mascherine, gel, e tutto quello che serve. Avevo pensato anche di far imbiancare i muri con pitture speciali anti- gas, ma vediamo se riesco...».

Dello stesso parere Daniela Crimi, preside del liceo linguistico Ninni Cassarà di Palermo: «Fra la teoria delle linee guida e la prassi c’è di mezzo tanto- ride- Queste attrezzature sono fantastiche, se hai aule grandi....Io ho aule di venti metri quadri, ho in media cinque studenti in più per classe, che me ne faccio? Ho due architetti come collaboratori, insieme a loro sto facendo il piano di occupabilità delle aule ma lo spazio non basta. Ho 63 classi, userò teatro, laboratori, palestra, ma non sarà comunque sufficiente. Allora sto pensando ad un piano per garantire sempre la presenza in aula alle prime e alle quinte, che sono le classi più delicate, senza sdoppiarle. Ma per le altre? Mi servono più insegnanti, almeno il 30%. Un’altra possibilità è quella di fare le lezioni metà in presenza e metà in assenza, ma sempre a scuola: cioè attrezzando l’aula in modo che alcuni alunni seguono da un altro ambiente, però vengono a scuola e sono a contatto coi compagni. Comunque ci sarebbero “buoni” e “cattivi”, lo so...ma non è semplice, e intanto il comune di Palermo non ha neanche effettuato i sopralluoghi per attrezzare e adeguare gli spazi. I banchi? Li sto comprando in parte io, in parte la Provincia, ma non sono quelli ergonomici: vanno benissimo quelli semplici di legno, per ora: 37 euro più Iva e via. Ho 1400 alunni!».