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I nemici della scienza

Negli Usa si chiama science denialism, il negazionismo della scienza

23/07/2016
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la Repubblica

Giovanni Bignami

PUGLIA, la ricreazione è finita. Lo ha detto la Ue al ministro delle Politiche agricole: entro trenta giorni si dia esecuzione all’ordinanza comunitaria, che ordina l’abbattimento di un numero limitato di ulivi, pena multe sempre più gravi. Science e Nature, le due riviste scientifiche più importanti del mondo, non hanno dubbi nell’imputare la colpevole inerzia italiana alla mancanza di fiducia del pubblico nella scienza, riflessa, ancor più colpevolmente, in inchieste giudiziarie per bloccare ogni azione degli scienziati competenti, anche contro il parere, stavolta chiaro e tempestivo, della Accademia dei Lincei.

A Modena, invece, incredibile battaglia tra genitori se fare vaccinare o no la figlia. L’incredibile non è che due genitori litighino, ma che il tribunale senta il bisogno di nominare dei periti (con grave perdita di tempo), dimostrando di prendere sul serio una posizione antiscientifica, andando anche contro le decisioni dell’Ordine dei Medici e della Regione. Sono due episodi che dimostrano un clima antiscientifico sempre più diffuso in Italia.
Negli Usa si chiama science denialism, il negazionismo della scienza. Nel Paese che venne pensato e fondato anche da scienziati, come Benjamin Franklin, e che è stato ed è un pilastro per la qualità, la quantità ed il peso politico della sua scienza, è uscito il libro drammatico: The War on Science. Racconta una realtà sempre più preoccupante.
Ricorderete la donna che ebbe quasi in mano i codici per scatenare la guerra nucleare, Sarah Palin. La bella Sarah, pur di mantenere la nascita del mondo a qualche migliaio di anni fa, si dice convinta, con prove fotografiche, che dinosauri e uomini coesistessero sulla Terra (i primi, come è noto, si sono invece estinti circa sessanta milioni di anni prima che comparissero i nostri antenati). E chissà se chiedessimo a Donald Trump… eppure il partito repubblicano non è sempre stato così. Negli anni 1920, un suo esponente di spicco fu Edwin Hubble, proprio l’uomo che fondò la moderna cosmologia osservativa.
Ma non è solo usando argomenti populisti o da setta religiosa, con un repertorio infinito e anche divertente di stupidaggini basate sulla paura, l’arroganza, la superstizione o semplice ignoranza, che si attacca la scienza. Anche grosse multinazionali, in evidente malafede, hanno cercato di propagare spettacolari falsità: “Allegria, non c’è pericolo di cancro al polmone se fumate, è tutto un complotto di medici comunisti...” ovvero: “Ma quale cambiamento climatico, l’uomo (e il petrolio che egli brucia) non fanno danni al pianeta...”. A ben altro livello, citiamo, con profondo rispetto, il Dalai Lama: «Se il Buddhismo è sbagliato e la scienza è giusta, deve essere il Buddhismo ad adeguarsi alla scienza ».
E nell’Italia di oggi, chi nega la scienza? Non solo chi crede negli oroscopi, cioè nel fatto che ogni mattina, complice la Rai, ci dividiamo in dodici squadre zodiacali, tutte destinate alla stessa giornata perché così dice l’oroscopo, comune a ciascun segno. È ridicolo, ma in fondo innocuo. C’è di molto peggio: anche da noi è in corso una deriva antiscientifica e gli esempi sono innumerevoli. Patetici, ma pericolosi, i casi Di Bella o Vannoni, alimentati dalla disperazione di chi soffre. Gravissimi anche altri casi di scellerate decisioni giudiziarie, come il condannare al “rimborso” chi ha vaccinato un bambino poi dimostratosi autistico ( perseverare diabolicum a Modena?), l’inquisire chi ricercava (bene, secondo l’Accademia dei Lincei e la Ue) sulla Xylella degli ulivi, o il trascinare per anni, per poi prosciogliere, Ilaria Capua dalla accusa di essere una “untrice”.
E via elencando nella galleria delle buffonate tragicomiche: si va dai complottisti che sanno tutto sul Dna come prova di giudizio, agli esperti (da bar/facebook) di Ogm, che non sanno di vivere già in un mondo geneticamente modificato da secoli, e per fortuna che lo è, se no saremmo tutti morti di fame. Dai social agli uffici giudiziari ai ministeri, ce n’è per tutti.
Certo, l’Italia ha scuse storiche per temere la scienza. La breccia di Porta Pia, la fine del potere temporale del Papa, è di solo un secolo e mezzo fa, e fu seguita da un occhiuto controllo della Chiesa su scuola e governi. Più grave il danno prodotto dagli epigoni di Benedetto Croce, che dava definizioni sprezzanti sulla matematica e chi la studia. A molte generazioni di italiani, me compreso, fu inculcato che non conoscere i classici è inaccettabile, ma non sapere di scienza è un vezzo da esibire.
Questa spaccatura nel Paese spiega, tra l’altro, il numero risibilmente basso di scienziati tra i 900 parlamentari, a parte i senatori a vita Cattaneo e Rubbia. Spiega anche la cronica disattenzione, governo dopo governo, nel costruire una popolazione di ricercatori italiani capaci di competere in Europa. A parte le brillanti eccezioni, sono i totali che contano: abbiamo la metà dei ricercatori necessari, e sono strangolati dalla dittatura della burocrazia ministeriale. Difficile rispondere ad una guerra senza le truppe e il loro rancio.
Per di più, oggi la scienza è confusa da molti con le sue applicazioni iperspecialistiche. Per fortuna c’è chi, come Piero Angela, sa attaccare a tutto campo il virus dell’antiscientismo, proponendo una visione della scienza dall’alto, forse senza troppi dettagli, ma unitaria e unificante, con attenzione alle ricadute sociali. Comunicare la scienza è imperativo quanto viverla, per poi invece fare, tutti insieme, la guerra all’ignoranza.
L’autore, presidente dell’Istituto nazionale di Astrofisica fino al 2015, è membro dell’Accademia dei Lincei