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I dubbi dei presidi, ma Conte: ora si parte

Venti Comuni hanno già deciso di rinviare l’apertura al 24 settembre Il premier: possibili difficoltà, ma io sono tranquillo. Anche per mio figlio

10/09/2020
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Corriere della sera

Marco Galluzzo

Tutti ci sperano, ma non tutti ci credono, a cominciare dai presidi. Il governo garantisce che ha fatto il possibile per riaprire le scuole lunedì prossimo, ma si moltiplicano i Comuni, attualmente sono almeno una ventina, dal Lazio alla Liguria, che decidono autonomamente di riaprire il 24 settembre.

Lo scetticismo dei presidi è del presidente dell’associazione nazionale, Antonello Giannelli: «È evidente che per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti. A quanto sappiamo, la consegna dei banchi monoposto è in grave ritardo. Altre due criticità importanti sono quelle delle aule, perché gli enti locali non le hanno reperite ovunque, e l’assegnazione piena dell’organico». Conclusione: «Il 14 settembre non è una data che tutti potranno rispettare».

Eppure ieri la comunicazione del governo è stata all’insegna del prudente ottimismo. «L’anno scolastico ripartirà il 14 settembre, in sicurezza», ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa con i ministri dell’Istruzione, Lucia Azzolina, della Salute Roberto Speranza, e dei Trasporti, Paola De Micheli. «Il rientro a scuola avverrà in un contesto nuovo e non facile. Ci sarà qualche cambiamento e regole nuove. Abbiamo predisposto con le massime competenze questo obiettivo. Quindi avendo valutato tutto, posso dire che garantiamo un rientro in sicurezza e non è una affermazione leggera».

Ovviamente è lo stesso capo del governo ad ammettere che non tutto potrà filare liscio: «Sarebbe una bugia dire che sarà tutto meglio di prima, ci potranno essere delle difficoltà. Ma sono tranquillo e fiducioso, anche di portare mio figlio a scuola».

Conte ha confermato che i genitori che avranno figli in quarantena, avranno possibilità di usufruire di smart working o anche congedo parentale, «lo abbiamo previsto nell’ultimo decreto che a breve sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale».

Conseguenze politiche? «All’orizzonte non mi aspetto nulla, cosa pensa che il 15 ci riuniamo per valutare il rimpasto? Assolutamente no. Il governo ogni giorno si assume la responsabilità delle proprie decisioni». Concetti ribaditi dalla ministra Lucia Azzolina, che ha parlato di difficoltà «residuali» che verranno superate: gli studenti attualmente senza classe «a giugno erano circa un milione, oggi sono circa 50 mila. Questo non significa che questi studenti non andranno a scuola, stiamo risolvendo».

Azzolina ha aggiunto che «la scuola è il luogo meno rischioso rispetto ad altri dove possono stare i nostri ragazzi». Mentre ha escluso «un automatismo tra un caso di studente positivo e la quarantena dell’insegnante. Sarà il dipartimento di prevenzione territoriale — ha spiegato la ministra — a stabilire caso per caso. Non c’è automatismo, ma nel caso si decidesse per la quarantena dell’insegnante allora si farà la didattica a distanza. Si tratta di quanto è stato previsto anche nelle linee guida».

La ministra infine ha specificato che «sono 5.177 le aule in più che abbiamo ricavato, 4.812 quelle che sono state ampliate per un totale quasi di diecimila aule in più. Abbiamo anche finanziato l’affitto di spazi esterni alle scuole trovando soluzioni alternative».

In serata il premier, in un’intervista su Rete 4, ha risposto alla lettera dei governatori del centrodestra, pubblicata sul Corriere, sulla secretazione di uno studio sul coronavirus. «L’iniziativa mi sembra pretestuosa, strumentale — ha detto Conte — anche perché un rappresentante della Lombardia che è nel Cts lo ha saputo prima di Speranza. Si continua a distorcere la realtà».