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I dieci mali della scuola

H anno un bel dire i manifestanti di questi giorni, ma quando il mare è calmo un transatlantico fragile riesce ad arrivare in porto, però quando incombe la tempesta sono guai

30/09/2020
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la Repubblica

«H anno un bel dire i manifestanti di questi giorni, ma quando il mare è calmo un transatlantico fragile riesce ad arrivare in porto, però quando incombe la tempesta sono guai. La scuola italiana è in questa situazione: ce la fa a galleggiare in tempi di bonaccia, ma col mare grosso (leggi Covid 19) gli annosi problemi riemergono. Qui di seguito una lista, solo provvisoria, dei dieci punti più critici. Preparazione dei docenti: l’alfabetizzazione digitale è iniziata troppo tardi e per troppo pochi, mentre il tirocinio per imparare a insegnare, utile per la professione, lo fanno solo gli aspiranti maestri. Precarietà dei docenti: su circa 900 mila docenti, circa 180 mila sono precari cioè il 20%. Docenti di sostegno: sono aumentati negli ultimi 10 anni ma hanno spesso una preparazione inesistente e un ruolo precario. Organizzazione: ogni ufficio postale ha un direttore di sede, in Italia ci sono circa 8500 istituti, ciascuno raggruppa da 4 a 15 sedi (scuole), ma c’è un preside senza direttori. Dirigente scolastico: la preparazione è legata al sapere, eppure il saper fare, il management e la leadership sono cruciali. Il poliziotto prima diventa ispettore, poi commissario, infine dirigente. Il docente con un doppio salto mortale si trova, di punto in bianco, a dirigere 250 insegnanti e impiegati e da 4 a 15 sedi.

Amministrazione: gli uffici degli istituti hanno personale precario che in molti casi proviene dalle fila di bidelli senza preparazione. Arredi: i banchi monoposto sono solo per ascoltare, Maria Montessori si sarebbe perlomeno risentita. Internet: il segnale della rete è arrivato tardi, spesso è debole, alcune volte non c’è. Voto: è questo che conta, non l’appassionamento per il sapere. Merito: non è riconosciuto (abolito quello della l. 107/15), ma la scuola valuta la competenza degli studenti e non la competenza dei docenti che dovrebbe essere messa al servizio della comunità dei colleghi. Rinnovare questo fragile natante è un impegno decennale, che richiede visione e coesione da parte dell’equipaggio: ministri, governatori, sindaci, politici, amministratori, universitari, docenti, dirigenti, partiti, sindacati. Uno per tutti, tutti per uno, per parafrasare Alexandre Dumas».

Marco Orsi ,

Lucca, 65 anni, dirigente scolastico in pensione, presidente Associazione Senza zaino E-mail


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