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I confini della scienza e i compiti della politica

Oggi confidiamo che i prodotti della scienza ci portino presto fuori dal tunnel. Questa stessa fiducia, tuttavia, può creare aspettative fuorvianti riguardo al sapere scientifico, e alterare i delicati equilibri sui quali si regge la nostra società.

09/03/2021
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Corriere della sera

di Mauro Dorato, Maurizio Ferrera, Francesco Guala

La democrazia è un’istituzione fragile e preziosa, che ogni crisi sociale, politica o economica mette a dura prova. L’emergenza che stiamo attraversando non fa eccezione. Oggi confidiamo che i prodotti della scienza ci portino presto fuori dal tunnel. Questa stessa fiducia, tuttavia, può creare aspettative fuorvianti riguardo al sapere scientifico, e alterare i delicati equilibri sui quali si regge la nostra società.

Gli esperti che da mesi assistono il governo stanno facendo un lavoro prezioso sul piano scientifico e contribuiscono a informare i cittadini, rendendo comprensibili le pesanti misure di contenimento. Il crinale fra competenza tecnica e decisione politica è però molto stretto. E sempre più spesso sentiamo interventi volti a criticare le scelte del governo; a influenzarle, anticipandole; o a esortare l’adozione di misure diverse da quelle vigenti. Questi commenti tendono ad avere molta risonanza nei mass media. Gli scienziati entrano così in un dialogo diretto con i cittadini, senza mediazione politica (anzi, spesso contro la politica).

Questo stile di comunicazione appare inappropriato e solleva questioni molto delicate per il processo democratico. Esso viola infatti un importante principio riconosciuto dai filosofi e dagli scienziati stessi che per primi cominciarono a interrogarsi sul rapporto fra scienza e democrazia. Secondo questo principio, la conoscenza scientifica è principalmente fattuale: la scienza ci spiega come funziona il mondo, e spesso ci indica anche la via più efficace per migliorarlo. Essa però non è in grado di dirci che cosa è «meglio» per ciascuno di noi e per la società nel suo complesso. La scienza, diceva Max Weber, è come una mappa, non ci dice dove dobbiamo andare ma solo come arrivarci. La definizione della meta, dei nostri obiettivi, dipende dai valori che scegliamo e l’identificazione di questi valori non spetta alla scienza.

In questo momento, salvare più vite possibili sconfiggendo il virus è un valore fondamentale. Tuttavia, di fronte alla pandemia, ogni società deve fare scelte difficili fra valori contrastanti. Deve scegliere quali limitazioni delle libertà individuali siano accettabili e quali no; quali costi psicologici, economici e sociali siano sopportabili nel breve e nel lungo periodo; quali fasce della popolazione debbano pagare tali costi e quali invece debbano essere salvaguardate. Queste scelte spettano alla politica: i rappresentanti eletti dai cittadini hanno il dovere di operare una sintesi fra gli interessi e i valori in conflitto, e di proporre misure che siano accettabili per la maggioranza.

Funzioni

Le invasioni di campo possono avere effetti deleteri e i cittadini possono confondere le responsabilità

I politici hanno certamente il dovere di utilizzare la migliore conoscenza scientifica che la società mette a disposizione. Per questo il ruolo degli esperti è indispensabile e preziosissimo. Ma il bilanciamento fra conoscenza scientifica e valori compete ai politici: gli esperti non hanno voce privilegiata. Sarebbe bello se esistesse un algoritmo in grado di calcolare la scelta ottimale: potremmo infatti illuderci di delegare ogni responsabilità alla scienza e alla tecnologia. Ma se questo algoritmo esistesse, esso presupporrebbe comunque a monte la scelta da parte di qualcuno, probabilmente in modi non trasparenti e non soggetti allo scrutinio democratico.

Ovviamente anche gli scienziati hanno diritto di critica e di libertà di opinione sui valori, in quanto privati cittadini. Ma in questo caso, quando si esprimono devono svestire i panni degli esperti e riconoscere che si tratta di un punto di vista parziale e per nulla privilegiato. Poiché l’uso dei media è complesso e pieno di trappole, la cautela e l’autocontrollo sono essenziali per tutti coloro che — senza ricoprire ruoli istituzionali — parlano quotidianamente ai cittadini dell’emergenza Covid. Ciò vale soprattutto per chi svolge funzioni di consulenza presso il governo o gli enti locali. In un Paese che ha pochissima fiducia nella politica, le invasioni di campo possono avere effetti deleteri. I politici possono infatti essere indotti a scaricare la responsabilità sugli esperti, abdicando così alla propria funzione. I cittadini dal canto loro smarriscono la consapevolezza dei limiti della scienza e del suo ruolo in una società complessa e pluralista.

Quasi cento anni fa un gruppo di filosofi e scienziati, molto preoccupati per il clima politico di allora ma ottimisti riguardo al contributo della scienza, si riuniva ogni giovedì sera sotto la direzione del professor Moritz Schlick a Vienna. Le discussioni di questi grandi intellettuali crearono le fondamenta per ogni successiva riflessione sulla relazione fra scienza e società. Tutti coloro che hanno fiducia nel progresso scientifico, ma allo stesso tempo hanno a cuore le sorti della democrazia, devono sforzarsi di ritrovare lo spirito che li animava: l’intento di chiarezza, la capacità di tracciare distinzioni, e infine il rispetto per i confini che separano la scienza dalle altre sfere della vita sociale.


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