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I bambini meno colpiti dal Covid. I pediatri: "Riaprire al più presto le scuole"

Il 12% dei contagiati ha meno di 19 anni. Le vittime sono state 8 dall'inizio della pandemia. E' più facile che un adulto infetti un bambino che non il contrario. Alberto Villani: "I rischi diretti del Covid sono lievi, ma vedremo in futuro tutte le ripercussioni sulla loro salute fisica e mentale"

26/11/2020
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la Repubblica

Sono stati 8 i decessi per Covid-19 registrati nei bambini e nei ragazzi da 0 a 19 anni dall'inizio dell'epidemia, a fronte degli oltre 52.000 decessi registrati tra gli adulti. Sempre dall'inizio della pandemia il numero comlessivo dei contagiati in questa fascia d'età è stato 149.219, pari al 12,2% del totale. A fare il punto, sulla base degli ultimi dati forniti dall'Istituto Superiore di Sanità e aggiornati al 18 novembre, è la Società Italiana di Pediatria (Sip), in occasione della conferenza stampa di presentazione del Congresso Straordinario Digitale "La Pediatria italiana e la Pandemia da Sars-CoV-2".

In particolare, dall'inizio dell'epidemia, sono stati 43.841, pari al 3,6% del totale, i casi diagnosticati nella fascia di età da 0-9 anni e 105.378 quelli nella fascia 10-19, pari all'8,6%. Tra i bambini da zero o un anno, gli asintomatici sono più di 6 su 10 (64%), quelli con sintomi lievi 3 su 10 (32%) e solo il 3% manifesta sintomi severi. Nella fascia di età tra i 2 e i 19 anni gli asintomatici sono più di 7 su 10, la restante parte ha pochi sintomi, mentre marginali sono i sintomi severi (0,4%).

"Nei mesi del lockdown - ha spiegato Alberto Villani, presidente Sip - tra i bambini abbiamo avuto 4 decessi con pregresse patologie e un numero molto basso di contagi. Contagi che sono rimasti bassi nel periodo post lockdown ed estivo. Poi, da ottobre in poi, abbiamo visto un incremento della curva. Ma anche i nuovi numeri confermano che i bambini hanno forme meno gravi e che è rara, anche se non impossibile, la necessità di cure intensive". Anche rispetto ai decessi, conclude Villani, "gli ultimi dati sono in linea con l'atteso, a conferma del fatto che i bambini corrono meno rischi diretti a causa dell'emergenza sanitaria ma hanno tutta una serie di rischi collaterali molto importanti, le cui conseguenze però non si manifestano oggi".

 "E' urgente l'apertura delle scuole per evitare che alla crisi sanitaria ed economica se ne aggiunga una educativa e sociale dalle conseguenze pesanti per tutti i bambini", sottolineano i pediatri. "Le infezioni da SARS-CoV-2 sono più basse nei bambini rispetto agli adulti e sembrano seguire la situazione piuttosto che guidarla", spiega Rino Agostiniani, vicepresidente della Sip. "E' più facile che sia un adulto a infettare un bambino che viceversa. Secondo gli ultimi dati del ministero dell'Istruzione, diffusi il 15 ottobre, gli studenti contagiati erano 5.793, lo 0,08 % del totale, i docenti 1.020, cioè lo 0,13, e il restante personale scolastico 283, cioè lo 0,14, a testimonianza che le scuole sono luoghi sicuri".

Preoccupano invece gli esperti le crescenti evidenze sui danni provocati dall'isolamento come ansia, disturbi del sonno, disordini alimentari. "E' urgente l'apertura delle scuole per evitare che alla crisi sanitaria ed economica se ne aggiunga una educativa e sociale dalle conseguenze pesanti per tutti i bambini. Lo Stato - dice Agostiniani - può intervenire con ristori economici, ma non può sostituire i benefici portati dalla frequenza scolastica; un bambino di 6 anni non avrà più 6 anni e ciò che perde in questi mesi lo avrà perso per sempre".