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Governatori contro il rientro in aula "L'esecutivo rifletta, troppi contagi"

Campania, Lazio e Puglia criticano il ministro Azzolina che non arretra. Il virologo Pregliasco: scuola servizio essenziale

03/01/2021
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La Stampa

flavia amabile

Roma

È ancora lunga la strada che dovrà riportare in classe gli studenti delle superiori dopo due mesi di lezioni a distanza. Nonostante le promesse del governo, l'accordo raggiunto con le regioni prima di Natale, l'ordinanza del ministro della Salute, i tavoli provinciali e il via libera dei prefetti a un rientro almeno al 50% in presenza, aumentano da più parti dubbi e perplessità sull'opportunità di far tornare sui banchi tutti i ragazzi. «Condivido le preoccupazioni dei miei colleghi, credo che sarebbe giusto che il governo nelle prossime ore ci riconvocasse e insieme prendessimo una decisione, in maniera molto laica - ha dichiarato in serata il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini pur confermando che la regione di cui è presidente, l'Emilia Romagna, sarebbe pronta al rientro avendo disposto 500 mezzi di trasporto in più sulle strade.

La dichiarazione di Bonaccini arriva dopo una lunga riflessione sui dubbi espressi dagli altri presidenti di regione che aumentano invece di diminuire avvicinandosi alla scadenza del 7 gennaio. E' perplesso, per esempio, il presidente del Veneto Luca Zaia che da mesi all'interno della Conferenza delle regioni continua a considerare la scuola un luogo di contagio e a frenare il maggiore ottimismo di regioni come

l'Emilia Romagna o la Toscana .

In Puglia la Regione intende continuare a dare la possibilità agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e alle loro famiglie, di scegliere la didattica a distanza anche dal 7 gennaio. In Campania è stato concordato con i sindacati un rientro per passi successivi, con un monitoraggio costante della curva dei contagi: il 7 gennaio è previsto il ritorno in classe delle prime e le seconde elementari, che già frequentavano in presenza prima di Natale, poi dall'11 gennaio la riapertura di tutte le classi della scuola primaria; dal 18 gennaio tutte e tre le classi della secondaria di primo grado e dal lunedì 25 la secondaria di secondo grado. Nel Lazio si è tenuta ieri una riunione tra l'ufficio scolastico regionale e le associazioni di categoria di insegnanti e presidi per definire i dettagli del rientro riducendo ad esempio la durata delle ore di lezione ma l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato ha lanciato un appello al governo: «Con questi dati in crescita faccio un appello al governo a riflettere bene sulla riapertura delle scuole il 7 gennaio. Devono rimanere chiuse».

I dati infatti non lasciano speranze. L'indice di positività ieri era quasi al 18% e l'aumento dei contagi si è mantenuto basso soltanto perché sono stati effettuati pochi tamponi. Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano: «Con l'attuale circolazione del virus le scuole sono pericolose sia per quello che succede dentro sia per il traffico che innescano ma ha senso il tentativo di riaprirle parzialmente per valutare nel tempo gli effetti e eventualmente ricalibrarsi. Anche perché la scuola ha pari dignità rispetto ai servizi essenziali».

Appare sempre più isolata, quindi, la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina che prova a ribadire la sua posizione: «Arretrare sulla scuola, significa rinunciare a un pezzo significativo del nostro avvenire. Per questo non lo faremo», ha scritto nella lettera inviata a fine anno al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. I docenti sarebbero anche pronti a farsi vaccinare: l'80% lo farebbe subito, stando ad un sondaggio al quale hanno partecipato in totale 10.445 persone. Ma il mondo della scuola non èconsiderato fra le categorie con priorità, quindi docenti e bidelli verranno vaccinati probabilmente tra aprile e settembre. «Troppo tardi», secondo i sindacati. —


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