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Gli studenti italiani troppo ansiosi (e mammoni) Al computer mezz’ora in più di tutti gli altri

M olto ansiosi, tendenzialmente mammoni e connessi tutto il giorno, mezz’ora in più della media mondiale, e tanto da «sentirsi male se non c’è campo».

20/04/2017
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Corriere della sera

Gianna Fregonara e Orsola Riva

M olto ansiosi, tendenzialmente mammoni e connessi tutto il giorno, mezz’ora in più della media mondiale, e tanto da «sentirsi male se non c’è campo». Si descrivono così i quindicenni italiani rispondendo alle domande dell’ultimo test Ocse-Pisa 2015 che ha provato a misurarne il «benessere scolastico». A scuolala maggioranza ci va, se non proprio volentieri, almeno senza protestare: ma per uno studente su sette l’insoddisfazione è totale. Un dato che dovrebbe far riflettere sulle scelte della scuola superiore di ragazzi che arrivano in terza media senza sapere bene qual è per loro la migliore «carriera» scolastica. In Olanda e Finlandia gli insoddisfatti non superano il fisiologico cinque per cento. È tuttavia l’ansia da compito in classe (e da esame) a tormentare la stragrande maggioranza degli studenti italiani: quasi due su tre. Anche chi ha buoni voti ha paura dei test. I compiti poi — dunque l’esercizio e le ripetizioni — non migliorano lo stato d’animo degli studenti: anzi proprio coloro che sono più tartassati a scuola e a casa finiscono per essere più ansiosi al momento della prova. Le ragazze poi vivono malissimo: quattro su cinque si sentono sotto pressione. Sempre. E soprattutto senza che siano competitivi/e come succede invece nei sistemi anglosassoni o dell’Estremo Oriente. A sentire Francesco Avvisati che per l’Ocse si occupa della rilevazione e dell’Italia la causa è che «per i ragazzi il compito in classe non è, come dovrebbe, un momento fisiologico dell’apprendimento. Sentono il peso del giudizio». E infatti che cosa apprezzano di più dei loro prof? Di essere capiti e aiutati. Lo stesso chiedono ai genitori, dai quali si dicono tutti (96 per cento) seguiti con interesse. Due considerazioni che rendono i nostri studenti molto più «mammoni» dei loro coetanei. A meno che le risposte siano state condizionate da una più furba captatio benevolentiae, visto che il test si è svolto a scuola.