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Gli industriali: ora puntiamo sulla scuola

Gli italiani presentano un ritardo nell’istruzione e nelle competenze che il Paese, sottolinea Confindustria, non si può più permettere.

28/03/2014
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Corriere della sera

MILANO — Se è vero che la crisi si batte soprattutto con l’innovazione (ma non solo) e che alla base dell’innovazione c’è la conoscenza, allora le aziende non possono prescindere dal capitale umano e sociale qualificato. Ma l’istruzione non è fondamentale solo per l’impresa. Guardando l’altra faccia della medaglia, livelli di istruzione bassi sono associati a lavori poco qualificati con un basso reddito e con alto rischio disoccupazione. Insomma, c’è un legame tra il capitale umano e la distribuzione del reddito. La fotografia dell’Italia non è confortante, come evidenzia «Il capitale sociale e umano: la forza del Paese», il volume curato dal Centro studi di Confindustria che sarà presentato oggi pomeriggio dal direttore del centro Luca Paolazzi nel corso del convegno organizzato dall’Associazione degli industriali a Bari. Domani, dopo un intervento del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, le conclusioni saranno affidate al presidente Giorgio Squinzi. Dallo studio di Massimo Baldini su «Il cortocircuito di bassa istruzione e alta disuguaglianza» emerge che «nella trasmissione dei titoli di studio (e quindi dei redditi) tra generazioni il capitale culturale della famiglia di origine ha un’importanza preminente, ma anche la scarsità di reddito ha sicuramente un ruolo, che potrebbe crescere in questi anni di crisi». Gli italiani presentano un ritardo nell’istruzione e nelle competenze che il Paese, sottolinea Confindustria, non si può più permettere.
Fr. Bas.