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Giornale del Popolo (Svizzera) - Beppe Grillo e l'Italia delle impronte

Giornale del Popolo Edizione del 11/07/2002 Primo Piano Beppe Grillo e l'Italia delle impronte Testo di Beppe Grillo - Graffiante intervento del comico genovese in esclusiva per il nostro Gio...

13/07/2002
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Giornale del Popolo
Edizione del 11/07/2002

Primo Piano

Beppe Grillo e l'Italia delle impronte
Testo di Beppe Grillo - Graffiante intervento del comico genovese in esclusiva per il nostro Giornale

Chi sono gli invasori? Chi invade chi? Impronte digitali e impronte ecologiche. L'Italia vuole entrare nell'era digitale. Ma qualcuno deve pur dirlo a Bossi e al suo governo: l'era digitale è quella in cui in ogni cabina telefonica ci sono una tastiera, uno schermo e un collegamento e-mail, come avviene a Bellinzona o a Zurigo.

Non è quella dove a ogni lavoratore marocchino o canadese vengono prese le impronte digitali come a un delinquente, come si vorrebbe fare in Italia.
Certo, se a Zurigo dovessero prendere le impronte ai non elvetici, dovrebbero prenderle a un cittadino su tre, un'impresa impossibile perfino per gli svizzeri.
E così l'unica impronta delle migliaia di africani, arabi, turchi, balcanici, asiatici, sud e nordamericani che vivono a Zurigo è quella che essi lasciano sulla città: un luogo cosmopolita e tollerante, dove gli opuscoli del Comune sono scritti in sette lingue, dove si vedono facce, cibi e vestiti di tutti i colori e di tutti i continenti, dove lo straniero licenziato viene aiutato a trovare un nuovo lavoro e riceve per un certo tempo un sussidio di disoccupazione invece di essere messo sul primo aereo per il suo paese, confiscandogli i contributi pensionistici già pagati, come vorrebbe fare il governo italiano.

Nella stazione di Zurigo c'è una piccola modernissima chiesa per i viaggiatori; è gestita da protestanti e cattolici, ma dentro ci sono anche i tappetini per i musulmani e una freccia che indica - con precisione svizzera - la direzione della Mecca. Sembra di stare ad anni luce dall'Italia, il cui governo si regge su politici che vanno in piazza al grido di "polenta sì, cous-cous no" e che sono andati a versare urina di porco sul terreno comprato dalla comunità musulmana per costruire una moschea.
Mi piacerebbe vedere la faccia non solo del manovale albanese o peruviano ma anche del direttore d'orchestra israeliano - per esempio Zubin Metha -, dello scrittore statunitense - per esempio Gore Vidal - o dell'ingegnere canadese che, venendo a lavorare in Italia per qualche mese o qualche anno, troveranno un poliziotto magari con appena la terza media a prendergli le impronte digitali come si fa con i galeotti.
Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia delle decine di milioni di emigrati italiani di questo secolo se, appena arrivati all'estero, fossero stati accolti prendendo loro le impronte digitali. La maggior parte di loro erano laboriosi e industriosi, ma ci siamo dimenticati che l'Italia è stata per decenni anche un paese leader nell'esportazione della delinquenza, arrivando perfino a dominare con le famiglie siciliane di Cosa Nostra uno dei mercati criminali più competitivi, quello degli Stati Uniti?

E' curioso che a fare certe cose - come se avesse perso la memoria - sia proprio l'attuale governo italiano, la cui maggioranza è stata plebiscitata in un'unica regione, la Sicilia, con sessanta eletti su sessanta seggi parlamentari e il cui Presidente del Consiglio è stato piú volte definito un mafioso da Umberto Bossi, uno dei ministri piú importanti del gabinetto. Già, il gabinetto... deve essere stata questa parola ad avere ingannato il politico padano quando, sapendo di doverci entrare, promise di usare il tricolore come carta igienica.
Una promessa che il parlamento italiano, a larga maggioranza, ha deciso di considerare legittima e compatibile con la propria dignità, mostrando così a che livello sia scesa quest'ultima.
Dovremmo solo ringraziare il cielo che anche i migranti sembrano aver perso come noi la memoria della storia: invece di venire a regolare i conti di secoli di rapine, vengono in Europa per lavorare e pagano le nostre pensioni al posto dei figli che non facciamo. Eppure c'è chi riesce lo stesso ad odiarli.

Certo, anche tra i migranti ci sono fuorilegge e forse ne vengono in proporzione più in Italia che non in altri paesi. Ma perché meravigliarsi di questa forza di attrazione? L'Italia, una volta patria del diritto, è diventata la patria del rovescio: i fuorilegge vogliono scrivere le leggi, gli imputati vogliono giudicare i giudici. Stando al numero di fuorilegge o di imputati in Parlamento e nel governo, sembra che la capacità di infrangere le leggi sia una qualità che qui viene invidiata e premiata invece di essere punita.
Insomma, questa storia delle impronte digitali (la nuova legge le chiama "fotodattiloscopie") sta facendo fare una brutta figura all'Italia. Dopo decenni di crescita senza sviluppo e di consumismo senza cultura, il numero esorbitante di telefonini, automobili e metri cubi di cemento pro capite ci ha fatto dimenticare di quanto straccioni eravamo, di quanto ignoranti ancora siamo e di quante decine di milioni di italiani sono emigrati all'estero.
Siamo il paese che consuma di più e che si riproduce di meno, fra pochi anni avremo discariche strapiene e asili semivuoti. Eppure, con una percentuale di stranieri molto piú bassa di quella svizzera (due su dieci) o tedesca (uno su dieci), l'Italia (uno straniero ogni trenta italiani) si sta rinchiudendo in una psicosi da paese invaso.

Ma chi sono davvero gli invasori? Perché il governo italiano parla solo delle impronte digitali degli extracomunitari e non parla mai delle impronte ecologiche degli italiani? Cioè delle impronte che noi lasciamo in tutto il mondo per vivere come viviamo, ben al di sopra dei nostri mezzi ecologici?
L'impronta ecologica è un indicatore molto utile, l'ha inventata Mathis Wackernagel, uno scienziato svizzero che lavora a San Francisco presso l'istituto di ricerca "Redefining Progress" (http://www.rprogress.org/).

L'impronta ecologica è la quantita di territorio fertile necessaria per produrre le risorse e per assorbire i rifiuti e le emissioni collegati al livello dei consumi materiali di un popolo o di una persona. Comparando le loro diverse impronte ecologiche si può vedere quali nazioni consumano più natura globale di quella che hanno sotto i piedi e quali ne consumano di meno.
Mentre negli USA un cittadino dispone in media di sei ettari bioproduttivi, in realtà ne adopera dieci; un italiano ne ha uno e ne adopera quattro, un brasiliano ne ha quattro e ne adopera uno. Una parte degli ettari fertili brasiliani per esempio servono a produrre legnami, arance e caffè consumati dagli europei oppure ad assorbire nelle foreste una parte della CO2 prodotta dagli europei bruciando petrolio, gas e carbone.

Quindi, per sostenere il nostro livello di consumi materiali noi utilizziamo molto piú territorio di quello equivalente alla superficie fertile della penisola italiana, mentre gli abitanti di molti paesi più poveri ne utilizzano meno di quanto ne abbiano nei loro confini. Chi sono allora gli "invasori"?
Quegli abitanti dei paesi poveri che per via della loro miseria invadono le nostre terre con le loro braccia, venendo da noi a produrre? Oppure gli abitanti dei paesi ricchi che, per via della loro opulenza, profittano di una parte delle terre altrui per poter continuare a consumare al di sopra dei loro mezzi?