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Germania, il ritorno tra i banchi è già un problema. Due scuole di Berlino in quarantena

gni Land va per sé, manca ancora un piano operativo con linee-guida comuni. Mentre cresce il numero dei contagi: 1.445 nuovi infettati in 24 ore, è il record negativo dallo scorso primo maggio

14/08/2020
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il manifesto

Sebastiano Canetta

Contagi in crescita continua, due scuole già in quarantena, e gli insegnanti che pretendono misure concrete (ed efficaci) per poter svolgere le lezioni in sicurezza.

Questa volta, per la cancelliera Angela Merkel non sarà facile trovare la soluzione all’emergenza che neppure l’ineccepibile modello sanitario è riuscita a spegnere.

L’istituto Robert Koch (Rki), massima autorità nazionale sul Covid-19, ha spedito al ministro della Sanità, Jens Spahn, l’ultimo pesantissimo bollettino: 1.445 nuovi infettati in appena 24 ore segna il nuovo record dallo scorso primo maggio.

«Trend inquietante» ammette il ministro preoccupato, soprattutto, per le 7 scuole di Berlino che hanno già comunicato i primi positivi tra i propri studenti. Un allarme peggiore dell’economia che pure – nonostante la pioggia di miliardi pubblici – ci metterà in media 11 mesi e mezzo per riprendersi dalla crisi (dai 10 mesi per produzione e commercio all’anno e mezzo per la cultura) come ha certificato ieri lo studio dell’istituto di ricerca “Ifo”.

Come se non bastasse comincia a venire a galla il mega-flop dei test “rapidi” sbandierato dal governatore della Baviera, Markus Söder: il risultato di circa 44 mila tamponi non è stato ancora comunicato, di conseguenza 900 positivi non sanno di essere infetti. Un fallimento clamoroso che costa al premier cristiano-sociale le accuse dirette dell’opposizione al Parlamento di Monaco.

Tuttavia, il focus del governo centrale resta concentrato sulla scuola, regolata dalle norme imposte dai 16 Land che continuano a decidere, più o meno, a modo proprio.

Ieri pomeriggio l’Associazione per l’Istruzione e la Formazione (Vbe) ha incontrato Merkel nel suo ufficio in cancelleria con l’obiettivo di stabilire le linee-guida comuni per garantire lo standard minimo della sicurezza e assicurare il livello di insegnamento previsto dai programmi. Per ora non è stato elaborato un vero piano operativo; «l’incontro è servito solo allo scambio informale» sulla «sfida» dell’insegnamento nell’era del coronavirus, come precisa il portavoce del governo, Steffen Seibert.

Seduti intorno al tavolo nero di “Mutti”, Udo Beckmann, presidente del Vbe, la ministra federale dell’Istruzione, Anja Karliczeck (Cdu), più i ministri di Baviera, Mecleburgo-Pomerania, Assia, Amburgo, Schleswig-Holstein e Renania Palatinato, oltre alla segretaria Spd, Saskia Esken.

Per un summit tutt’altro che decisivo eppure fondamentale per provare a sciogliere i nodi che rischiano di bloccare, fin da subito, il nuovo anno scolastico. Nel quartiere berlinese di Treptow il liceo “Gerhart Hauptmann” è stato chiuso dopo il tampone positivo di tre insegnanti, mentre altri sei istituti della capitale hanno rilevato nuovi contagi nelle aule. Un’intera classe risulta ufficialmente in quarantena; in totale sono stati sottoposti al test 22 studenti e 76 insegnanti.

Ciò nonostante, ai professori è stato imposto di tornare dietro la cattedra. In Mecleburgo-Pomerania l’esonero dalla presenza fisica riguarderà solo l’1,5% del corpo docente (era 34% prima della pausa estiva), nel Saarland saranno poco più di uno su dieci, mentre in Bassa Sassonia e Baden-Württemberg le lezioni a distanza saranno consentite rispettivamente all’8 e 6% degli insegnanti.

A riguardo, spicca il caso dello Schleswig-Holstein: la ministra dell’Istruzione, Karin Prien (Cdu), finisce al centro delle polemiche per avere concesso il permesso di restare a casa solo a 100 docenti su 28 mila, nonostante molti abbiano presentato un certificato medico.

Allo stesso tempo emergono le criticità fotografate dalle ultime tabelle del Rki. I virologi tedeschi segnalano che più di un terzo degli infetti è asintomatico, il Covid-19 continua a colpire senza differenza di sesso (51% donne, 49% uomini) e a uccidere nel 4,2% dei casi. Oltre a “impestare” anche i bambini, come provano 6.449 positivi sotto i 10 anni e 12.377 tra i 10 e i 19.


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