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Genitori, prof e ragazzi uniti "A settembre ridateci la scuola"

Migliaia in piazza in 19 città per chiedere certezze sul ritorno in aula. Azzolina: "È una priorità per il governo" I nodi: le risorse e gli insegnanti per garantire a tutti la didattica in presenza. "Ma quella a distanza taglia fuori uno su tre"

24/05/2020
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la Repubblica

Jacopo Ricca

Sono i bambini. Anzi, sono le bambine a prendere la parola per chiedere: «Fateci tornare a scuola». Lo fanno nelle 19 piazze sparse per l’Italia e di nuovo piene dopo oltre tre mesi di divieto di manifestazioni. Migliaia di persone, oltre 5 mila, da Napoli a Milano unite dallo slogan "Priorità alla scuola".

A Torino c’è Laura, che a 8 anni spiega a tutta piazza Castello: «In classe siamo più contenti e impariamo meglio». Davanti a lei il cartello retto da un’insegnante recita: "Il computer non è una maestra". Un concetto confermato a Bologna da Julia, 10 anni e piglio da leader: «Ci dite sempre di non stare attaccati a uno schermo». La critica alla contraddizione che si nasconde dietro la didattica a distanza che le hanno imposto gli adulti è tutta qui. «Siamo in quinta elementare, vogliamo rivedere per l’ultima volta i nostri compagni e le maestre nella scuola dove abbiamo passato anni indimenticabili ». Lei incalza i "grandi" che la applaudono: «Abbiamo detto la nostra, ora tocca a voi agire». A Napoli un grande striscione suggerisce la soluzione: «Usciamo dagli sche(r)mi». Il coronavirus ha cambiato i giovani italiani che, ora che non possono, hanno scoperto la bellezza dell’andare a scuola.

Gli adulti denunciano che i bambini, 8 milioni nella fascia fino ai 14 anni, sono spariti dal dibattito politico. Il loro futuro, ma soprattutto il loro presente didattico, non è al centro dell’agenda e così alla fine gli studenti si prendono la scena da soli: «Ministra, ma perché non mi riaprite la scuola? Promettiamo di metterci le mascherine e comportarci bene », scandisce Niccolò nella lettera indirizzata alla ministra Lucia Azzolina. E lei, poco dopo, su Twitter si difende: «Condivido la necessità di quanti chiedono di tornare tra i banchi a settembre. È una priorità per il governo». Ma certezze su cosa accadrà non ci sono. La didattica a distanza è stata bocciata un po’ ovunque: «Il diritto all’istruzione è garantito dalla Costituzione, ma il 30 per cento dei bambini non è stato raggiunto », denuncia Sarah Malnerich, blogger e madre. Lei, insieme alla socia Francesca Fiore, ha creato il blog "Mamma di merda" e insieme portano avanti la battaglia per riaprire le scuole: «Ci hanno messo un mese solo per capire che avevano vietato la vendita della cartoleria — attacca Fiore — Ora chiediamo più fondi per il personale». Il nodo, sottolineato più volte dai sindacati, sono le risorse e gli insegnanti per garantire a tutti la didattica in presenza con le nuove regole. Sullo sfondo, ma non troppo, resta la questione precari: «Azzolina vuole un concorso nozionistico dopo che da anni copriamo i buchi in ogni scuola dimostrando quanto valiamo», dice una dei tanti insegnanti al fianco dei genitori. Il comitato "Priorità alla scuola"con la lettera inviata alla ministra ha superato le 85 mila firme.

In piazza Santissima Annunziata, a Firenze, dove si sono radunate più di mille persone, c’è una delle ideatrici: la filosofa del diritto all’Università di Padova, Costanza Margiotta. «Non possiamo aspettare ancora, le soluzioni vanno trovate ora», dice. Tra i firmatari c’è anche il giurista e teorico dei beni comuni, Ugo Mattei. È lui che anima la manifestazione torinese: «Il governo apra subito un tavolo di confronto su come a settembre si tornerà a fare lezione in presenza», e cita Gramsci. Una delle più gettonate frasi gramsciane, «istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza», campeggia sul grande striscione davanti ai bimbi. La stessa che si legge a Milano, dove la situazione del contagio è ancora elevata e nessuno ha manifestato, ma le parole del filosofo sono comparse sulle facciate di 100 scuole. Anche a Cagliari si cita il conterraneo illustre, ma si scende anche in piazza: «Moltissimi alunni non possono seguire le lezioni online, un 40 per cento, ed è una stima al ribasso, sono i ragazzi perduti in questi mesi — racconta Michela Caria, docente di lettere all’istituto alberghiero — In Sardegna siamo maglia nera per la dispersione scolastica, per questo è necessario riaprire le scuole».


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