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Fine dell'Esame di Stato. Laureati subito al lavoro

Il disegno di legge sul tavolo del MIUR rivolto anche a farmacisti e psicologi

13/10/2020
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Il Messaggero

La prima spinta alla riforma l'ha data, gioco forza, l'emergenza sanitaria. La necessità di avere rapidamente altri medici in corsia ad assistere i malati contagiati dal coronavirus, infatti, ha portato a quella norma del Cura Italia che, lo scorso marzo, ha consentito ai neo laureati di entrare direttamente nel sistema sanitario nazionale. Senza, cioé, il passaggio dall'esame di Stato. Presto, però, per altre categorie la laurea potrebbe coincidere automaticamente con l'abilitazione professionale: si tratta di odontoiatri, farmacisti, veterinari e psicologi.
Già dopo la fine del lockdown il ministro dell'Università, Gaetano Manfredi, aveva detto di stare «spingendo molto sull'idea della laurea abilitante» preannunciando l'intenzione di presentare un disegno di legge. Idea confermata recentemente il 23 settembre nel corso di un'audizione in commissione Cultura alla Camera.
Ora quel testo esiste e ieri è stato esaminato nel corso del pre-consiglio. Ma il responsabile del Miur punta a farlo arrivare sulla scrivania del Consiglio dei ministri entro la fine di ottobre. Lo considera un punto qualificante del suo ministro. «Bisogna dare valore alle professioni, in quanto facilitatrici dell'accesso al lavoro. Un aspetto che si inquadra in un discorso ben più ampio di una loro rivisitazione alla luce della necessità del Paese di essere sempre più competitivo nel campo dei servizi avanzati di cui i professionisti sono i principali operatori», diceva già a giugno.
Di fatto, non si tratta di eliminare l'esame di abilitazione professionale, dal momento che è previsto dalla Costituzione, ma di farlo appunto coincidere con l'esame di laurea. Questo vorrà dire che le commissioni dovranno essere integrate, laddove necessario, con rappresentati dell'ordine professionale coinvolto.
I PALETTIIl disegno di legge è fatto da cinque articoli. Come si legge nella relazione tecnica, l'obiettivo è quello di «attuare un intervento di semplificazione delle modalità di accesso all'esercizio delle professioni regolamentate, per consentire una più diretta, immediata ed efficace collocazione dei giovani nel mondo del lavoro». Una finalità che viene perseguita «sia attuando una ridefinizione dell'offerta formativa universitaria, che consenta di acquisire una preparazione maggiormente qualificata anche sotto il profilo tecnico-pratico, sia riconoscendo ai titoli accademici valore abilitante all'esercizio professionale».
La riforma dovrebbe procedere per gradi. Il primo step riguarda le suddette professioni sanitarie. Nel primo articolo, tra l'altro, vengono disciplinate «le caratteristiche del tirocinio pratico-valutativo, che si svolgerà durante i corsi di studio, divenendone parte integrante» e che «prevederà lo svolgimento di attività formative di natura professionalizzante, che saranno declinate dalle singole classi di laurea». Si precisa inoltre che «il tirocinio, inglobato nel corso di studi, sarà disciplinato, con riguardo alle modalità di svolgimento, valutazione e certificazione, dalle singole classi di laurea e dai regolamenti didattici di ateneo».
Il secondo step della riforma, invece, riguarda le lauree professionalizzanti nelle materie tecniche, istituite con decreto ad agosto, ossia geometra, agrotecnico, perito agrario e perito industriale i cui primi laureati, dunque, non si avranno prima di tre anni.
Ma se il ddl vedrà la luce, questo percorso potrebbe riguardare altri corsi di laurea. L'articolo quattro della legge, infatti, è una norma aperta che stabilisce un iter procedurale che potrebbe coinvolgere una platea molto più ampia. In questo caso, tuttavia, si prevede che «la procedura sia attivata su richiesta dei consigli o degli organi nazionali degli ordini o dei collegi professionali, o delle relative federazioni» e quindi non dal ministero. Sempre, però, che siano le stesse categorie a essere interessate a questa velocizzazione.
Nella relazione che accompagna il disegno di legge si sottolinea che si tratta di norme di «natura meramente ordinamentale» da cui dunque «non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». Anzi, al contrario, si determinerebbe »un alleggerimento degli oneri amministrativi» dovuto al venir meno dell'organizzazione, a livello nazionale, dell'attuale esame di Stato, che coinvolge diversi soggetti istituzionali, a cominciare dallo stesso ministero dell'Università.
Barbara Acquaviti


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