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Ferruccio Resta "L’università valorizzi le migliori differenze"

L’intervista/ Il presidente dei rettori

21/02/2020
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la Repubblica

Tiziana De Giorgio 

Guida il Politecnico da tre anni e ora avrà il compito di parlare a nome dei vertici di tutti gli atenei d’Italia. Hanno scelto di farsi rappresentare da Ferruccio Resta gli ottantadue membri che, da Nord a Sud, compongono la Crui, la Conferenza dei rettori che Resta stesso, da ingegnere, ama chiamare «l’infrastruttura della conoscenza». Dopo la nomina di Gaetano Manfredi come ministro dell’Università e della ricerca nel governo Conte era rimasta senza un presidente e ora è a Milano che trova il suo successore. Nuove risorse per adeguare gli stipendi di docenti e personale universitario, per il diritto allo studio, per aumentare l’attrattività degli atenei e per arginare la fuga dei cervelli: sono queste alcune delle priorità scandite da Resta nel suo discorso d’insediamento.

«Esistono urgenze — ha detto — che non possiamo più rimandare».

Rettore, le università italiane hanno scelto lei. Come vive questa nomina?

«Da un lato sento una responsabilità enorme. Parlare a nome degli atenei di tutto il Paese è un peso importante e un onore. Dall’altro sento un’emozione grandissima. La stessa di tre anni fa, quando sono stato eletto rettore del Politecnico».

Cosa ha visto in lei chi è a capo delle altre università, che idea si è fatto?

«Forse la disponibilità, ci sono colleghi che hanno iniziato da qualche mese e sono concentrati sulle politiche di rettorato dei propri atenei. Io sono a metà del mio mandato, da un anno e mezzo ero segretario della Crui, ho avuto modo di farmi conoscere. A volte c’è una componente di fortuna nella vita».

Una risposta molto modesta.

Non crede invece che i vertici delle altre università abbiano visto in lei la persona giusta per portare avanti quelle istanze, così condivise, che lei definisce "urgenze"?

«Il Paese ha bisogno di istituzioni. La conferenza dei rettori è quell’istituzione che a me piace chiamare l’infrastruttura della conoscenza, un’infrastruttura importante che lega le regioni da Nord a Sud. Le istituzioni devono sentire la responsabilità, fare analisi, discutere. E dopo un momento di sintesi bisogna fare proposte coraggiose, unite, che guardino lontano».

Ci spieghi meglio cosa intende dire.

«Che nelle mie parole da presidente non c’è il programma del professor Resta. Ma quelle di tutto un sistema. Il nostro mestiere ci ha insegnato che dobbiamo lavorare e investire per il futuro. E quella è la nostra direzione. Quando si parla di dedicare risorse alla formazione, alla ricerca, alla crescita di competenza e conoscenza parliamo di questo».

Da tempo ormai si parla di "sistema Milano". Un’alleanza vincente fra istituzioni, imprese e università. La Conferenza dei rettori ha scelto un rappresentate di questo sistema?

«Dobbiamo costruire alleanze come abbiamo fatto in Lombardia, ma in tutta Italia.

Non basta sedersi attorno ai tavoli. Bisogna creare progetti concreti e condivisi che leghino le realtà del territorio. Ed è chiaro che non c’è un progetto unico per tutti».

Cioè?

«Ogni realtà ha interessi diversi, esigenze diverse. Per questo mi viene da dire che faremo progetti scientifici che coinvolgano le migliori differenze».

II nuovo ministro dell’Università e della ricerca, che guidava l’università Federico II di Napoli, è un ingegnere. Il nuovo rappresentante dei rettori pure. Curioso, no?

Ride. «Il ministro Manfredi è una persona competente. Ed è stato uno dei primi segnali positivi che ribadisce l’importanza strategica dell’università per il Paese, in linea con la posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato della cultura e dei messaggi che i nostri atenei sanno dare come la risposta al momento di incertezze che stiamo attraversando».

Quindi un buon interlocutore per lei?

«Avere un interlocutore competente è la cosa più importante. Anche quando ci saranno posizioni differenti, la competenza è l’arma che permette una sintesi».