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Ex caserme e palestre per l’Election day Il Viminale cerca alternative alle scuole

Ma è difficile trovare una sede per tutti i 61 mila seggi elettorali

16/06/2020
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la Repubblica

Alessandra Ziniti

ROMA — Si potrebbe votare in alcuni edifici confiscati alle mafie e sarebbe pure suggestivo. O nelle ex caserme (perchè in quelle in uso è vietato). O in palestre e palazzetti dello sport o centri congressi. Comuni, ministero dell’Interno e della Difesa potrebbero mettere a disposizione tutti gli edifici pubblici (tali per legge devono essere) adeguati per provare a rispamiare più scuole possibili dallo stop forzato per l’Election day d’autunno, ma di certo non c’è modo di trovare una sede alternativa per i 61.500 seggi elettorali italiani che nella stragrande maggioranza ( 54.800) sono ospitati in edifici scolastici. Bene che vada si potrebbe arrivare ad una soluzione parziale e solo nelle grandi città. Il monitoraggio era stato avviato già da qualche giorno ma adesso che anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti spinge la richiesta di trovare sedi alternative per i seggi dell’Election day, che dovrebbe tenersi il 20 e 21 settembre, al Viminale si accelera sulla verifica della fattibilità della proposta. «Bisogna fare uno sforzo per collocare i seggi elettorali in luoghi separati dalle classi, in altri luoghi pubblici, concordandolo con sindaci e prefetture. Bisogna evitare di interrompere il ciclo scolastico», l’appello di Zingaretti. Che arriva a 24 ore dall’iniziativa della responsabile scuola del Pd Camilla Sgambato che aveva allargato il campo delle possibili alternative persino agli uffici postali, agli uffici in cui si lavora in smar working, ai gazebo.

I due viceministri all’Istruzione Anna Ascani e all’Interno Matteo Mauri sono già al lavoro per evitare che l’anno scolastico, la cui data di inizio è stata fissata per il 14 settembre, debbe subito fermarsi dopo meno di una settimana per consentire l’allestimento dei seggi nelle aule. «Le difficoltà non sono poche - spiega Mauri - su tutte quella di trovare un numero così elevato di strutture alternative diffuse sul territorio. In ogni quartiere c’è una scuola e la gente la devi far votare vicino casa. Devono essere luoghi appropriati e devi attrezzarli e tutto questo naturalmente ha un costo. E poi devi informare gli elettori che sulle loro schede hanno segnato numero della sezione e luogo. I tempi sono stretti. Quello che posso dire è che stiamo lavorando per verificare se ci sono le condizioni per un’operazione tecnica molto complessa. Proveremo a farlo ma di certo non potremo farlo per tutti i seggi. Nelle città più grandi si può trovare qualcosa ma nei piccoli centri è molto complicato che ci siano alternative ai seggi nelle scuole».

Votare fuori dalle scuole era la proposta avnzata da Forza Italia alla Camera come ordine del giorno al decreto elezioni, e la capogruppo Mariastella Gelmini polemizza: «Qualcuno dica a Conte che non è il Pd che ha suggerito di trovare altri locali da adibire a seggi elettorali ma che è una proposta di Forza Italia che il suo governo e la sua maggioranza hanno respinto con un voto contrario in Parlamento».

La data non è ancora ufficiale, il decreto legge approvato alla Camera non la indica, ma il 20 e 21 settembre è quella proposta dal governo per accorpare il voto per le Suppletive a Camera e Senato, per le Regionali e Comunali negli enti locali in scadenza al referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il provvedimento, approvato con 257 sì, 148 no e 3 astensioni dovrà essere convertito in legge entro venerdì pena la decadenza.


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